Bending Spoons, con Airtable e Miro il giro d’affari sfiora i 4 miliardi: i numeri da big tech su cui ha puntato Buffett
Bending Spoons, con Airtable e Miro il giro d’affari sfiora i 4 miliardi: i numeri da big tech su cui ha puntato Buffett
A che punto è l’integrazione delle ultime acquisizioni miliardarie e qual è il boost che possono dare ai conti. Il debito resta sotto controllo, mentre al Nasdaq vola con la benedizione di Berkshire Hathaway

di di Alberto Mapelli 16/10/2026 21:00

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La Bending Spoons che si è quotata al Nasdaq solo poco meno di quattro mesi fa sembra già un lontano ricordo. Non solo per il prezzo del titolo, che sulle ali dell’entusiasmo generato dall’investimento complessivo di quasi un miliardo di dollari della Berkshire Hathaway di Greg Abel, Warren e Howard Buffett è ai massimi storici, con la capitalizzazione di fatto raddoppiata a 35 miliardi di dollari al 15 ottobre.

Ma anche per le dimensioni del gruppo stesso, che post-Ipo ha messo a segno due colpi miliardari - Airtable con un equity value di 2,25 miliardi e Miro con equity value di 1,79 miliardi - sfruttando le risorse raccolte con la quotazione e l’apertura di nuove linee di debito, di fatto raddoppiando il proprio giro d’affari.

Giro d’affari da 4 miliardi

Un’idea più aggiornata del nuovo perimetro del gruppo guidato dal ceo e co-founder Luca Ferrari emerge infatti dalla documentazione depositata alla Sec per il miliardo di debito aggiuntivo destinato all’acquisizione di Miro. I dati riportati al 30 giugno evidenziavano ricavi negli ultimi 12 mesi per 2,04 miliardi, con una previsione di 2,8 miliardi per il 2026. Tuttavia, se si prende in considerazione il perimetro aggiornato del gruppo, comprese quindi Airtable e Miro, il giro d’affari nel periodo luglio 2025-giugno 2026 ammonta a 3,92 miliardi, a un soffio dai 4 miliardi.

Sulla marginalità le differenze tra i dati riportati e il perimetro del gruppo aggiornato sono meno significative: l’adjusted operating income al 30 giugno scorso, guardando ai 12 mesi precedenti, era di 1,05 miliardi, pari al 52% dei ricavi, mentre con il nuovo perimetro sarebbe stato di 1,36 miliardi, pari al 35% dei ricavi. Una marginalità inferiore che si può spiegare anche con il fatto che i nuovi business integrati portano una grossa fetta di ricavi rispetto alle dimensioni precedenti del gruppo, ma ancora non hanno potuto godere delle ottimizzazioni sia sui ricavi sia sui costi che Bending Spoons punta a generare.

Per fare gli esempi più recenti, nella nuova conformazione del gruppo Airtable genera il 12% del totale dei ricavi (circa 470 milioni) e Miro il 14% (intorno a 550 milioni): sostanzialmente un quarto di giro d’affari su cui il lavoro di ottimizzazione non è ancora iniziato. Ma anche sulle aziende rilevate subito prima dell’Ipo, al 30 giugno il lavoro era ancora in corso: su Aol – che è il maggior contributore ai ricavi di Bending Spoons (circa 630 milioni, pari al 16%) ed è stato acquisito a gennaio 2026 – i risparmi sui costi erano al 72% rispetto al target interno pre-fissato; su Vimeo (novembre 2025) al 94%; su Eventbrite (marzo 2026) al 69% e su Tractive (maggior 2026) non erano ancora stati avviati. Il track record però è positivo: nel periodo 2023-secondo trimestre 2025 Bending Spoons ha realizzato il 93% delle efficienze di costo stimate entro il quarto trimestre successivo a un’acquisizione.

Spazio per crescere

La crescita di Bending Spoons è anche organica, sebbene i ritmi di crescita siano molto diversi rispetto a quelli generati dal m&a. La documentazione indica anche quella che è stata la progressione del business del nuovo perimetro negli ultimi anni. Nel 2024 i ricavi dell’attuale perimetro di Bending Spoons erano di 3,45 miliardi, di 3,79 miliardi nel 2025 e, appunto, di 3,92 miliardi negli ultimi 12 mesi.

«In media, nei sei trimestri successivi a un’acquisizione, abbiamo incrementato i ricavi delle target per oltre il 30%, ma questo non significa che possiamo generare questa crescita organica all’infinito», ha spiegato il ceo Ferrari in un’intervista a Cnbc il 15 ottobre. «Nei primi anni abbiamo alcune opportunità da poter sbloccare, ma poi molto dipende dalla crescita organica del singolo mercato di riferimento», ha aggiunto.

Sul fronte dell’adjusted ebitda, invece, si passa dai 1,87 miliardi del 2024 (54% dei ricavi) ai 2,14 miliardi del 2025 (57%), fino ad arrivare ai 2,26 miliardi del periodo luglio 2025-giugno 2026 (58%).

Certo, i vari business sono entrati progressivamente in Bending Spoons e non tutti i progressi, quindi, sono ascrivibili alla big tech italiana, ma entrambe le crescite di dati testimoniano come, anche a perimetro costante, ci sia spazio per far lievitare ricavi e margini anche in business digitali considerati spesso in fase calante.

Il fattore debito

Un altro elemento continua a essere particolarmente attenzionato dal mercato e dagli investitori: il debito. Nella documentazione depositata emerge come, dopo l’acquisizione di Miro, il debito netto sia lievitato a 5,44 miliardi di dollari, a fronte di un debito lordo di 5,94 miliardi. La leva però resta sotto controllo, pari a 2,4 volte l’adjusted ebitda e, come aveva raccontato Ferrari a questo giornale a fine luglio, il target interno è di mantenere la leva sotto le 3 volte.

In molti si sono chiesti se, in prospettiva, l’incremento dei tassi d’interesse possa rivelarsi un problema per Bending Spoons. Ferrari a Cnbc ha rassicurato: «Come abbiamo rivelato in Ipo, il nostro ritorno sull’investimento senza considerare i debiti (unlevered Irr) è del 25%, quindi molto alto. Non essendo un business con margini sottili, il fatto che i tassi di interesse da pagare siano al 6% o al 10% non cambia molto. Ovviamente preferiremmo pagare meno».

Cosa pensano gli analisti

Ma su Bending Spoons, dal punto di vista di un investitore, ha senso scommettere? Le raccomandazioni date in fase d’ipo non sono cambiate: si tratta, per il modello di business di Bending Spoons e la sua scarsa (se non impossibile) comparabilità sul mercato, di una realtà più da investimento di lungo periodo e dalla volatilità estrema, come conferma il maxi-rialzo generato dall’investimento di Berkshire Hathaway e la caduta nella seduta del 16 ottobre.

La visibilità sui dati è limitata dalla recente quotazione e perciò servirà più di una serie di risultati per incrementare la base dati a disposizione. Inoltre, come raccontato poco fa, il ritmo di crescita sempre più elevato e la volontà di proseguire in una campagna acquisti su target rilevanti implicano la necessità di avere fiducia nella capacità di esecuzione del management. Al centro della strategia, infatti, resta la capacità di Ferrari & co di riuscire a proseguire l’espansione dei margini operativi nonostante l’aumento del peso della zavorra finanziaria (ammortamenti, costi di riorganizzazione e spese per le transazioni).

Gli analisti si dividono e si possono trovare grandi differenze di valutazioni. Secondo i rating riportati da Bloomberg, il target price medio è di 48 dollari, con 8 buy, 3 hold e 2 sell. Mizuho è la più ottimista e a un rating outperform affianca un target price di 72 euro, ribadito dopo l’investimento della holding di Buffett che porta per l’analista numerosi vantaggi, tra cui una maggiore credibilità, capitale aggiuntivo per operazioni e il potenziale per ulteriori investimenti azionari.

Al contrario, Jp Morgan è più prudente e a un rating neutral affianca un target price di 38 dollari, tenuto fermo dal 13 agosto e pari a 13 volte la sua stima dell’adjusted ebitda al 2028. Allora nel report – che è precedente l’acquisizione di Miro – veniva spiegato che la valutazione data era a leggero premio rispetto a quella di Constellation Software (9 volte) e Roper Technologies (12 volte) ma a sconto rispetto a Danaher e TransDigm Group (15 volte), i gruppi ritenuti più comparabili con Bending Spoons. (riproduzione riservata)