Bce: le imprese europee vedono un’impennata dell’inflazione se continuerà la guerra in Medio Oriente
Bce: le imprese europee vedono un’impennata dell’inflazione se continuerà la guerra in Medio Oriente
Interruzioni nelle filiere produttive eserciterebbero un’ulteriore forte pressione al rialzo sui prezzi e frenerebbero la domanda, secondo un sondaggio della banca centrale

di di Francesco Ninfole 04/05/2026 21:30

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Le imprese dell’Eurozona vedono il rischio di un rialzo dell’inflazione nell’area simile a quello osservato per il Covid se la guerra in Medio Oriente proseguirà. È quanto emerso da un sondaggio della Bce con 67 grandi aziende tra fine marzo e inizio aprile.

L’impennata del prezzo del petrolio si è «rapidamente» ripercossa sui prezzi di vendita dei beni più dipendenti dal petrolio, anche se l’impatto su scala più ampia potrebbe verificarsi «in modo più graduale rispetto al passato», secondo gli esiti del sondaggio.

Le aziende nei settori del trasporto aereo, della logistica e della chimica hanno riferito che gli aumenti dei prezzi, spesso a due cifre, sono già stati applicati a marzo o annunciati per il secondo trimestre. In alcuni casi gli incrementi sono stati facilitati da clausole che prevedono adeguamenti automatici in base ai prezzi dell’energia. Queste clausole sono più diffuse rispetto all’inizio della guerra in Ucraina.

Allo stesso tempo, le imprese più grandi sono più protette contro le fluttuazioni dei prezzi dell’energia rispetto al 2022 grazie a coperture che dovrebbero limitare in parte l’impatto nel breve termine.

L'impatto della guerra in Medio Oriente sulle catene di approvvigionamento

Le aziende hanno però sottolineato che la guerra in Medio Oriente, se non finirà in tempi brevi, causerà interruzioni nella catena di approvvigionamento, esercitando un’ulteriore forte pressione al rialzo sui prezzi e frenando la domanda. Un conflitto di mesi provocherebbe «carenze globali non solo di carburante, ma anche di derivati del petrolio».

Particolari preoccupazioni riguardano le possibili carenze di idrogeno (utilizzato per i fertilizzanti) e di elio (usato per i semiconduttori). «Un’interruzione dell’approvvigionamento potrebbe generare una pressione inflazionistica più simile a quella osservata durante la pandemia di Covid», hanno rilevato le imprese.

Nel sondaggio sono stati evidenziati comunque alcuni fattori attenuanti. In primo luogo la domanda globale è percepita debole, soprattutto alla luce della modesta domanda interna in Cina. Inoltre il sostegno della politica fiscale secondo le attese sarà più limitato. Infine le catene di approvvigionamento sono considerate oggi più resilienti. La preoccupazione principale riguarda l’effetto della guerra sulla fiducia dei consumatori.

Le prospettive su inflazione e crescita

Secondo un sondaggio separato della Bce, gli analisti di mercato si aspettano in media l’inflazione al 2,7% quest’anno, anche se il carovita dovrebbe poi scendere al 2,1% nel 2027 e al 2% nel 2028. La crescita sarebbe secondo le attese in media all’1% quest’anno.

La Bce ha lasciato i tassi invariati nella riunione del 30 aprile ma è orientata ad alzarli a giugno, quando saranno aggiornate le proiezioni con nuovi scenari avversi (che potrebbero essere disegnati in modo diverso rispetto ai precedenti che consideravano soprattutto un forte aumento dei prezzi di gas e petrolio).

La Bce potrebbe restare ferma di fatto solo in due casi: una soluzione rapida e credibile del conflitto in Medio Oriente oppure una forte caduta dell’economia connessa in particolare a riduzioni stabili della fornitura di energia, a cui seguirebbe con ogni probabilità un ulteriore restringimento delle condizioni creditizie.

Anche in caso di incremento dei tassi a giugno, la Bce comunque non si impegnerà a una sequenza di rialzi, ma manterrà flessibilità sull’eventuale prosecuzione della stretta, in base all’evoluzione dei dati economici.

Tokenizzazione e innovazione nei sistemi di pagamento

In tema di asset digitali, invece, il membro del comitato esecutivo Bce Piero Cipollone ha sottolineato ieri in un convegno della Banca d’Italia che la tokenizzazione «ha il potenziale per generare guadagni in termini di efficienza e ridefinire l’intermediazione finanziaria.

Tuttavia i mercati basati sulla tokenizzazione e sulla tecnologia Dlt necessitano di moneta della banca centrale in forma tokenizzata. Configurazioni alternative introdurrebbero nuovi rischi».

Nell’occasione la vicedirettrice generale di Bankitalia Chiara Scotti ha lanciato l’idea di «un’estensione tokenizzata della Sepa» poiché «l’attenzione dovrebbe concentrarsi non solo sui nuovi strumenti, ma anche su come gli attuali sistemi di pagamento europei potrebbero evolversi».

La Vigilanza bancaria e la distribuzione dei dividendi

Quanto al settore bancario, la presidente della Vigilanza Bce Claudia Buch ha evidenziato all’Eurogruppo che in questa fase «l’abbassamento dei requisiti patrimoniali potrebbe semplicemente tradursi in maggiori distribuzioni agli azionisti piuttosto che in un aumento dei prestiti». (riproduzione riservata)