Bff vuole approfondire l’offerta non vincolante presentata a inizio settembre da Cerberus. E per questo, secondo quanto può risulta a MF-Milano Finanza, potrebbe avviare una trattativa in esclusiva con il fondo Usa, che punta al 30% dell’istituto specializzato nel factoring e finito nel mirino di Bankitalia. L’obiettivo del ceo Giuseppe Sica e dei commissari in affiancamento al cda è esplorare a fondo il progetto dell'investitore, che parte già con un punto forte a suo favore: scongiurare uno spezzatino.
Cosa che invece propongono gli altri pretendenti in gara, cioè Bper, Amco, Sella e Cf+. Quella con Cerberus però potrebbe non essere una vera e propria esclusiva, visto che le parti potrebbero limitarsi a concedersi uno o due mesi per vagliare la convenienza dell’offerta. Ipotesi su cui la banca risponde «no comment».
Mantenere integra Bff peraltro è una strategia apprezzata da alcuni soci dell’istituto milanese, come Paolo Basilico e Marco Drago, che ad agosto hanno inviato una lettera al cda per scongiurare una svendita. In più, sempre nel progetto di Cerberus, la banca resterebbe quotata, dando modo al titolo di recuperare dopo aver perso circa l’80% dai massimi di aprile 2024.
Non solo. L’operazione con il fondo americano doterebbe Bff di maggiore patrimonio per affrontare il calendar provisioning, la cui applicazione porterà a un deficit di capitale dal 2028 dopo la riclassificazione in scaduti di circa 3 miliardi di crediti. Una mossa imposta in due tempi da Via Nazionale nel 2024 e nel 2026.
Per rimettere in pista l’istituto Cerberus propone un primo aumento di capitale riservato da 180 milioni, più una successiva iniezione da massimo 220 milioni per un totale di 400 milioni. Questa seconda operazione sarà con diritto di opzione rivolto agli altri soci, che quindi potrebbero scegliere di seguire l’aumento oppure diluirsi. Ma gli azionisti non sono gli unici stakeholder da considerare. Il business principale di Bff, il factoring con la pubblica amministrazione, ha un peso sistemico rilevante perché il debitore di ultima istanza è lo Stato.
In questo contesto non è detto che il governo veda di buon occhio un eventuale deal con un fondo di private equity per le politiche finanziarie aggressive che di solito adottano questi soggetti. Senza contare che Cerberus potrebbe gestire il portafoglio factoring di Bff con la sua controllata, l’istituto svedese Brocc Finance, che non sarebbe soggetto al calendar provisioning. Ma così un player estero si sostituirebbe a uno italiano in un settore strategico per il Paese.
Una serie di preoccupazioni che potrebbero condividere anche le banche clienti di Bff negli altri suoi due business, la banca depositaria e i servizi di pagamento. Ed è per questa ragione che restano in gioco le altre proposte non vincolanti. Bper ha offerto 400 milioni per gli asset non factoring, cifra bassa per i soci che li valutano un miliardo.
Cf+ pensa invece a un’ops, con successivo aumento di capitale. Ma entrambe le opzioni richiedono un coinvolgimento di Amco per il factoring, business ad alto assorbimento di capitale che faticherebbe a restare in piedi senza la depositaria. Solo che il servicer del Mef, guidato da Andrea Munari, resta freddo perché nutre dei dubbi sulla qualità dei crediti di Bff e attende chiarezza.
Dal 30 settembre il portafoglio factoring dell’istituto milanese si è alleggerito di 127 milioni di asset italiani e spagnoli, «prevalentemente scaduti» e venduti a «un primario fondo di investimento, con possibile cessione di interessi di mora e altri accessori futuri che matureranno su esposizioni esistenti e/o nuove» in Spagna.
L’accordo ha spinto il titolo in borsa (+2,65%) perché «genererà 260 milioni di minori rwa al 31 dicembre 2028» e «una riduzione del calendar provisioning per il 2028 di oltre 30 milioni». (riproduzione riservata)