I verbali della riunione Bce di luglio, pubblicati il 27 agosto, hanno dato ulteriori indicazioni di una stretta in arrivo a settembre. La banca centrale il mese scorso ha deciso di lasciare invariati i tassi al 2,25%, dopo il rialzo di giugno.
A luglio tuttavia i membri del board hanno osservato che «un altro aumento dei tassi sarebbe probabilmente necessario, tranne in caso di un miglioramento significativo delle prospettive di inflazione», secondo quanto scritto nelle minute. La mossa del mese scorso è stata una «pausa» che non implica «la fine del ciclo di inasprimento».
Nello stesso tempo, però, i governatori hanno sottolineato che a luglio la comunicazione non avrebbe dovuto impegnarsi per un rialzo sicuro, data la possibilità di cambiamenti dell’outlook. La Bce ha così lasciato «opzioni aperte per le prossime riunioni». Lo scenario però non ha avuto svolte positive da allora, quindi gli operatori di mercato considerano quasi certo un rialzo dei tassi dal 2,25% al 2,5% il 10 settembre.
Nei verbali è stato indicato che alcuni membri Bce non si sarebbero opposti a una stretta già a luglio, come aveva anticipato la presidente Christine Lagarde in conferenza stampa.
Le minute hanno chiarito che, secondo questi banchieri centrali, c’è una bassa probabilità che l’aumento si riveli ingiustificato, vista la persistenza del conflitto in Medio Oriente e la resistenza dell’economia europea.
Inoltre, sempre per questi membri Bce, la politica monetaria dovrebbe muoversi «in territorio moderatamente restrittivo» perché l’attuale livello dei tassi non sta frenando prestiti e pil. In passato il capoeconomista Philip Lane aveva fissato la soglia neutrale dei tassi tra 1,75% e 2,5%.
Il consiglio direttivo Bce ha deciso alla fine una pausa nell’ultima riunione considerando l’assenza di effetti di secondo livello (come un trasferimento dell’aumento dei prezzi ai salari), i dati di inflazione sotto le attese a giugno e l’ancoraggio delle aspettative di medio termine all’obiettivo del 2%. Inoltre i membri Bce hanno considerato «prudente» rivalutare la situazione a settembre, quando saranno aggiornate le proiezioni macro.
A luglio la «questione centrale» per i banchieri centrali era capire «se l’aumento dell’inflazione riflettesse una perturbazione di breve durata dal lato dell’offerta o indicasse pressioni sottostanti più ampie». I membri ritenevano di «non avere ancora sufficiente visibilità per determinare quale delle due ipotesi fosse più probabile». L’incertezza sul conflitto suggeriva che «entrambi gli scenari rimanessero plausibili».
Il membro del comitato esecutivo Isabel Schnabel ha detto nei giorni scorsi che i tassi devono aumentare per contrastare i rischi al rialzo sull’inflazione: «All’attuale livello dei tassi, è improbabile che l’inflazione torni all’obiettivo del 2% nel medio termine e pertanto sarà necessaria un’ulteriore stretta». L’inflazione dell’Eurozona è salita al 2,9% a luglio, in lieve rialzo dal 2,8% di giugno.
Lane nei giorni scorsi ha rilevato che il carovita potrebbe restare attorno al 3% quest’anno, anche se i valori saranno legati agli sviluppi delle guerre. A settembre comunque la Bce non prenderà impegni per i mesi successivi. Il membro del board Piero Cipollone ha ricordato la necessità di calibrare la stretta per evitare conseguenze eccessive sull’economia. (riproduzione riservata)