Bff prova a ripartire dopo la maxi-pulizia chiesta da Bankitalia e il conseguente taglio delle stime sul 2026. L’istituto specializzato nel factoring ha chiuso il primo trimestre con un utile netto rettificato di 43,2 milioni (+24%) e un fatturato di 113,2 milioni (+19%), oltre le attese di Equita.
La spinta è arrivata da tutte le divisioni del gruppo visto che i profitti ante imposte della banca depositaria e dei servizi di pagamento sono saliti a 14 milioni (+25%), mentre quelli del factoring sono aumentati a 37milioni (+2%) grazie a volumi a maggiore redditività.
«Sono risultati positivi in un contesto che rimane complesso», commenta il ceo Giuseppe Sica in conference call con gli analisti. «La nostra redditività è migliorata, con un utile netto rettificato in forte crescita». Nel primo trimestre Bff è riuscita anche a spingere il cet 1 all’11% dal 9,94% di fine 2025, creando così un cuscinetto rispetto ai livelli minimi imposti dalla Bce (9,8%).
Ma soprattutto l’istituto ha riportato il total capital ratio (13,4%) di nuovo sopra i requisiti Srep (13,3%), seppur di poco. «Si tratta di un cambiamento significativo», rivendica l’ad. I crediti deteriorati netti rimangono però pari al 73% del portafoglio, nonostante una «trascurabile loss given default», e le attività ponderate per il rischio (rwa) sono salite a 6,2 miliardi dai 4,9 miliardi di marzo 2025.
Ora resta da vedere quale sarà la reazione in borsa (l’11 maggio, in attesa dei conti, il titolo ha guadagnato quasi il 4%) dopo che le azioni della banca hanno perso il 76% nell’ultimo anno. Un calo legato all’ispezione (ancora in corso) di Bankitalia, che a fine marzo ha affiancato al cda di Bff i commissari Francesco Fioretto e Raffaele Lener. La Vigilanza ha riscontrato delle irregolarità contabili legate soprattutto al factoring, che hanno spinto la banca a riscrivere i conti del 2025 e a riclassificare 1,36 miliardi di crediti.
I numeri del primo trimestre hanno mostrato invece un business in tenuta. Circostanza che però non cambia i piani visto che Bff continua a «valutare possibili opzioni strategiche» con gli advisor Mediobanca e Morgan Stanley, con cui si starebbero già interfacciando i primi interessati (si parla di Cherry Bank, di Sella per la banca depositaria e di alcuni fondi di private equity).
Sul tavolo resta poi «la potenziale cartolarizzazione» (questa volta con Jp Morgan e Pwc) fino a un miliardo, prevista nel terzo trimestre. La mossa servirebbe per evitare che Bff torni sotto i requisiti Srep nel 2028 per la progressiva applicazione del calendar provisioning. E dovrebbe scongiurare il rischio di un possibile aumento di capitale. (riproduzione riservata)