Biennale dell’Economia Cooperativa: un Manifesto per il futuro
Biennale dell’Economia Cooperativa: un Manifesto per il futuro
Legacoop celebra 140 anni con una visione per il futuro: unire innovazione e partecipazione per superare disuguaglianze e promuovere una crescita condivisa, mettendo le persone al centro dello sviluppo

di Simone Gamberini* 08/10/2026 19:40

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L’Italia ha bisogno di tornare a crescere. Ma la crescita, da sola, non basta. La vera sfida è costruire una prosperità condivisa, capace di generare opportunità per le persone, sviluppo per i territori e investimenti per il futuro. Quando la ricchezza viene distribuita in modo più equilibrato, aumenta anche la capacità di creare nuova ricchezza. È da qui che occorre partire: da un modello di sviluppo che unisca dinamismo economico e coesione sociale.

È da questa convinzione che nasce la Biennale dell’Economia Cooperativa che Legacoop promuove a Milano il 9 e 10 ottobre (presso The Mall, in piazza Lina Bo Bardi), nell’anno in cui celebriamo i nostri 140 anni.

Non vogliamo però utilizzare questo anniversario per guardare indietro. Vogliamo provare a capire quale contributo la cooperazione possa offrire all’Italia dei prossimi vent’anni.

La nostra tesi è semplice: una parte dei problemi strutturali dell’economia italiana non può essere affrontata affidandosi esclusivamente alla capacità del mercato di produrre risultati nel breve periodo.

Pensiamo alla casa, alla sanità, alla transizione energetica, alla trasformazione digitale, alla tenuta delle filiere produttive e dei territori. Sono ambiti molto diversi, ma hanno un elemento in comune: richiedono investimenti con orizzonti temporali lunghi e una capacità di tenere insieme rendimento economico e valore sociale.

La funzione delle cooperative

Qui il modello cooperativo può svolgere una funzione importante. Le cooperative hanno una caratteristica economica spesso sottovalutata: una parte significativa del valore prodotto viene reinvestita nell’impresa. Le riserve indivisibili, la mutualità e la continuità intergenerazionale favoriscono una logica di accumulazione orientata al lungo periodo. È una forma di capitale paziente che può diventare particolarmente preziosa in una fase nella quale l’economia tende invece a premiare velocità e rendimento immediato.

C’è poi una seconda questione. La crescita italiana continua a essere frenata da divari profondi: territoriali, generazionali, dimensionali. Una politica industriale moderna non può limitarsi a scegliere alcuni settori strategici. Deve costruire ecosistemi nei quali imprese, lavoro, competenze, credito e comunità riescano a produrre valore insieme.

La cooperazione può contribuire proprio perché tende a mantenere sul territorio una parte importante del valore che genera. Può aggregare piccole imprese, organizzare filiere, sostenere processi di innovazione, trasformare bisogni collettivi in domanda economica e investimenti.

Vale anche per la grande trasformazione tecnologica. L’intelligenza artificiale aumenterà la produttività, ma aprirà una questione decisiva sulla distribuzione del valore prodotto. La sfida dunque non sarà soltanto utilizzare nuove tecnologie, ma costruire modelli nei quali innovazione e partecipazione possano procedere insieme.

Un Manifesto per il cambio di passo

Per questo alla Biennale presenteremo un Manifesto che parte da un cambio di prospettiva. La cooperazione può essere uno degli strumenti attraverso cui l’Italia affronta le sfide della produttività, delle disuguaglianze territoriali, della transizione energetica e dell’innovazione tecnologica. Per questo proponiamo che diventi parte integrante delle strategie di sviluppo del Paese.

Per fare questo, però, serve un Cambio di passo. Che tutti noi dobbiamo avere il coraggio di compiere. Dalle istituzioni del Paese alle forze imprenditoriali e del lavoro.

Dopo 140 anni, credo sia questo il modo migliore di interpretare la nostra storia: non difendere ciò che siamo stati, ma mettere ciò che siamo al servizio di ciò che l’Italia può diventare.

La crescita di cui abbiamo bisogno non nascerà da un unico attore, né da un unico modello d’impresa. Nascerà dalla capacità di mobilitare capitale, lavoro, innovazione e responsabilità intorno a obiettivi comuni. E di (ri)mettere le persone al centro.

È questa, in fondo, la sfida che lanciamo da Milano: far crescere l’Italia, insieme. (riproduzione riservata)

*Presidente Legacoop