Big tech, la stagione delle trimestrali è parita. Chi batterà le attese e chi deluderà? I consigli degli esperti
Big tech, la stagione delle trimestrali è parita. Chi batterà le attese e chi deluderà? I consigli degli esperti

di di Ester Corvi  26/07/2026 10:00

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Le trimestrali delle big tech Usa sono un appuntamento imperdibile per gli investitori. I giudizi degli analisti sui loro conti, superiori o inferiori alle attese, condizionano il sentiment dei mercati e di conseguenza le performance borsistiche del settore tecnologico. Ma non solo: dato il forte peso di questo comparto sugli indici di Wall Street, ne determinano l’andamento. Basti pensare che l’incidenza delle Magnifiche sette (Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla) è attualmente del 32,5% sulla capitalizzazione di mercato dell’S&P 500. Si tratta di un dato leggermente inferiore al 34,5% registrato a metà del 2025, ma questa concentrazione non tiene conto di altre società che sono entrate a far parte del club delle maket cap da mille miliardi, come Broadcom (più grande di Tesla e Meta) e Micron.

I titoli sotto la lente

Gli apripista fra i titoli tecnologici sono stati Alphabet e Tesla che hanno pubblicato le loro trimestrali il 22 luglio a mercati chiusi. Entrambi hanno annunciato un aumento della spesa per investire nell'intelligenza artificiale, che è stata accolta con preoccupazione dal mercato, tanto che Google (la società più importante della holding Alphabet) nella seduta del 23 luglio è scesa a Wall Street del 6,8% pur mantenendo una performance decisamente positiva a un anno (+67%). mentre la società di auto elettriche, robotica e high-tech di Elon Musk ha lasciato sul terreno il 14,5% con una variazione a 12 mesi che resta negativa (-4%). Nel caso di Tesla gli analisti hanno puntato il dito sul fatto che continua a bruciare liquidità. Il secondo trimestre si è chiuso infatti con un cash flow negativo per 1,1 miliardi di dollari, il primo dato sotto zero da oltre due anni. Deludenti anche i profitti, con utili per azione di 0,33 dollari contro gli 0,50 attesi.

Per quanto riguarda invece Alphabet, alcuni investimenti stanno iniziando a dare i loro frutti, con un aumento dell'82% su base annua dei ricavi derivanti dal cloud nel trimestre, ma anche questo dato non è bastato per convincere il mercato. Da parte loro gli analisti, in base alle raccomandazioni raccolte da The Wall Street Journal, sono in maggioranza positivi su Alphabet, con una prevalenza di rating buy, mentre nel caso di Tesla sono più cauti, visto che dominano i giudizi hold. Guardando in dettaglio, Mark Shmulik di Benstein ha ribadito sulla società guidata da Sundar Pichai il rating neutrale (market perform) con un prezzo obiettivo di 385 dollari, contro una quotazione attuale intorno a 320 dollari. A suo parere infatti «Google deve difendere la ricerca, competere all'avanguardia e conquistare le aziende nel cloud basato sull'intelligenza artificiale. Un compito tutt'altro che facile».

La questione della competitività riguarda, in misura differente, gli altri big pronti a rilasciare i conti la prossima settimana: Meta e Microsoft il 29, Amazon e Apple il 30, mentre per Nvidia si dovrà aspettare il 26 agosto.

Chi stupirà in positivo e chi no

Visto che i mercati azionari si muovono in base alla aspettative, fra le big tech che pubblicheranno a breve i risultati chi potrà stupire in positivo? Secondo Quirien Lemey, senior fund manager di Decalia «se Microsoft riuscirà a dimostrare chiari progressi nel settore del software e a mantenere le promesse relative al proprio business nel cloud, ha il maggiore potenziale di rialzo, dato che è la grande azienda tecnologica con la valutazione più bassa (esclusa Meta) e quella che ha registrato la performance più deludente». Da gennaio il titolo ha infatti perso il 21% e a 12 mesi il 25%. Per Dimitri Kallianiotis, technology investment specialist di Ubp: «I titoli del comparto semiconduttori e hardware sono i meglio posizionati per beneficiare dell'aumento della spesa nei data center per l'AI».

Fin qui le attese favorevoli, ma quali titoli potranno al contrario deludere il mercato? «Probabilmente chi ha più da perdere è Apple (+18% da gennaio, +50% a 12 mesi), dato che è il titolo con la migliore performance ed è anche il più costoso del gruppo. Detto questo, Apple è vista come un’alternativa agli investimenti in AI, poiché è l’unica ad aver evitato di aumentare massicciamente le proprie spese in conto capitale, sacrificando così il proprio flusso di cassa libero», dice il money manager di Decalia. Il gestore di Ubp sottolinea invece che «i titoli dei servizi It e del software rimangono i più a rischio a causa della disruption legata all'AI (pensiamo ad esempio al profit warning di Ibm o al taglio della guidance sui ricavi da parte di Infosys). Anche gli hyperscaler (Meta, Amazon, Microsoft) potrebbero deludere, in particolare se dovessero continuare a ricorrere ad aumenti di capitale per finanziare i propri investimenti nell'AI, con un conseguente effetto diluitivo per gli azionisti».

Non bisogna però dimenticare il tema dei fondamentali, messo in evidenza da Dom Rizzo, portfolio manager di T. Rowe Price, che spiega: «La crescita di un settore, da sola, non garantisce rendimenti per gli azionisti, soprattutto se la capacità produttiva aumenta troppo rapidamente, il potere di determinazione dei prezzi si indebolisce o l'intensità di capitale continua a crescere». Data la crescente differenziazione nel software, le applicazioni facilmente replicabili potrebbero subire una pressione competitiva maggiore. Con la maturazione del ciclo dell'AI, pensa quindi che «la capacità di creare valore in modo duraturo, il miglioramento dei rendimenti sul capitale investito e le valutazioni non eccessive diventeranno i fattori più importanti» rispetto a una semplice esposizione al tema dell’AI. Che vinca quindi il migliore. (riproduzione riservata)