Bff scatta in borsa dopo i conti del primo trimestre. Il 12 maggio le azioni della banca specializzata nel factoring hanno chiuso la seduta a 2,31 euro, in rialzo dell’8,6%. Il merito è proprio dei numeri in crescita di inizio anno, arrivati pochi giorni dopo che l’istituto ha riscritto il bilancio del 2025, tagliando anche le stime sul 2026, per tenere conto dei rilievi di Bankitalia.
Oltre alla crescita dell’utile netto rettificato - 43,2 milioni (+24%), ben sopra i 30 milioni del consenso di Bloomberg - gli investitori hanno apprezzato il rafforzamento patrimoniale di Bff, con il total capital ratio (13,4%) tornato - seppur di poco - sopra i requisiti Srep (13,3%). Tema del capitale che resta però sotto osservazione visto che la banca continua a «valutare possibili opzioni strategiche» e «una potenziale cartolarizzazione» fino a un miliardo.
Apprezzamenti arrivano anche dagli analisti. «È un risultato che dà sollievo», scrive Deutsche Bank. «Il cet 1 pro-forma è migliorato in modo significativo all’11%, superando le nostre aspettative di circa l’1%». Equita è della stessa opinione e parla di «cet 1 oltre le previsioni (10,7%) grazie a una dinamica più positiva dell’utile netto». Ma la sim resta prudente sul titolo Bff e mantiene rating reduce e target price di 2 euro alla luce della «visibilità sul business molto limitata in termini di profittabilità futura e di evoluzione del capitale».
Ecco perché Jefferies ricorda che «l’obiettivo di utile netto per il 2026 (115-140 milioni) è rimasto invariato». Quindi non si aspetta grandi cambiamenti nel consenso anche se i 43 milioni di profitti del primo trimestre hanno già coperto il 31-38% della guidance annuale, lasciando margini per battere le attese sul 2026 se la crescita resterà costante. Poi Jefferies sottolinea che «la revisione strategica è ancora in corso»: in futuro, insomma, Bff potrebbe cambiare pelle e allontanarsi dall’attuale modello di «azienda di factoring del settore sanitario».
Dubbi che però non hanno impedito al titolo di guadagnare il 45% nell’ultimo mese e recuperare parte delle perdite (-55%) subite a fine marzo quando Bankitalia ha inviato i commissari Francesco Fioretto e Raffaele Lener ad affiancare il cda guidato dal ceo Giuseppe Sica. Prima ancora, a inizio febbraio, la banca aveva annunciato circa 95 milioni di oneri straordinari, con conseguente tonfo a Piazza Affari (-44%). Così le azioni hanno perso il 74% nell’ultimo anno e ora Bff capitalizza 443 milioni, ben lontana dai 2,4 miliardi della primavera del 2024.
La rotta in borsa si è invertita poco dopo, quando la prima ispezione di Bankitalia ha portato al blocco del dividendo, poi revocato, e alla riclassificazione tra le esposizioni deteriorate di circa 1,4 miliardi di crediti. Stesso risultato dopo la seconda ispezione (ancora in corso), questa volta per un portafoglio da 1,36 miliardi.
Il nodo del contendere è la definizione europea di default, che accorcia i tempi tecnici in cui i crediti devono essere considerati pass due, con conseguente impatto sul capitale visto l’aumento delle rwa. Questo anche se le perdite attese e gli accantonamenti sono contenute perché il rischio di credito resta basso: il debitore finale è lo Stato e non può fallire per definizione. (riproduzione riservata)