Bitcoin scende sotto i 60.000 dollari, ora Strategy fa paura
Bitcoin scende sotto i 60.000 dollari, ora Strategy fa paura
Il titolo della società di Michael Saylor precipita sotto i 100 dollari. Crescono così i timori che debba ricorrere a una vendita forzata di Bitcoin

di Marcello Bussi 24/06/2026 20:00

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Bitcoin è sceso sotto i 60.000 dollari. Alle ore 20 veniva scambiato a 59.297 dollari, in calo del 4,8%. La spinta al ribasso è stata innescata dalla discesa del titolo Strategy (MSTR) sotto i 100 dollari, a 92,78 dollari (-10,6%). Nell’ultimo mese la società di Michael Saylor ha accumulato un ribasso del 42%. C’è il timore che Strategy debba ricorrere a una vendita forzata di Bitcoin.

I timori su Strategy

Per finanziare l'acquisto di Bitcoin, Strategy ha emesso massicciamente azioni privilegiate perpetue (STRC). Questo strumento garantisce un dividendo molto alto (attualmente all'11,50% annuo, pagato mensilmente). A causa delle continue emissioni, gli obblighi di pagamento della società sono quadruplicati in meno di sei mesi, passando da 300 milioni a 1,2 miliardi di dollari annuali. 


Inoltre Strategy non genera abbastanza flusso di cassa operativo per coprire 1,2 miliardi di dollari di cedole all'anno. Le sue riserve liquide in dollari sono scese del 38%, attestandosi a circa 1,1 miliardi di dollari, anche a causa di un riacquisto di obbligazioni convertibili da 1,5 miliardi effettuato a maggio. La "copertura del dividendo" (ovvero per quanto tempo la cassa attuale può pagare le cedole) è crollata da 7 anni a soli 14 mesi. 

Fino a quando il titolo STRC scambiava sopra il valore nominale (par value) di 100 dollari, Strategy poteva emettere e vendere continuamente nuove azioni sul mercato per raccogliere capitali freschi e comprare Bitcoin. Ora che STRC è crollato a 80 dollari, questo canale si è virtualmente bloccato perché emettere a forte sconto distruggerebbe il valore per gli azionisti ed è finanziariamente insostenibile.

A fine maggio, per la prima volta dal 2022, Strategy ha venduto 32 Bitcoin (circa 2,5 milioni di dollari) specificamente per coprire il pagamento dei dividendi di STRC. 

Anche se si è trattato di una cifra minuscola (lo 0,0038% del totale detenuto), la mossa ha scioccato i mercati perché ha infranto la promessa storica di Saylor, secondo cui l'azienda «non avrebbe mai venduto i propri Bitcoin». Questa erosione della credibilità ha spaventato gli investitori, trasformando STRC in un indicatore dello stress finanziario del gruppo. 


A peggiorare il deflusso di capitali è stata la mossa del concorrente Strive, che ha lanciato uno strumento rivale (SATA) introducendo un dividendo a pagamento giornaliero. SATA è riuscito a mantenersi vicino alla parità (sopra i 99$), drenando rapidamente gli investitori orientati al rendimento che prima acquistavano i prodotti di Strategy.


Poiché Strategy detiene quasi il 4% dell'offerta globale di Bitcoin, il crollo di STRC riflette i timori sistemici che l'azienda possa essere costretta a vendite coatte ben più massicce per far fronte ai propri debiti strutturali.

Binance fuori dall’Europa

In serata sono poi uscite altre due notizie quasi in contemporanea. La prima riguarda la più grande borsa ci criptovalute del mondo, Binance: a partire dal mercoledì 1° luglio non potrà più operare nell’Unione Europea. 

La società fondata da Changpeng Zhao, detto CZ, ha annunciato ufficialmente che ha  deciso «di ritirare la propria domanda di autorizzazione presentata alla Hellenic Capital Market Commission (Hcmc, cioè la Consob greca, ndr) in Grecia e di proseguire il percorso autorizzativo in un altro Stato membro dell’Unione Europea». «Siamo fiduciosi», ha aggiunto Binance, «di ottenere una licenza Mica nei prossimi mesi». Ma questo è solo un auspicio. L’unica cosa certa è che dal primo luglio non potrà più operare nell’Ue. Sarà interessante vedere quanti attuali utenti di Binance si sposteranno nei circa 250 Casp che hanno già ottenuto la licenza Mica.

La mossa di Trump

L’altra notizia che ha scosso il mercato riguarda la decisione improvvisa presa dal presidente Donald Trump di annullare la cerimonia di firma del 21st Century ROAD to Housing Act, il disegno di legge bipartisan sulla casa che conteneva il divieto alla Fed di dare vita al dollaro digitale (Cdbc) fino al 2030.

Trump ha infatti posto una condizione precisa: non firmerà il divieto sul dollaro digitale a meno che il Congresso non approvi prima il SAVE America Act, che prevede l'obbligo stringente di esibire un documento d'identità e la prova di cittadinanza statunitense per poter votare alle elezioni federali.

Il capo della Casa Bianca si può permettere questo braccio di ferro perché l'attività della Fed sul dollaro digitale è già congelata da un suo ordine esecutivo firmato a gennaio 2025 (Strengthening American Leadership in Digital Financial Technology). Di conseguenza, un ritardo nell'approvazione della legge non comporta un rischio immediato che la Fed crei una Cbdc. (riproduzione riservata)