Bitcoin sotto 60.000 dollari: crolla del 16% in una settimana, svanisce l’effetto Trump
Bitcoin sotto 60.000 dollari: crolla del 16% in una settimana, svanisce l’effetto Trump
Il Bitcoin cade a a 59.101 dollari, minimo di ottobre 2024, il mese prima che gli elettori statunitensi dessero a Donald Trump un secondo mandato. Quattro i motivi principali alla base della caduta

di Francesca Gerosa 06/06/2026 13:50

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Il Bitcoin cade sotto la soglia psicologica di 60.000 dollari, il livello più basso da ottobre 2024, il mese prima che gli elettori statunitensi dessero a Donald Trump un secondo mandato. Il rapporto sull’occupazione di maggio migliore delle attese negli Stati Uniti (+172.000 posti di lavoro rispetto al mese precedente, mentre gli economisti si attendevano +80.000 con un tasso di disoccupazione stabile al 4,3%) ha rafforzato le aspettative di un rialzo dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve, pesando sul re delle criptovalute, già sotto pressione a causa dei deflussi da parte degli Etf. Ora i mercati prezzano almeno un rialzo dei tassi da parte della Fed entro la fine del 2026, secondo il FedWatch Tool del Cme.

Così il Bitcoin il 6 giugno arretra del 2% a 60.900 dollari (sesto giorno consecutivo di calo, la serie negativa più lunga da agosto 2025), ma nella notte a New York è crollato del 7% a 59.101 dollari, perdendo oltre il 16% in una settimana con il mondo delle crypto scosso dalla notizia che Strategy ha venduto per la prima volta dalla fine del 2022 2,5 milioni di dollari in bitcoin, una cifra irrisoria rispetto alla sua posizione complessiva valutata 62 miliardi. Quanto basta, però, per incrinare la fiducia del mercato nella storica posizione «non vendere mai i tuoi Bitcoin» del presidente della società software statunitense, Michael Saylor.

I deflussi degli Etf e degli investitori retail

Inoltre, gli Etf sul Bitcoin hanno registrato deflussi per 1,4 miliardi di dollari la scorsa settimana, la quarta consecutiva con uscite superiori a 1 miliardo. Di riflesso anche la seconda criptovaluta al mondo, Ether, scende del 6% a 1.562 dollari (-20% in una settimana, sul minimo degli ultimi 14 mesi). Mentre Xrp lascia sul terreno il 2,8% a 1,087 dollari (-15%).

La concorrenza dell'intelligenza artificiale

Il Bitcoin ha perso più della metà del suo valore da quando ha raggiunto il picco sopra i 126.000 dollari a ottobre del 2025 e ora viaggia sui minimi di ottobre del 2024. Le vendite da parte degli investitori istituzionali sono avvenute in un contesto di maggior avversione al rischio, alimentato soprattutto dall’incertezza sulla guerra tra Stati Uniti e Iran, ma anche a causa dell’interesse degli investitori verso le azioni legate all’intelligenza artificiale, in vista delle maxi ipo di SpaceX, OpenAI e Anthropic.

Oltre alle vendite degli istituzionali, anche gli investitori retail sembrano essere in gran parte cauti nei confronti del bitcoin. L’indice Coinbase premium di Coinglass, che misura il prezzo spot della valuta nel principale exchange statunitense rispetto alla media globale, ha mostrato che la criptovaluta è scambiata con un forte sconto.

Fine dell'effetto Trump

L’effetto Trump è ormai un lontano ricordo. L’amministrazione americana ha aiutato il settore delle criptovalute a ottenere molte delle vittorie che l’industria inseguiva da quasi un decennio: un presidente favorevole, autorità di regolamentazione meno ostili, accettazione istituzionale e un quadro legislativo che tratta sempre più gli asset digitali come una parte permanente del sistema finanziario. Tuttavia, invece di liberare una nuova ondata di domanda, questi traguardi sono coincisi con una delle più profonde correzioni del numero uno delle criptovalute degli ultimi anni.

Le preoccupazioni sull’inflazione, a causa del caro energia per la guerra in Iran, hanno favorito l’oro più del Bitcoin, indebolendo il suo ruolo di copertura contro l’inflazione. «Se l’oro compete con il dollaro Usa, allora il Bitcoin compete con la liquidità globale», ha detto a Bloomberg Dean Chen, analista dell’exchange crypto Bitunix. «Quando i mercati credono sempre più che tassi d’interesse più alti persisteranno più a lungo e che il costo del capitale resterà elevato, gli investitori riducono naturalmente l’allocazione ad asset che non generano rendimento». (riproduzione riservata)