Bff Bank, Banco Bpm e Amco si alleano per comprare l’istituto milanese. Ecco il piano del ceo Giuseppe Castagna
Bff Bank, Banco Bpm e Amco si alleano per comprare l’istituto milanese. Ecco il piano del ceo Giuseppe Castagna
Il progetto prevede che Amco prenda il factoring di Bff, mentre a Piazza Meda potrebbero andare i pagamenti e la banca depositaria. In arrivo il verdetto della Vigilanza

di di Luca Carrello e Luca Gualtieri 16/06/2026 23:00

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Banco Bpm resta in stand by su Mps e apre il dossier Bff. Assieme ad Amco. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, Piazza Meda sta studiando una proposta per l’istituto milanese in tandem con il servicer del Tesoro, per poi spartirsi i diversi business: Bpm terrebbe per sé solo i servizi di pagamento e la banca depositaria, mentre il factoring con la pubblica amministrazione andrebbe al gruppo guidato da Andrea Munari.

Advisor al lavoro

Per ora si tratta solo di un’ipotesi allo studio di banca e advisor ma, se il progetto andrà in porto, risolverebbe una partita incagliata da mesi. Cioè da quando Bankitalia ha costretto Bff a riscrivere il bilancio 2025 dopo una dura ispezione.

In risposta l’istituto guidato dal ceo Giuseppe Sica ha avviato contatti - attraverso Mediobanca e Morgan Stanley - per individuare un compratore. Diversi i soggetti sondati nelle ultime settimane: istituti digitali come CF+ e Cherry Bank, fondi come Cerberus e persino banche come Bper, che prima dell’operazione Intesa-Mps avrebbe valutato l’acquisto della depositaria di Bff a supporto della controllata Arca Fondi.

I vantaggi per Bpm

Nessuna di queste ipotesi ha preso quota e ora si lavora alla pista Bpm-Amco. Contattata da MF-Milano Finanza, Piazza Meda non ha commentato le indiscrezioni. Sulla carta il progetto potrebbe funzionare. Tra gennaio e marzo la banca depositaria e i servizi di pagamento di Bff hanno generato un utile lordo di 14 milioni (+25%), profitti che in caso di acquisizione andrebbero a incrementare l’ultima riga del conto economico di Piazza Meda.

C’è poi la convenienza del prezzo: in un anno le azioni Bff hanno perso il 65% e si sono riprese solo nell’ultimo mese (+25%) grazie ai conti in crescita del primo trimestre. Così oggi la capitalizzazione è di appena 570 milioni, ben lontana dai 2,4 miliardi dell’aprile del 2024. Per diversi analisti, insomma, l’ex Farmafactoring rappresenta un’opportunità di acquisto.

Il faro della Vigilanza

Le difficoltà di Bff sono legate al factoring. Le regole europee hanno accelerato i tempi in cui i crediti con la pubblica amministrazione diventano scaduti, così la banca milanese ha dovuto riclassificare 1,36 miliardi dopo un’ispezione di Bankitalia, che a fine marzo ha affiancato due commissari (Francesco Fioretto e Raffaele Lener) al cda dell’istituto. Le manovre contabili hanno determinato un maggiore assorbimento di capitale, che ha portato il cet 1 poco sopra i limiti regolamentari, valore leggermente migliorato nel primo trimestre.

Tra cartolarizzazione e ispezione

Ecco perché si è resa necessaria una cartolarizzazione da 1,2 miliardi a cui lavorano gli advisor Pwc e Jp Morgan. Bff fisserà il prezzo entro l’estate per chiudere l’operazione nel terzo trimestre. L’interesse non manca (si parla di Jc Flowers, Crc, Fortress, Cerberus e Davidson Kempner) visto che i crediti sottostanti sono garantiti in ultima istanza dallo Stato. Per intervenire gli eventuali acquirenti potrebbero attendere proprio che la cartolarizzazione vada in porto, rendendo il quadro su Bff più chiaro.

Nel mentre arriveranno anche i risultati dell’ispezione della Vigilanza, chiusa qualche settimana fa. Dal verbale non dovrebbero emergere altre grandi sorprese e subito dopo gli atti saranno girati alla Procura di Milano, che ha aperto un’inchiesta per falso in bilancio a fine 2023.

Bpm attende Mps

Intanto il 16 giugno il cda del Banco si è riunito per esaminare il quadro del risiko dopo l’opas da 30,6 miliardi di Intesa Sanpaolo. Il ceo Giuseppe Castagna ha informato i consiglieri sulle possibili opzioni a disposizione della banca, che per ora ha scelto di aspettare la risposta di Mps alla proposta di fusione alla pari presentata domenica 7.

La strada appare in salita e resta il nodo della passivity rule, che impedisce a Siena di fare mosse difensive senza l’ok dei soci. Nell’unica uscita pubblica dopo l’opas Castagna si è mostrato combattivo: «Siamo impegnati in un’altra grande operazione nella quale ci confrontiamo con un colosso che è 7-8 volte più grande di noi. Questo è lo spirito dello sport, non arrendersi». (riproduzione riservata)