Le banche europee sono «resilienti» ma «le sfide legate alle crescenti tensioni sul commercio, all’accresciuta incertezza e alle vulnerabilità specifiche di certi settori non si riflettono pienamente nei bilanci delle banche». Lo ha sottolineato la presidente Bce Christine Lagarde nel rapporto annuale della Vigilanza di Francoforte. «La trasmissione degli shock può essere ritardata e non lineare, rendendo cruciale per le banche e per le autorità di vigilanza mantenere un approccio che guardi in avanti e cerchi di agire in maniera tempestiva quando i rischi si accumulano».
Anche Claudia Buch, presidente della Vigilanza Bce, ha evidenziato che l’elevata incertezza «non è adeguatamente riflessa dagli indicatori di mercato, con la potenziale conseguenza di una repentina rideterminazione del prezzo del rischio».
Per Buch «gli shock potrebbero manifestarsi inaspettatamente e diffondersi con rapidità a causa delle elevate tensioni geopolitiche, delle valutazioni eccessive in diversi segmenti dei mercati finanziari, delle crescenti interconnessioni tra banche e istituzioni non bancarie e del rischio di mutamenti della fiducia dei mercati».
Perciò, ha aggiunto, «è indispensabile continuare a estendere lo sguardo oltre gli indicatori congiunturali dei risultati delle banche». Nel terzo trimestre 2025 il capitale Cet1 delle banche europee si è attestato al 16,1% e l’indice di copertura delle liquidità al 157%, al di sopra dei requisiti regolamentari. La redditività si è stabilizzata al 10%.
Intervenendo poi in audizione al Parlamento Ue, Buch ha indicato i principali punti di attenzione della Vigilanza ribadendo i concetti di una recente intervista a MF-Milano Finanza. Buch ha osservato che «non ci sono segnali di deterioramento» nella qualità del credito, ma ci sono sacche di vulnerabilità nel settore immobiliare commerciale e nei prestiti alle pmi. Francoforte sta valutando gli standard creditizi delle banche. Quanto ai prossimi mesi, la Vigilanza Bce si è impegnata ad aumentare la proporzionalità dei requisiti e del reporting delle banche medio-piccole.
In Europa intanto sono finiti sotto i riflettori i tentativi dei governi di bloccare aggregazioni bancarie. «L’eliminazione degli ostacoli alla fornitura transfrontaliera di servizi e l’armonizzazione delle norme consentirebbero alle banche di sfruttare meglio le economie di scala e di diversificare le attività», ha detto Buch, aggiungendo che la Bce è «neutrale» rispetto alle operazioni nazionali o cross-border. La presidente della Vigilanza non ha risposto a una domanda dell’eurodeputata Irene Tinagli (Pd, S&D) sugli ostacoli politici alle aggregazioni e sull’uso del golden power in Italia.
Secondo il rapporto annuale della Vigilanza, la Bce ha avviato l’anno scorso 163 ispezioni nelle banche, in linea con l’anno precedente (165) ed ha imposto sanzioni per 8,5 milioni. Le procedure sui requisiti di idoneità dei banchieri sono aumentate a 1.672 dalle 1.557 dell'anno precedente. I timori più comuni hanno riguardato la disponibilità di tempo, l’esperienza e i conflitti di interesse. Ciò si è tradotto in 27 condizioni, 122 obblighi e quattro raccomandazioni. Il contributo annuale delle banche per le attività di vigilanza è di 690 milioni di euro.
Intanto l’associazione Afme ha presentato proposte sulle regole bancarie Ue, evidenziando che la loro semplificazione potrebbe sbloccare fino a 2,8 trilioni di euro di prestiti aggiuntivi in Europa. Invece Abi e Amf Italia hanno sottolineato in un incontro che il passaggio al regolamento T+1 (che riduce da due a un giorno il tempo di regolamento delle operazioni sui titoli) rappresenta «una svolta strutturale per il mercato finanziario». Secondo Pier Carlo Padoan, presidente di Unicredit, si tratta di «un cambiamento che rende i mercati più efficienti e riduce i rischi ma comporta anche un importante adeguamento organizzativo per le banche». (riproduzione riservata)