Bff riscrive i conti dopo l’intervento di Bankitalia: nel 2025 l’utile scende a 37 milioni (-83%). Tagliati i target del 2026
Bff riscrive i conti dopo l’intervento di Bankitalia: nel 2025 l’utile scende a 37 milioni (-83%). Tagliati i target del 2026
Bff presenta anche un piano di conservazione del capitale alla Vigilanza e assicura la continuità aziendale. Con gli advisor si lavora a una maxi-cartolarizzazione e si valutano opzioni strategiche. Titolo giù in borsa

di Luca Carrello e Luca Gualtieri 30/04/2026 13:27

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Bff rivede i conti per tenere conto dei rilievi di Bankitalia, che a fine marzo ha affiancato due commissari (Raffaele Lener e Francesco Fioretto) al cda dell’istituto guidato dal ceo Giuseppe Sica. La banca specializzata nel factoring ha chiuso il bilancio del 2025 con un utile netto contabile di 37 milioni (-83%), in calo rispetto ai 70,2 milioni indicati nei risultati preliminari a febbraio. Il cet 1 è invece al 9,94%, poco sopra i requisiti Srep (9,8%), mentre il total capital ratio (12,31%) è sotto i livelli fissati dalla Bce (13,3%).

Bff ha dovuto anche rivedere i target del 2026. La stima sui profitti netti rettificati scende a 115-140 milioni dai passati 160 milioni. L’utile per azione va giù a 0,6-0,7 euro da 0,8 euro, il coefficiente costi/ricavi sale invece al 52-47% (prima era atteso sotto il 50%) e il return on tangible equity diminuisce al 16-20% dal precedente 24%. Gli effetti si notano anche in borsa: il 30 aprile il titolo ha perso il 13,6% e la capitalizzazione si è ridotta a 392 milioni.

Il piano per Bankitalia

Su Bff pesa la maxi-pulizia chiesta dalla Vigilanza: dopo un’ispezione l’istituto ha dovuto riclassificare 1,36 miliardi di crediti del portafoglio factoring per tenere conto della definizione europea di default. «Tali esposizioni in past due sono relative prevalentemente a crediti verso il settore pubblico», spiega l’istituto milanese, «con una trascurabile loss given default» visto che lo Stato è un soggetto sempre solvibile. 

La riclassificazione ha portato le attività ponderate per il rischio (rwa) a 6,4 miliardi dai 5,2 miliardi del 2024. Così, per rafforzare i coefficienti patrimoniali, Bff ha deciso di presentare a Via Nazionale un piano di conservazione del capitale, mentre l’ispezione iniziata a dicembre è tutt’ora in corso. Al momento, però, l’istituto non prevede un aumento di capitale.

Le opzioni sul tavolo

Bff comunque si aspetta di restare sopra i requisiti Srep nel 2026 e 2027. Mentre nel 2028 potrebbe scendere sotto per la progressiva applicazione del calendar provisioning dal primo trimestre del 2028. Per evitarlo la banca valuterà una maxi-cartolarizzazione (potrebbe arrivare fino a 1 miliardo con Jp Morgan e Pwc come advisor) o la valorizzazione di alcuni asset. Sul punto, però, Sica chiarisce che la vendita della banca depositaria e dei servizi di pagamento «non è parte del piano, queste attività continuano a operare normalmente».

In quest’ottica l’istituto ha nominato Mediobanca e Morgan Stanley per valutare le opzioni strategiche e il futuro sviluppo del modello di business: l’obiettivo è «massimizzare la creazione di valore a beneficio degli stakeholder». Bff, in ogni caso, «continuerà a operare come entità in funzionamento in un futuro prevedibile» e «nel presupposto della continuità aziendale». 

Nuovi aggiornamenti arriveranno l’11 maggio con i conti del primo trimestre, da cui si capirà il destino della cedola del bond At1 che dovrebbe essere staccata a luglio e il cui pagamento, spiega Sica, «si baserà sui numeri» di gennaio-marzo. Ma con la maxi-pulizia Bff spera di aver chiuso un capitolo doloroso e di poter riconquistare la fiducia del mercato (il titolo ha perso il 76% in un anno) con i numeri del 2026. (riproduzione riservata)