Berkshire Hathaway prepara nuove mosse in Giappone. Il colosso finanziario statunitense sta valutando la possibilità di aumentare le proprie partecipazioni nelle società di trading giapponesi, secondo il presidente dell’associazione che rappresenta queste aziende, citato da Bloomberg.
Masahiro Okafuji, presidente del Japan Foreign Trade Council, ha infatti dichiarato che, dopo aver incontrato all’inizio di questo mese Greg Abel, amministratore delegato della holding di Warren Buffett, ritiene che la società d’investimento statunitense «intenda mantenere le proprie partecipazioni nelle società di trading nel lungo periodo e stia persino valutando di aumentarle».
Attualmente possiede partecipazioni superiori al 10% in Mitsubishi Corp., Sumitomo Corp., Mitsui & Co., Marubeni Corp. e Itochu Corp., quest’ultima presieduta dallo stesso Okafuji. All’inizio di questo mese Abel ha incontrato in Giappone i vertici di queste cinque società e, in un’intervista al quotidiano Nikkei, aveva già dichiarato che la Berkshire potrebbe aumentare le proprie quote in queste aziende.
La società statunitense, guidata in passato dal leggendario investitore Warren Buffett, ha fatto il suo primo ingresso nelle società di trading giapponesi più di sei anni fa e da allora ha progressivamente aumentato le proprie partecipazioni. Non solo. La società d’investimento emette regolarmente obbligazioni denominate in yen.
Okafuji, intervenuto il 16 settembre alla conferenza stampa del Foreign Trade Council, ha affermato che Berkshire apprezza il «vantaggio competitivo difficilmente replicabile» di cui godono le società di trading giapponesi, grazie tra l’altro alle loro reti estese a livello globale e alla loro sofisticata capacità di allocazione del capitale, che creano significative barriere all’ingresso. Questo, ha aggiunto, è uno dei motivi per cui Berkshire Hathaway ha investito in queste società.
Sebbene possieda attualmente il 10% delle società di trading giapponesi, la conglomerata di Buffett ha indicato che non avrebbe nulla da obiettare anche qualora tali partecipazioni salissero al 15%. In quanto azionista, ha concluso Okafuji, «questo rende Berkshire estremamente preziosa per noi».
Non solo Giappone. Nell’ultimo trimestre Abel ha aumentato dell'83% la partecipazione della Berkshire in Alphabet, in una delle sue più audaci scommesse azionarie da quando è ceo. Berkshire ha acquistato per la prima volta azioni della casa madre di Google nel terzo trimestre del 2025, appena un anno fa.
Nel primo trimestre del 2026 ha poi triplicato la propria posizione e successivamente, a giugno, ha acquistato direttamente dalla società azioni per un valore di 10 miliardi di dollari, attraverso un'operazione di collocamento privato. Ora Alphabet rappresenta il 10% del portafoglio azionario di Berkshire, ma non è ancora una partecipazione core.
Buffett ha infatti riunito le sue azioni preferite in un gruppo di tre titoli. Due, Coca-Cola e American Express, Berkshire li detiene da più tempo: ha iniziato ad accumularli negli anni '90. Buffett ha dichiarato che non avrebbe mai venduto queste azioni e, finora, la sua società non lo ha mai fatto. Il terzo membro del trio è Apple, aggiunta più recentemente: Buffett ha detto che rimarrà sempre una componente importante del portafoglio.
A dire il vero negli ultimi anni ha venduto più del 75% della partecipazione della Berkshire in Apple, dopo che questa era cresciuta a tal punto da rappresentare più della metà del portafoglio azionario del conglomerato Usa. Ma questo non significa che abbia smesso di apprezzare il titolo; significa soltanto che considerava eccessivo il livello di concentrazione in una singola società.
Buffett, naturalmente, non prende più tutte queste decisioni, ma è ancora presente in qualità di presidente, offrendo i suoi consigli, e Abel ha rassicurato gli azionisti dicendo che non intende stravolgere l'impostazione esistente. È quindi altamente probabile che questi tre titoli rimangano le partecipazioni core del portafoglio della Berkshire Hathaway in futuro. (riproduzione riservata)