Arrivano le prime offerte per Bff Bank. Il 10 settembre è previsto un cda ordinario dell’istituto finito sotto il faro di Bankitalia, che a fine marzo ha inviato i commissari Francesco Fioretto e Raffaele Lener per affiancare il board guidato dal ceo Giuseppe Sica. Una mossa arrivata dopo una dura ispezione che ha portato alla riclassificazione di quasi 1,4 miliardi di crediti del portafoglio factoring.
Durante il consiglio di amministrazione saranno esaminate anche alcune proposte non vincolanti raccolte dagli advisor Mediobanca e Morgan Stanley, e tra di loro ci sarà quella di Cerberus. Il fondo americano specializzato in distressed asset e credito è già molto attivo in Italia e presenterà un’«offerta molto circostanziata», spiega una fonte, non solo per i servizi di pagamento e la banca depositaria ma «per l’intero perimetro di Bff».
Alla proposta di Cerberus si aggiungerà quella di CF+, che a determinate condizioni è interessata all’intero istituto milanese. A giugno la challenger bank guidata dal ceo Iacopo De Francisco e controllata dal fondo americano Elliott ha conquistato l’85,7% di Banca Sistema, in cui sarà fusa per rimanere quotata a Piazza Affari. Quindi CF+ conosce bene le difficoltà di Bff perché sono simili a quelle passate della sua controllata, a sua volta specializzata nel factoring e finita per ragioni analoghe nel mirino di Bankitalia.
Tutto gira intorno al calendar provisioning, che impone di svalutare le esposizioni deteriorate in tre e sette anni, a seconda del tipo di garanzia, accantonando il capitale necessario a coprire le perdite. Un problema affrontato da Banca Sistema con una cartolarizzazione da 115 milioni di crediti deteriorati verso la Pubblica Amministrazione, operazione realizzata a valore contabile e che ha ridotto il profilo di rischio.
Anche Bff sta lavorando a un progetto simile (advisor Jp Morgan e Pwc) su un portafoglio da 1,3 miliardi per evitare un deficit di capitale dal 2028. Ma la cartolarizzazione è passata in secondo piano in attesa di capire cosa accadrà lato m&a. Alla finestra resta sempre Banco Bpm ma la pista principale porta a Bper e Amco, che starebbero trattando per formare una cordata. L’istituto emiliano punta ai servizi di pagamento e alla depositaria di Bff, mentre il servicer del Tesoro guarda al business del factoring.
Il negoziato è complesso, quindi non è detto che un’offerta congiunta arrivi già il 10 settembre. Per rimediare i due interessati potrebbero muoversi con due proposte separate e poi proseguire le discussioni per trovare una quadra soprattutto sul prezzo. Un nodo ancora più centrale dopo che soci di Bff come Paolo Basilico e Marco Drago hanno inviato una lettera al cda per evitare una svendita.
Gli azionisti preferiscono aspettare per dare tempo alla banca di dimostrare il suo valore e rimediare così al tonfo in borsa, dove la capitalizzazione è scesa a 550 milioni (-80% circa) dopo aver toccato i massimi storici ad aprile del 2024. A conferma della tesi i firmatari della lettera hanno ricordato gli 80 milioni di utili del primo semestre e i 120 milioni di profitti ante imposte che assicura la sola depositaria. Divisione che applicando un multiplo di mercato varrebbe almeno 1 miliardo. (riproduzione riservata)