La statua di Satoshi Nakamoto a Lugano è stata vandalizzata per la seconda volta nella notte tra sabato e domenica 19 aprile. Questo nuovo attacco è avvenuto a meno di un anno dal primo incidente dell’agosto 2025, quando l'opera era stata sradicata e gettata nel lago Ceresio.
Dopo il primo restauro, che aveva integrato le ferite dell'acciaio con la tecnica giapponese del kintsugi, la statua era stata ricollocata nel Parco Ciani. Questa volta la scultura, realizzata e donata alla città dall'artista Valentina Picozzi e composta da 61 strati di lamelle metalliche è stata vandalizzata nel suo corpo centrale.
il collettivo Satoshigallery, fondato da Picozzi, ha così commentato l'accaduto: «Si può piegare l'acciaio, ma non il suo significato».
«Quello che è successo costituisce un danno d'immagine per la Città; è un brutto biglietto da visita a livello internazionale», ha dichiarato al Corriere del Ticino, il vicesindaco di Lugano e capodicastero cultura, sport ed eventi Roberto Badaracco. «È chiaro che quanto accaduto farà scalpore, anche perché si tratta della seconda volta che la statua di Satoshi Nakamoto viene vandalizzata. Come Città deploriamo quanto accaduto».
«Colpire qualsiasi opera d'arte significa impoverire la città. Le idee si discutono, si criticano, si contrastano apertamente; il vandalismo è autolesionista per tutti, per chi propone e per chi critica», ha dichiarato il direttore scientifico della Fondazione Plan ? Denis Roio. «Nel caso ripetuto contro la statua di Satoshi Nakamoto c’è un ulteriore impoverimento: quello di ridurre il suo significato a vessillo di una fazione. L'opera di Valentina Picozzi è importante per Lugano poiché ricorda ai giovani che il futuro non appartiene solo a chi detiene il potere ed usa la violenza, ma anche a chi sa immaginarlo e costruirlo con intelligenza, studio, immaginazione e coraggio. La Fondazione Plan ? ha come obiettivo mettere in atto le lezioni di Bitcoin come strumento di libertà, trasparenza, capacità di adattamento, autonomia, custodia di valore e difesa dalla censura. Per questo non ci limiteremo a difendere questa come ogni altra opera d’arte, ma lavoreremo affinché la città offra sempre più spazio a chi si riconosce in questi valori». (riproduzione riservata)