Non più solo pubblicità, servizi e cloud. I conti delle big tech ormai beneficiano dei generosi contributi delle società partecipate. Le quote che Google, Amazon, Nvidia e Microsoft detengono di OpenAI, SpaceX e Anthropic, iscritte a bilancio di solito sotto la voce «Altri proventi», hanno così aggiunto circa 160 miliardi di dollari di profitti extra alle quattro big nell’ultima tornata di trimestrali, secondo i calcoli del Financial Times.
Questa cifra è frutto del forte aumento di valore di OpenAI, Anthropic e SpaceX. Le prime due sono ancora private, ma le loro valutazioni sono salite rispettivamente a 852 e 965 miliardi di dollari. Il gruppo di Elon Musk invece si è quotato in borsa con una capitalizzazione iniziale di circa 1.750 miliardi.
Nel caso di Alphabet (Google), che ha investito in SpaceX e Anthropic, gli «altri proventi» sono più che raddoppiati, arrivando a 97,9 miliardi nei tre mesi terminati il 30 giugno, e contribuendo all’utile trimestrale più alto della storia del gruppo: 112 miliardi (+298%). Per Amazon, a sua volta socia di Anthropic, l’utile è balzato a 62,6 miliardi (+246%) grazie al valore, più che triplicato, della voce «altri proventi», pari a 53,4 miliardi. Nvidia inoltre ha dichiarato di possedere quasi 123 milioni di azioni SpaceX e ha registrato 7,7 miliardi di «altri proventi» nel trimestre terminato a luglio.
Questi guadagni sollevano alcuni «interrogativi sulla qualità degli utili», come sottolinea Manish Kabra, responsabile della strategia azionaria statunitense presso Société Générale, al Financial Times. Il problema, rilevato anche da altri analisti, è che non si tratta di nuovi profitti stabili, ma soprattutto di rivalutazioni a cui non corrisponde un aumento analogo del flusso di cassa.
C’è poi un tema di circolarità, sostenibilità degli investimenti e debiti fuori bilancio. «CreditSights stima che le cinque maggiori aziende tecnologiche statunitensi che investono nell’AI, i cosiddetti hyperscaler (Amazon, Microsoft, Alphabet, Meta e Oracle), siano sulla buona strada per spendere quest’anno circa 600 miliardi di dollari in infrastrutture, la maggior parte delle quali legate all’AI», osserva Luke Hickmore, investment director Fixed income di Aberdeen Investments.
Per spese di questa dimensione non basta la cassa, perciò le big tech si sono precipitate a emettere bond. «Secondo S&P Global Market Intelligence l’emissione di debito legato ai data center è quasi raddoppiata, raggiungendo circa 180 miliardi nel 2025. I soli hyperscaler hanno venduto 121 miliardi di dollari di obbligazioni, più di quattro volte la media quinquennale. Alphabet (Google) ha persino emesso un’obbligazione in sterline con scadenza a 100 anni, evento piuttosto raro», aggiunge l’esperto. E molto di questo debito non è ancora visibile, dal momento che - sfruttando le regole contabili che lo consentono - le big tech ne tengono la maggior parte fuori bilancio. (riproduzione riservata)