Il consolidamento bancario italiano non si gioca solo sull’asse Milano-Siena-Trieste. Il 18 settembre arriva a uno snodo decisivo la partita per BdM Banca, l’ex Popolare di Bari guidata dall’ad Cristiano Carrus, e si profila una sfida tra alcuni dei maggiori gruppi creditizi nazionali.
Quando il 16 settembre questo giornale andava in stampa, erano in fase di finalizzazione quattro offerte vincolanti, attese oggi sul tavolo dell’advisor Vitale & Co. In pista ci sarebbero Credem (assistita da Bofa) e la cordata formata da Iccrea e Popolare di Puglia e Basilicata (Kitra).
Fino all’ultimo sono invece rimasti in bilico Unicredit e Crédit Agricole Italia, anche se fonti finanziarie davano per «molto probabile» la loro presenza nella procedura gestita da Mediocredito Centrale, azionista di BdM controllato da Invitalia (che si avvale di Prometeia).
Il calendario è stato insomma rispettato nonostante i rumor su un rinvio delle offerte alla fine settembre. Se non ci saranno intoppi, quindi, il processo dovrebbe chiudersi entro il 2026, come preventivato inizialmente dal Tesoro.
In vendita c’è una banca molto diversa dalla Popolare di Bari finita in amministrazione straordinaria alla fine del 2019. Nel 2020 Mediocredito Centrale ne rilevò il controllo dopo una ricapitalizzazione da circa 1,6 miliardi, sostenuta per 1,2 miliardi dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd), avviando una ristrutturazione patrimoniale, commerciale e organizzativa.
Oggi BdM conta 217 filiali, con il baricentro in Puglia - 65 sportelli - e una presenza significativa in Abruzzo, Campania e Basilicata. La raccolta supera 12 miliardi e gli impieghi sono nell’ordine dei 6 miliardi. Soprattutto, la banca è tornata in utile dopo anni di perdite: nel primo semestre 2026 il risultato netto ha raggiunto 46,87 milioni. È questo risanamento a rendere oggi il dossier appetibile con una valutazione a sconto di appena il 25% patrimonio netto (576 milioni a fine 2025) e dunque un prezzo stimato attorno ai 450 milioni.
Sul mercato non c’è solo l’ex Popolare di Bari. Dopo la fallita vendita alla Banca del Fucino, un distinto processo di vendita è in corso anche sulla controllata Cassa di Risparmio di Orvieto, guidata dal ceo Maurizio Barnabé e con circa 40 filiali tra Umbria e Lazio. La valutazione supera di poco i 100 milioni e sul dossier punta forte Banco Desio.
Le due operazioni sono formalmente separate, ma alcuni potenziali compratori le puntano entrambe. A partire da Unicredit che rafforzerebbe la presenza nel Sud Italia e guadagnerebbe un credito politico con il governo dopo i contrasti dell’anno scorso sull’offerta pubblica su Banco Bpm. Contattata da MF-Milano Finanza, Piazza Gae Aulenti non ha commentato le indiscrezioni.
Differente la logica degli altri pretendenti. Credem compirebbe un salto dimensionale in aree dove la sua rete resta meno estesa rispetto al Centro-Nord, mentre la proposta di Iccrea e Banca Popolare di Puglia e Basilicata presenta la maggiore continuità territoriale. È rimasta in bilico fino all’ultimo, invece, l’offerta di Agricole Italia.
Anche perché in queste settimane il gruppo francese è già impegnato su diversi fronti, a partire dall’esame dell’ops di Mps sulla partecipata Bpm. Dal lato del venditore, la privatizzazione di BdM chiuderebbe uno dei principali dossier ancora aperti dopo gli interventi nelle crisi bancarie dello scorso decennio e consentirebbe al governo di incassare risorse preziose per fronteggiare i prossimi impegni di spesa. (riproduzione riservata)