Il venture capital italiano, reduce da un 2025 con 1,7 miliardi di euro di investimenti in 436 round (dati di Italian Tech Alliance), è al bivio: da una parte stanno nascendo realtà leader a livello globale, come Bending Spoons. Dall’altra però «rimaniamo fanalini di coda in termini di rapporto tra investimenti e pil. L’Italia investe 1,7 miliardi, Germania e Francia sono sopra i 7 miliardi, il Regno Unito oltre 21».
Chi parla è Davide Turco, managing director di Indaco Venture Partners sgr e presidente di Italian Tech Alliance (Ita). «Oltre a Bending, lo scorso anno abbiamo visto un momento molto interessante anche per il biotech, dove stanno arrivando capitali rilevanti anche dall’estero. Tra i primi cinque round equity abbiamo visto sia Aavantgarde sia Nanophoria», che hanno raccolto rispettivamente 122 e 83,5 milioni.
Un altro tema è quello dell’intelligenza artificiale. «In Italia, in particolare, si cerca di fare AI applicata ai processi aziendali. Qui il Paese può giocare da protagonista visto il gran numero di pmi ancora poco digitalizzate». C’è poi il verticale del deep tech. «Lo scorso anno come Indaco abbiamo fatto un deal importante con Camgraphic-2DPhotonic, che sviluppa ricetrasmettitori di nuova generazione che abbinano fotonica e grafene», afferma Turco.
Quali startup potrebbero ancora far parlare di sé nei prossimi mesi? Turco invita a considerare la cybersecurity, «con il round di Exein (100 milioni, ndr), e la space technology con il maxi-round su D-Orbit da 110 milioni». Il deep tech europeo, aggiunge il presidente di Ita, «ha bisogno di tempi un po’ più lunghi: le opportunità di secondario, come è successo appunto con D-Orbit, sono significative».
Attenzione anche alle opportunità offerte dalle pressioni sull’energia. «La transizione green ha perso un po’ centralità rispetto al passato, in Italia restano però realtà molto interessanti come Energy Dome e Newcleo, che possono beneficiare anche delle pressioni sui prezzi dell’energia».
A livello normativo, Turco è ottimista per via della legge Concorrenza approvata a fine 2024 «che subordina alcune esenzioni fiscali a casse e fondi pensione all’investimento di una piccola parte del patrimonio in fondi di venture. Nel 2025 abbiamo visto ancora solo in parte l’impatto di questa novità». Un tema negativo invece «è che il credito d’imposta per investimenti in startup e pmi innovative è scaduto a fine 2025: come associazione stiamo premendo affinché il governo ottenga a livello europeo la proroga, che mobiliterebbe di nuovo i business angel». (riproduzione riservata)