In Piazza Affari Bff ha inanellato una serie di record negativi negli ultimi mesi. Non solo è uno dei titoli scesi di più, con un calo del 79% da inizio anno rispetto al +1,7% del Ftse Mib e al -10% dell’indice bancario, ma è anche tra i più venduti allo scoperto. Le posizioni corte dichiarate superano i 10 milioni di azioni, pari a oltre il 5% del capitale.
E lo short potrebbe ampliarsi, visto che oggi circa il 10% delle azioni di Bff è in prestito. Questi titoli sono stati temporaneamente ceduti a intermediari che le hanno messe a disposizione degli hedge fund. Non tutti sono stati venduti allo scoperto, ma costituiscono il bacino tecnico a cui le strategie ribassiste possono attingere.
Il titolo si muove dentro un contesto di forte tensione. La banca milanese, specializzata nel factoring verso la pubblica amministrazione e guidata da qualche settimana da Giuseppe Sica, è stata oggetto di due interventi rilevanti da parte della vigilanza. Il primo, nel 2024, ha portato a una riclassificazione dei crediti verso la pubblica amministrazione e al congelamento temporaneo del dividendo.
Il secondo, nello scorso fine settimana, ha visto l’affiancamento al cda di due commissari – Raffaele Lener e Francesco Fioretto – e l’emersione di nuove criticità nella classificazione dell’attivo. In particolare, Bankitalia ha indicato la possibilità di un aumento delle esposizioni deteriorate fino a 1,3 miliardi.
Il punto non è che i crediti siano peggiorati, ma che potrebbe cambiare il modo in cui vengono classificati. Bankitalia ha messo in discussione alcuni criteri utilizzati da Bff per stabilire quando un credito debba essere considerato in arretrato ai fini prudenziali.
Il risultato è che molti crediti che prima non risultavano formalmente scaduti potrebbero superare la soglia dei 90 giorni. E a quel punto scatta un meccanismo automatico: non viene considerata in ritardo solo la parte non pagata, ma l’intera esposizione verso quel debitore. Anche una quota limitata può quindi trascinare tutto il credito nella categoria dei past due. L’impatto patrimoniale non è ancora quantificato e resta molto incerto.
In questo contesto gli hedge fund si sono mossi con grande tempismo. Il numero di azioni prese in prestito ha registrato un’impennata a partire dal 25 marzo, segnale di un aumento della domanda di short. Tra i principali operatori figurano Citadel Advisors, con una posizione pari all’1,56% del capitale, Walleye Capital (1,4%), Marshall Wace (0,95%), Two Sigma (0,78%) e Ilex Capital (0,5%).
Si tratta in larga parte di fondi che utilizzano sia vendite a pronti sia strumenti derivati per costruire esposizioni ribassiste. Alcune di queste posizioni – come quella di Marshall Wace – sono aperte da tempo e hanno subito variazioni limitate, segno che la scommessa contro il titolo non nasce con gli ultimi sviluppi ma ha radici più profonde.
Parallelamente, il mercato ha iniziato a interrogarsi su un altro elemento: chi fornisce i titoli necessari a sostenere questo volume di vendite allo scoperto? In questo contesto si inseriscono i rumor sul possibile ruolo di Bnp Paribas. La banca francese ha recentemente comunicato di aver superato il 3% di Bff, arrivando al 3,64% attraverso operazioni effettuate sia sul mercato sia over the counter.
Nella stessa comunicazione Parigi ha precisato che si tratta di attività riconducibili al normale svolgimento del trading e prive di intento strategico. Proprio questa natura non direzionale ha alimentato le speculazioni. Posizioni di questo tipo sono tipicamente legate ad attività di intermediazione – market making, gestione di derivati, servizi di prime brokerage – nelle quali le banche possono detenere titoli in bilancio e metterli a disposizione del mercato attraverso il prestito.
Non ci sono evidenze pubbliche che Bnp sia controparte diretta degli short su Bff, ma l’elevato livello di titoli in lending e la presenza di un grande intermediario nel capitale hanno alimentato i rumors in una fase che resta di forte incertezza per il gruppo. (riproduzione riservata)