Big Tech, il debito per l'AI diventa un rischio per tutto il mercato
Big Tech, il debito per l'AI diventa un rischio per tutto il mercato
Gli investitori iniziano a dubitare dei maxi investimenti nell'AI. Gli spread dei bond si allargano, le ultime emissioni trovano una domanda più debole e cresce il timore che il boom del debito possa contagiare l'intero segmento investment grade

di Elena Dal Maso 25/07/2026 15:00

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La corsa all'intelligenza artificiale sta cambiando non solo Wall Street, ma anche il mercato obbligazionario. A preoccupare gli investitori non è tanto la qualità creditizia dei colossi tecnologici, quanto la crescente concentrazione del debito emesso da pochi grandi gruppi per finanziare data center, chip e infrastrutture destinate all'AI.

Secondo un'analisi di Barclays, i sei principali gruppi tecnologici statunitensi rappresentano ormai l'8,6% del Duration Times Spread (Dts) dell'indice Bloomberg US Corporate Bond Investment Grade, superando il 7,3% detenuto dalle sei maggiori banche americane, tradizionalmente il segmento con il maggiore peso sul mercato del credito.

Il Dts è una misura che combina il rischio di credito con la sensibilità ai tassi d'interesse e rappresenta uno degli indicatori utilizzati dai gestori per valutare il contributo di un'emissione al rischio complessivo di un portafoglio obbligazionario. Il fenomeno è alimentato dagli investimenti record nell'intelligenza artificiale.

Scadenze di oltre 10 anni

Alphabet ha appena rivisto al rialzo le stime di spesa in conto capitale per il 2026, alimentando le aspettative di nuove emissioni obbligazionarie. Nei prossimi giorni anche Meta Platforms, Microsoft e Amazon aggiorneranno il mercato sui rispettivi piani di investimento, mentre è attesa un'emissione da circa 12,3 miliardi di dollari legata a un campus di data center di Meta a El Paso, in Texas, finanziata attraverso BlackRock.

Nonostante il crescente peso sul rischio di mercato, gli hyperscaler – tra cui Alphabet, Amazon, Meta, Oracle e SpaceX – rappresentano ancora  il 4% del valore nominale del debito investment grade in circolazione, comprese le emissioni private Rule 144A (consentono alle società di raccogliere capitali senza effettuare una registrazione pubblica presso la Sec (la Consob americana), a patto che i titoli siano venduti esclusivamente a investitori istituzionali. Le maggiori banche pesano invece circa il 9% del mercato. Il motivo della loro maggiore incidenza sul rischio è che tendono a emettere obbligazioni con scadenze molto più lunghe.

Il rischio di concentrazione

Secondo Bank of America, negli ultimi dodici mesi il 43% delle emissioni degli hyperscaler ha riguardato bond con scadenza superiore ai dieci anni, contro il 24% delle emissioni legate a operazioni di M&A e il 23% delle altre emissioni corporate non finanziarie. Una durata più elevata rende infatti i titoli più sensibili ai movimenti dei tassi e all'allargamento degli spread.

Il nodo, secondo gli operatori, non riguarda il rischio di insolvenza. «Il rischio maggiore non è la qualità del credito, ma la concentrazione», spiega John Fekete di Crescent Capital. Se gli investitori iniziassero a mettere in dubbio la redditività degli enormi investimenti nell'AI, la conseguente revisione dei prezzi potrebbe propagarsi all'intero mercato obbligazionario.

I primi segnali di cautela

I primi segnali di cautela stanno già emergendo. Dopo che Alphabet ha indicato investimenti fino a 205 miliardi di dollari, il titolo ha perso terreno e gli spread delle obbligazioni tecnologiche si sono allargati. Secondo Bloomberg, gli spread dei bond investment grade del settore tecnologico sono saliti a circa 89 punti base il 23 luglio, rispetto ai circa 76 punti base di inizio anno. Parallelamente è aumentato anche il ricorso ai credit default swap da parte di investitori e dealer per coprire il rischio.

Anche il mercato primario mostra qualche segnale di affaticamento. L'emissione obbligazionaria da 25 miliardi di dollari collocata da Amazon all'inizio del mese ha ricevuto un'accoglienza meno calorosa rispetto al passato, mentre i bond collocati da SpaceX a giugno hanno rapidamente perso valore sul mercato secondario, un andamento che diversi operatori hanno definito insolito.

Secondo Daniel Belton, gestore obbligazionario di Aegon Asset Management, il continuo afflusso di nuove emissioni AI con spread superiori alla media dell'indice rischia di esercitare ulteriori pressioni sull'intero mercato investment grade.

Barclays stima che nel 2026 gli hyperscaler collocheranno a livello globale 285 miliardi di dollari di obbligazioni investment grade. Un dato che, secondo la banca, ricorda la concentrazione azionaria delle cosiddette Magnifiche Sette nello scorso decennio. La differenza è che allora il peso crescente derivava dall'aumento delle valutazioni di borsa, mentre oggi nasce dall'accumulo di debito necessario a finanziare la corsa all'intelligenza artificiale.

Per i gestori il rischio non è tanto che i colossi tecnologici perdano il merito di credito, quanto che il mercato finisca per dipendere sempre di più dalle decisioni di investimento di un numero ristretto di emittenti. Se gli investitori dovessero iniziare a dubitare dei ritorni economici dei maxi piani sull'AI, l'allargamento degli spread potrebbe estendersi ben oltre il settore tecnologico, coinvolgendo l'intero mercato delle obbligazioni societarie investment grade statunitensi.(riproduzione riservata)