In vetrina, nello sbarco di Bending Spoons al Nasdaq, ci sono la maxi-capitalizzazione, la corsa del titolo nella prima seduta e la celebrazione in contemporanea a Times Square del ceo Luca Ferrari con oltre 500 persone del suo team, mentre l’altro founder Matteo Danieli suonava la campanella. Ma forse ancora più importante della rilevanza mediatica e borsistica avute dalla quotazione a New York di quello che fino a due anni fa era un semplice unicorno e ora è un colosso in piena ascesa da oltre 23 miliardi di dollari di capitalizzazione, è la fiducia dei fondi azionisti che emerge dai retroscena del processo di quotazione e fa pensare che per la creatura di Ferrari, Danieli, Luca Querella e Francesco Patarnello, l’Ipo potrebbe essere davvero solo il punto di partenza della scalata.
Un punto forse passato sottotraccia è che Bending Spoons continua a conservare la fiducia di investitori presenti da tanti anni nel capitale, a cui si aggiunge la coda dei grandi investitori, americani e non, per prendersi una fetta rilevante delle azioni in fase di quotazione.
Come ha evidenziato anche Ferrari nell’intervista rilasciata a Class Cnbc, Bending Spoons ha dovuto «convincere» i suoi azionisti a cedere una parte delle loro azioni per avere sufficiente liquidità del titolo. Per fare degli esempi: Tamburi Investment Partners vende 2 milioni di azioni su oltre 17 milioni complessivi; Renaissance Partners circa un terzo della sua quota; Baillie Gifford azioni per circa 200 milioni di dollari, ma mantenendo un pacchetto da un miliardo. Insomma, nessuno ritiene che la corsa di Bending Spoons sia al termine. E stando a indiscrezioni raccolte da questo giornale, qualcuno dei soci attuali ha anche acquistato in fase di Ipo.
Inoltre, come Milano Finanza è in grado di rivelare, più di un soggetto avrebbe inviato ordini superiori ai 200 milioni di dollari, mentre un singolo ordine è arrivato a sfiorare i 600 milioni. Si tratta di un elemento che, unito all’altro dato già circolato secondo cui l’80-85% delle azioni sarebbe stato sottoscritto solo da 10 soggetti, certifica come il mercato istituzionale abbia creduto nel potenziale di crescita di Bending Spoons.
Sui nomi dei nuovi investitori, per il momento, viene mantenuto il massimo riserbo, ma l’identikit tracciato è quello di soggetti statunitensi di primissimo piano, oltre a una partecipazione anche di importanti realtà europee. Non a caso la gestione dell’offerta è passata da giganti come Jp Morgan, Goldman Sachs e Allen & Company, nel ruolo di joint lead book-running manager.
Il passaggio da 29 a circa 36 dollari per azione nelle prime due sedute implica il ritocco verso l’alto del valore di Bending Spoons, arrivata a capitalizzare circa 23 miliardi, e dei pacchetti posseduti dai quattro co-founder. Quello di Ferrari vale poco meno di 3 miliardi, mentre le azioni di Danieli, Patarnello e Querella valorizzano tra i 2,7 e i 2,8 miliardi. Due sole sedute di scambio non sono sufficienti per giudicare un’azienda, ma sono abbastanza per capire la narrativa sulla stessa che, nel caso di Bending, «è una delle più forti emerse negli ultimi anni nel software europeo», osserva Gabriel Debach, market analyst di eToro.
Il valore creato, però, non si limita ai suoi fondatori e a cascata può arrivare al sistema. Da sempre Bending Spoons coinvolge nell’azionariato i suoi dipendenti, a cui viene ancora data la possibilità di investire tramite stock option e warrant. Così tra gli spooners sono stati creati oltre un centinaio di milionari, almeno sulla carta, fra cui tanti under 30 o 40. «Un fenomeno quasi senza precedenti nella storia recente dell'imprenditoria italiana e che potrebbe produrre effetti ben più importanti della semplice ricchezza generata», commenta l’asset management team di Decalia Sim. «Se anche solo una parte sceglierà di reinvestire nel nostro ecosistema dell'innovazione, il beneficio potrebbe estendersi ben oltre Bending Spoons, contribuendo a trattenere talenti, favorire la nascita di nuove imprese tecnologiche e rendere l'Italia più attrattiva per il capitale di rischio internazionale».
Difficile fare previsioni sull’andamento al Nasdaq del gruppo, la cui ambizione è di continuare a crescere tramite una strategia di acquisizioni aggressiva, ma si possono evidenziare alcuni elementi. Per l’asset management team di Decalia Sim, i potenziali punti di forza di Bending Spoons sono l'effetto scala, per cui «ogni acquisizione può beneficiare di un'infrastruttura tecnologica e organizzativa già esistente, generando economie di scala molto elevate»; l’uso dell’AI aggressivo, arrivata a contribuire al 90% del codice scritto nel trimestre 2026; l’accesso ai capitali Usa, che «consente di raccogliere risorse con maggiore facilità per ulteriori acquisizioni globali».
Allo stesso tempo non mancano i rischi: una valutazione già elevata che «incorpora aspettative di crescita molto aggressive»; la forte dipendenza dalle acquisizioni, con i rendimenti incrementali che potrebbero diminuire «se il mercato diventasse più competititvo e i prezzi salissero»; il rischio integrazione, che in caso di errori «impatterebbero su margini e crescita». Per Decalia Sim, in uno scenario ottimistico Bending Spoons «diventa il principale consolidatore globale del software consumer, continua ad acquistare asset sottovalutati e potrebbe raggiungere una capitalizzazione superiore a 40-50 miliardi di dollari», mentre in uno prudente «la crescita rallenta fisiologicamente, le acquisizioni diventano più costose e il titolo entra in una fase di consolidamento con rendimenti più modesti».
Tra i potenziali punti di debolezza, Debach di eToro evidenzia la leva finanziaria, che può essere uno strumento per crescere velocemente ma anche diventare «un amplificatore del rischio» se «l'integrazione si complica». Da monitorare inoltre il lock-up delle azioni perché «oltre 318,5 milioni di azioni potranno diventare eleggibili alla vendita dopo la scadenza dei vincoli», la cui durata oscilla dai classici 180 giorni al rilascio anticipato dopo la pubblicazione di due trimestrali, purché siano passati almeno 125 giorni.
Per questo Debach evidenzia che, per chi vorrà investire, è importante distinguere tra breve e lungo periodo: «Nel brevissimo, rincorrere il titolo significa entrare nel momento statisticamente più delicato dell’Ipo», mentre nel lungo periodo Bending Spoons «resta una storia da seguire». (riproduzione riservata)