Bitcoin al bivio: alle stalle o alle stelle?
Bitcoin al bivio: alle stalle o alle stelle?
Bitcoin scende sotto i 60.000 dollari mentre Strategy non è più l’acquirente di ultima istanza. Ma qualcosa potrebbe salvare la cripto dal declino: la piena entrata in vigore del regolamento Micar nell’Unione Europea

di di Marcello Bussi 03/07/2026 21:00

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Dopo aver messo un piede nel baratro, bitcoin è riuscito a risollevarsi sopra quota 60.000 dollari. In molti hanno tirato un sospiro di sollievo e qualcuno si è spinto a proclamare che ormai il mercato Orso è finito. Davvero troppo presto per dirlo.

Di certo, la mattina di giovedì 2 luglio, quando la criptovaluta è scesa sotto i 58.000 dollari per toccare un minimo a 57.750 è sembrato che ormai si fossero aperte le dighe, spianando così la strada a un crollo fino a 40.000 dollari. Pericolo al momento scampato, con il bitcoin che nella serata di venerdì 3 viaggiava intorno ai 62.000 dollari.

Negli ultimi giorni sono successe tre cose che rimarranno negli annali della criptovaluta: a partire da mercoledì primo luglio possono operare nei Paesi dell’Ue solo i Casp, ovvero i fornitori di servizi per cripto-attività autorizzati dalle Autorità nazionali competenti (in Italia Consob e Banca d’Italia) in quanto rispettano le regole Mica.

Chi non è riuscito a ottenere la licenza ha invece perso il diritto legale di offrire servizi finanziari o pubblicizzarsi nel territorio dell'Ue: la vittima più illustre è Binance, la più grande borsa di criptovalute del mondo, che intende presentare nei prossimi mesi una nuova domanda di licenza Mica in Francia. Ma poiché non esistono trader che restano mesi senza comprare o vendere asset è subito iniziato il loro esodo verso i Casp. È comunque ancora troppo presto per capire quali saranno i maggiori beneficiari dell'uscita di scena di Binance.

I guai di Strategy

Il terzo evento è stato il cambio di strategia di Strategy, la società di Michael Saylor che negli anni ha accumulato la bellezza di 847.363 bitcoin del valore di 52,5 miliardi di dollari seguendo il mantra «mai vendere i tuoi bitcoin». Per fare fronte al crollo del titolo, causato dai timori di una crisi di liquidità che avrebbe potuto costringere Strategy a vendite forzate di bitcoin, lo scorso 29 giugno il cda della società ha approvato la vendita potenziale di circa 20.800 bitcoin (il 2,5% del patrimonio totale) pari a un massimo di 1,5 miliardi di dollari.

Se i massimalisti del bitcoin hanno storto il naso, Wall Street ha invece approvato la mossa, tanto che giovedì 2 sul Nasdaq il titolo Strategy è tornato a quota 100 dollari, guadagnando il 20% nelle ultime cinque sedute. Analogo rialzo nello stesso periodo di tempo per Strc, l’azione privilegiata perpetua a tasso variabile di Strategy, che dovrebbe essere fissa a 100 dollari ma che era precipitata fino 71,25 dollari, toccati lo scorso 26 giugno, per poi risalire giovedì 2 a 87,87 dollari.

Molti analisti pensano che per un po' di tempo Strategy si asterrà dal comprare bitcoin. Cosa che potrebbe avere un influsso negativo sulle quotazioni della criptovaluta, visto che Saylor è stato finora una sorta di acquirente di ultima istanza («Se non ci fosse Michael fino a dove precipiterebbe il bitcoin?», si leggeva fino alla scorsa settimana sulle chat dei cryptomaniac).

Il parere di Hougan

Ma secondo Matt Hougan, il cio del colosso dei fondi cripto Bitwise, la principale fonte di domanda e stabilità per il bitcoin non sarà più una singola azienda come Strategy. Il testimone passerà definitivamente ai grandi investitori istituzionali regolamentati, come fondi sovrani, fondi pensione e fondazioni, banche commerciali e grandi gestori patrimoniali globali.

Secondo Hougan «ci sono segnali che indicano che questo stia già accadendo: Morgan Stanley ha recentemente lanciato Etf proprietari su bitcoin, Wells Fargo sta includendo bitcoin nei portafogli modello e così via. L'anno scorso, il Texas è diventato il primo stato degli Stati Uniti a finanziare una riserva strategica di bitcoin. Diversi fondi sovrani e banche sovrane detengono già bitcoin o hanno annunciato programmi di studio. E sebbene gli Etf su bitcoin abbiano registrato deflussi nel 2026, hanno attratto oltre 50 miliardi di dollari dal loro lancio nel 2024 e sono ora approvati sulla maggior parte delle principali piattaforme di consulenza finanziaria».

Da buon americano, Hougan tende a snobbare l’Europa. Ma non bisogna sottovalutare l’impatto positivo che potrebbe avere sui mercati cripto la piena attuazione della Mica.

L’ottimismo di Serra

Come ha sottolineato Luciano Serra, country manager per l’Italia di Boerse Stuttgart Digital, «per la prima volta un intero continente gestirà il mercato delle criptovalute nell’ambito di un unico quadro normativo che comprende le licenze, la custodia, la tutela dei consumatori e la gestione del mercato. Nessun’altra giurisdizione al mondo ha raggiunto questo traguardo: mentre gli Stati Uniti rimangono impantanati nel dibattito sui fondamentali e l’Asia resta frammentata, l’Europa, spesso dipinta come lenta nell’innovazione, avrà istituito la normativa più coerente al mondo in materia di cripto-asset». Chissà se ne saprà approfittare. (riproduzione riservata)