Le imminenti dimissioni di Stefano Antonio Donnarumma dalla guida del Gruppo Fs aprono il fronte del rimescolamento nella governance del colosso ferroviario. Facendo intravedere, tra le pieghe della scelta, anche il ruolo che la componente politica ricopre dentro il gruppo.
Se è vero che le Ferrovie non possono andare avanti senza una guida, considerando i numerosi cantieri da realizzare e i lavori alle reti già programmati in estate, dall’altra parte la nomina del successore potrebbe rappresentare una importante occasione per la Lega di mantenere un presidio in Fs senza passare per l’incognita elezioni.
Anche per questo motivo, secondo quanto appreso da MF-Milano Finanza, sia il Mef guidato da Giancarlo Giorgetti che il Mit di Matteo Salvini, puntano ad un rapido rinnovo del consiglio di amministrazione nel più breve tempo possibile, probabilmente senza andare oltre la prima decade di luglio.
Il board ha come scadenza naturale l’approvazione del bilancio 2026 e la sua rielezione, nel 2027 appare troppo lontana per affrontare le tante emergenze. Da qui l’esigenza di una rielezione lampo che permetterebbe due obiettivi: rinsaldare la governance per i prossimi tre anni, oltre il voto delle politiche, e dare alle Ferrovie un vertice subito operativo in un’estate che si preannuncia molto calda.
In Fs, così come nei due ministeri di riferimento, sarebbe già stato individuato il manager che salirà sulla tolda di comando, ovvero Gianpiero Strisciuglio, attuale amministratore delegato di Trenitalia e prima ancora di Rfi. Un manager preparato e stimato che conosce bene la materia e l’azienda, la cui nomina confermerebbe quindi la voglia di proseguire in continuità manageriale. È comunque possibile che per sbloccare la successione servirà avere chiari gli esiti dell’inchiesta sull’incidente di Brandizzo.
Ciò detto, se dovessero essere confermate le indiscrezioni, l’avanzamento di Strisciuglio aprirebbe poi un tema di successione anche in Trenitalia, così come in Rfi, il cui cda è in scadenza a breve. Per Trenitalia circolano i nomi di Sabrina De Filippis, ad e dg di Fs Logistix, e di Matteo Colamussi, numero uno di Fs Sistemi Urbani. Sullo sfondo ci sarebbe poi la guida di Rfi, al momento ricoperta da Aldo Isi, manager caldeggiato per un ruolo di vertice all’interno di un importante operatore infrastrutturale. Se dovesse andar via o non essere riconfermato, potrebbe subentrargli Dario Lo Bosco, ora alla guida di Italferr.
Per Strisciuglio, va detto, l’onore della promozione si accompagnerà inevitabilmente all’onere di gestire una situazione molto delicata per Fs, dal tema dei cantieri e del reperimento delle risorse per implementare gli investimenti, passando per quello dei ritardi, fino anche al dover decidere il destino della pipeline di acquisizioni, che pare abbiano pesato nei rapporti tra gli azionisti e Donnarumma.
Sul fronte dei cantieri bisogna ricordare come in ballo vi sia la prosecuzione dei lavori del Pnrr, per 25 miliardi in tutto, che hanno permesso la messa a terra di numerosi cantieri ma che necessitano ora di rifinanziamento da parte dello stato e dell'azionista Tesoro (proprietario delle Fs al 100%). Al momento risultano spesi 20 miliardi e tutto ciò che non sarà concluso entro fine mese potrebbe dover essere pagato dallo Stato, col rischio di perdere i fondi europei, anche se nelle pieghe di bilancio sarebbe spuntato un altro miliardo da poter utilizzare.
Dall’altra parte non sempre si sono visti gli effetti dei lavori, con guasti continui continui che provocano effetti a catena sulla circolazione. Il demerito, secondo alcuni osservatori, dipende dalla scelta (che non è manageriale ma del ministero) di destinare molte risorse del Pnrr per acquistare nuovi treni piuttosto che sistemare i problemi strutturali di una rete oggettivamente vecchia e satura.
E che si saturerà ancor di più con l’arrivo della francese Sncf come terzo operatore sulle linee dell’alta velocità. In verità, però, di lavori sulla rete ce ne sono, ma procedono a rilento. La Corte dei conti, pochi giorni fa, ha segnalato come «a ridosso della scadenza del Pnrr, i progetti conclusi sono poco più di un terzo del totale (36,7%)». Ed effettivamente vi sarebbero oltre 1.200 cantieri ancora aperti che potranno rivelarsi problematici per i tanti italiani che si sposteranno per le vacanze nei prossimi mesi.
Addirittura, come riportano alcune testate, importanti tratte come la Milano-Venezia e il nodo di Firenze saranno ferme tra luglio e agosto per lavori. Tra le polemiche, però, i dati ufficiali evidenziano come i treni dell’Alta Velocità arrivati in orario siano saliti dal 74,1% del 2024 al 76,6% del 2025, mentre i regionali sono passati dall’88,9% al 90,1%.
Come detto, il nuovo ad dovrà poi decidere come gestire il piano – inserito nel business plan – di rafforzamento dell’integrazione verticale di Fs con l’obiettivo anche di ampliarne la presenza internazionale. Alcune acquisizioni, come quella della casertana Firema (progettazione, costruzione e manutenzione di materiale rotabile) o come quella del ramo ferroviario di Pizzarotti, non sono state ben accolte da una parte della maggioranza di governo.
Sullo sfondo ci sono poi la partnership con il fondo Certares per l’espansione europea, così come il piano di scorporo della rete ferroviaria (mantenendo il controllo pubblico) con l’apertura di capitale a soci privati per raccogliere nuove risorse una volta esaurita la spinta del Pnrr. (riproduzione riservata)