Vetrine sfondate, una trentina arresti e 141 feriti tra le forze dell’ordine solo a Milano. Poi disordini, fermi e danni anche a Torino, Bologna, Brescia, Bergamo. Sono gli esiti di un fine settimana di violenza che ha trasformato in guerriglia quella che in origine doveva essere una protesta pacifica contro il carovita, il costo della benzina e la pressione fiscale.
Innanzitutto la manifestazione voleva denunciare l’aumento costante dei prezzi che sta mettendo in difficoltà le famiglie. Secondo Eumetra il 67% degli italiani segnala una contrazione del carrello della spesa rispetto a un anno fa. Si compra meno, dunque, ma anche in modo diverso e con maggiore attenzione ai prezzi. Il 50% degli intervistati ha ridotto gli acquisti di prodotti di marca, mentre il 33% ha aumentato quelli a marchio del supermercato. Tra chi ha almeno un figlio, il 12% dice di aver rinunciato o ridimensionato vacanze e tempo libero, l’11% le attività extrascolastiche e il 10% quelle sportive.
Questi cambiamenti si inseriscono nel contesto di un generale incremento dei prezzi, frutto anche del complesso quadro geopolitico. L’inflazione annua in Italia è salita al 4,2% a settembre 2026 rispetto al 3,3% di agosto stando alle rilevazioni Istat. Nell’Eurozona ha toccato il 3,8% (dal 3,2%).
Una spina nel fianco a parte è il prezzo dei carburanti. Secondo le rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), il 19 ottobre 2026 il prezzo medio della benzina self-service è di 2,029 euro al litro sulla rete nazionale. Per il gasolio si paga 2,257 euro al litro. In autostrada le tariffe salgono in media a 2,048 euro per la benzina e 2,297 euro per il gasolio.
Il prezzo del carburante ha superato i 2 euro al litro ad agosto e da allora, nonostante diversi tagli delle accise da parte del governo italiano, è rimasto sostanzialmente a cavallo di questa soglia. Alla base del caro benzina c’è il conflitto in Medio Oriente, dove le tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno portato alla chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, il braccio di mare tra Iran e Oman da cui, prima della guerra, passava circa un quinto del greggio a livello globale. Come conseguenza, le operazioni di spedizione e lavorazione del petrolio hanno subito forti rallentamenti e rincari a cascata, fino alla pompa della benzina.
I costi fuori controllo dei rifornimenti sono alla base anche della protesta degli autotrasportatori che stanno incrociando le braccia in diverse città di Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia, dove file di tir bloccano strade e svincoli. Il 19 ottobre, ad esempio, sulla A1 Milano-Napoli è stato temporaneamente chiuso il nodo con la A30 Caserta-Salerno per chi proviene da Napoli, proprio a causa della manifestazione dei camionisti.
Infine, l’ultimo tema che ha acceso le proteste delle piazze è la tassazione. Nel secondo trimestre 2026 la pressione fiscale in Italia si è attestata al 43,5% del Prodotto Interno Lordo (pil), con un incremento di mezzo punto percentuale rispetto allo stesso periodo del 2025 secondo l’Istat.
In parallelo la propensione al risparmio delle famiglie è scesa al 6,7%, accusando un calo di 1,2 punti percentuali rispetto al primo trimestre. (riproduzione riservata)