Nuova stretta di Bankitalia su Bff Bank. Durante un’ispezione - ancora in corso - sono emerse delle debolezze nei controlli interni che hanno fatto emergere diverse irregolarità contabili, circoscritte al business del factoring. Per questo motivo la Vigilanza è intervenuta sulla governance dell’istituto milanese, che si occupa per l’appunto dell’acquisto di crediti verso la pubblica amministrazione. Attività a cui si aggiungono quelle di banca depositaria e dei servizi di pagamento.
Sabato 28 marzo Via Nazionale ha disposto l’affiancamento temporaneo del cda di Bff con due commissari: Raffaele Lener, ex consigliere di Banca Carige, e Francesco Fioretto, uno dei due funzionari che nel 2025 hanno orchestrato il salvataggio della campana Banca di Credito Popolare.
I due professionisti dovranno supportare il board, che resta in carica con pieni poteri, nel percorso di risanamento. L’intervento della Vigilanza, insomma, è propedeutico al rafforzamento della governance e dei controlli, e punta ad accelerare il processo di riallineamento contabile e a chiarire la portata complessiva delle criticità emerse.
Le contestazioni della Vigilanza toccano tre fronti. Quello più problematico riguarda la classificazione ai fini prudenziali dei crediti nel factoring e potrebbe tradursi in un aumento significativo delle esposizioni deteriorate. Tali criticità, spiega una nota, «potrebbero generare past due addizionali fino a 800 milioni» legati all’inclusione degli interessi di mora, e «fino a 500 milioni» per una possibile interpretazione più restrittiva dei meccanismi di calcolo degli arretrati.
In totale si arriva a 1,3 miliardi ma, visto che resta «in corso la valutazione complessiva degli impatti», questa cifra potrebbe cambiare ed essere minore o maggiore. Non va dimenticato però che si tratta in gran parte di crediti verso lo Stato, soggetto comunque solvibile anche se spesso in ritardo nei pagamenti. Quindi si prospetta una perdita contenuta.
La banca guidata dall’ex cfo Giuseppe Sica - subentrato all’ex ad Massimiliano Belingheri - continua «a rispettare i requisiti patrimoniali di Cet1». E per questo motivo è bastata una misura preventiva come l’affiancamento al cda e non si è reso necessario il commissariamento. Il quadro comunque resta complesso e così Bff rimarrà sotto stretta osservazione da parte della Vigilanza.
Il secondo fronte riguarda delle irregolarità già emerse a febbraio 2026, quando la banca - supportata dall’advisor EY - aveva segnalato un errore nella contabilizzazione di circa 54 milioni negli incassi del factoring dal 2019 al giugno del 2023. In questo caso «le somme riscosse dai debitori, relative a fatture di capitale, sono state erroneamente registrate per chiudere accessori del credito».
Di conseguenza sono stati calcolati «maggiori ricavi e maggiori imposte», sbaglio che ha comportato un effetto negativo sul patrimonio netto di apertura del 2025 di 15,1 milioni. Anche in questo caso le verifiche sono ancora in corso, quindi le anomalie potrebbero riguardare un contesto più ampio ma con un impatto ben più contenuto rispetto al primo fronte.
Sul punto Bff ha spiegato di aver intrapreso un’analisi su una parte dei pagamenti su accessori ricevuti tra il 2015 ed il 2025, cioè su circa 452 milioni. E al momento i controlli su base campionaria hanno indicato «un impatto negativo sull’intera popolazione stimato statisticamente in 3,4 milioni pre-tasse». Cifra che si aggiungerebbe ai precedenti 15,1 milioni.
L’ultimo fronte riguarda i processi con il settore pubblico. Le esposizioni oggetto di sentenze sfavorevoli, in gran parte non definitive, ammontano finora a 400 milioni lordi e per questo motivo Bff ha già accantonato 70 milioni. Ma anche questi numeri potrebbero variare nelle prossime settimane. Molto dipenderà dagli sviluppi dell’ispezione di Bankitalia, il cui esito dovrebbe essere trasmesso alla Procura di Milano che nel 2023 ha aperto un’indagine contro la banca per falso in bilancio.
Per tutti questi motivi la Vigilanza ha chiesto a Bff di ritardare «la presentazione del progetto di bilancio del 2025 non oltre il 30 aprile 2026» e «la sua approvazione non oltre il 30 giugno 2026», in modo da aggiornare i conti alla luce dell’ispezione. Un’ulteriore complicazione per gli investitori che speravano in un rapido ritorno del dividendo, sospeso da Bankitalia a maggio del 2024 e sbloccato a novembre del 2025.
Ma il 2 febbraio Bff ha deciso di congelare la cedola dopo un maxi piano di riduzione dei rischi da 95 milioni, affiancato da un taglio delle stime sul 2026 e da un cambio dei vertici. Da allora il titolo ha perso il 60% e la capitalizzazione si è ridotta a 600 milioni. Market cap che domani 30 marzo, dopo il nuovo intervento di Bankitalia, rischia di scendere ancora. (riproduzione riservata)