Le banche Ue non devono rispettare requisiti più stringenti di quelle Usa. Al contrario, se per ipotesi gli istituti europei applicassero le regole degli Stati Uniti avrebbero richieste di capitale più elevate del 5%: in particolare il patrimonio minimo dovrebbe salire di quasi il 10% per i gruppi maggiori che competono a livello internazionale. Ma le ultime regole di Basilea potrebbero ridurre il divario poiché in media ridurranno i requisiti negli Usa e li aumenteranno nell’Ue. È quanto emerge da un’analisi pubblicata dalla Bce che ha messo in guardia rispetto alle teorie secondo cui una riduzione dei requisiti patrimoniali aumenterebbe la competitività, i prestiti e la redditività del settore europeo.
Le richieste di capitale Ue sono «sostanzialmente comparabili a quelli di altre giurisdizioni», secondo la ricerca scritta da Skirmantas Dzezulskis, Massimo Libertucci e Samuel McPhilemy.
Per fare un confronto tra il comparto Ue e quello Usa, l’analisi Bce ha verificato come cambierebbero i requisiti minimi delle banche significative Ue se fossero soggette alle caratteristiche principali della disciplina statunitense (come l’adeguamento dei requisiti a seconda delle dimensioni delle banche, la definizione delle riserve in base agli stress test e i limiti ai modelli interni).
In media le norme statunitensi comporterebbero requisiti patrimoniali leggermente più elevati per l’intero campione europeo.
La differenza sarebbe più marcata per le banche Ue più grandi e sarebbe determinata dall’approccio Usa più rigoroso per le banche di importanza sistemica e dai limiti ai modelli interni. Al contrario, le banche Ue di medie dimensioni sarebbero soggette a requisiti meno rigorosi negli Stati Uniti, a causa dell’assenza di meccanismi equivalenti ad alcuni add-on patrimoniali Ue e per effetto della prassi Usa di fissare a zero la riserva anticiclica.
In ogni caso il testo sottolinea che questi risultati dovrebbero essere interpretati con cautela, date le differenze tra i sistemi bancari.
Anche altre analisi, tra cui quella del docente della Bocconi Andrea Resti per il Parlamento Ue, non hanno rilevato requisiti di supervisione sproporzionati per i gruppi europei.
Quanto all’impatto sul credito, l’analisi Bce sottolinea che le richieste patrimoniali possono ridurre i prestiti nel breve termine, mentre nel lungo termine le banche con più patrimonio erogano finanziamenti in modo più continuo nei diversi cicli economici.
Riguardo invece all’effetto sulla redditività, «sebbene l’aumento dei requisiti patrimoniali incida meccanicamente sul roe aumentando il denominatore, la ricerca non rileva alcuna prova sistematica di una relazione negativa tra requisiti di capitale e redditività». Gli autori mettono in guardia dal diluire i requisiti normativi o dal discostarsi dagli standard internazionali alla ricerca di vantaggi competitivi.
Queste azioni «pur offrendo potenzialmente benefici a breve termine per alcune banche, potrebbero minare la convergenza verso gli standard internazionali, aumentando così i rischi per la stabilità e minando potenzialmente anche la competitività delle banche nel lungo periodo».
Intanto un sondaggio Bce ha rilevato che le imprese dell’Eurozona hanno segnalato nel primo trimestre 2026 un ulteriore inasprimento dei tassi sui prestiti bancari. Inoltre le aziende prevedono aumenti più marcati dei prezzi di vendita, mentre le aspettative salariali si sono leggermente moderate. Secondo le imprese, le aspettative di inflazione a breve termine sono aumentate notevolmente, mentre quelle a medio termine sono rimaste stabili. La Bce secondo le attese di mercato lascerà i tassi invariati nella riunione del 30 aprile. (riproduzione riservata)