Bce, Lagarde: l’Europa non può perdere la sfida dell'AI
Bce, Lagarde: l’Europa non può perdere la sfida dell'AI
La presidente della Bce sottolinea come la frammentazione del mercato unico e dei capitali ostacoli la crescita delle imprese europee

di Silvia Valente 19/08/2026 13:48

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L'Europa ha «in gran parte perso la prima rivoluzione digitale, poiché i vantaggi commerciali derivanti dalla diffusione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione sono stati sfruttati in modo sproporzionato altrove. Non possiamo permetterci di ripetere la stessa esperienza con l'intelligenza artificiale (IA), la seconda rivoluzione digitale». Lo ha detto la presidente della Bce, Christine Lagarde, nel suo intervento in occasione del Consiglio Internazionale delle Imprese del Forum Economico Mondiale di Ginevra.

Dal canto loro, le aziende europee stanno già investendo nell'intelligenza artificiale: i dati delle indagini suggeriscono che le aziende dell'area euro «prevedono di destinare in media circa il 9% dei loro investimenti totali all'AI quest'anno». Dati «incoraggianti» ma la questione, ha ricordato Lagarde, «è se l'Europa sia in grado di creare le condizioni affinché tali investimenti si diffondano e si espandano».

Gli ostacoli della frammentazione del mercato unico e dei capitali 

Due ostacoli «sono particolarmente critici», ha spiegato la presidente della Bce. Il primo problema «è la frammentazione del mercato unico», con le imprese che «continuano a competere eccessivamente entro i confini nazionali, il che indebolisce la pressione competitiva per l'adozione di nuove tecnologie». Eliminare le barriere interne, per Lagarde, «permetterebbe a tale pressione competitiva di applicarsi in tutta Europa».

Il secondo ostacolo «è la frammentazione dei mercati dei capitali», perché «le aziende europee innovative spesso riescono a finanziare la loro crescita iniziale, ma con l'aumentare delle dimensioni si tende a creare un divario». Il risultato è che «un minor numero di imprese che raggiungono dimensioni globali e una più lenta diffusione delle nuove tecnologie nell'economia».

Secondo Lagarde, le scale-up dell'Ue e quelle con sede a San Francisco raccolgono «somme sostanzialmente simili durante i primi cinque anni di attività, ma entro il decimo anno, le scale-up dell'Ue hanno raccolto circa il 50% in meno». Inoltre, «circa il 12% delle scale-up dell'Ue si è trasferito al di fuori dell'Unione, soprattutto negli Stati Uniti». Questi due ostacoli si rafforzano reciprocamente.

«Mercati frammentati riducono i rendimenti della crescita su larga scala in Europa, mentre una finanza frammentata rende più difficile finanziare questa crescita», ha detto Lagarde. La presidente della Bce ha sottolineato che «le aziende che possono crescere in tutta Europa hanno bisogno di capitali che possano crescere insieme a loro». Per questo, ha aggiunto, «l'Europa si sta ora muovendo in modo più deciso verso l'integrazione dei suoi mercati dei capitali», con i leader Ue che hanno invitato i co-legislatori a raggiungere un accordo sul pacchetto per l'integrazione dei mercati entro la fine del 2026, avvicinando così l'Europa «a un autentico mercato unico dei capitali».

I tre pilastri della crescita europea

La crescita europea era basata su tre pilastri, ha spiegato Lagarde: l'espansione del commercio internazionale, la forza del suo settore manifatturiero nelle medie tecnologie grazie anche all'energia a basso costo, un ordine internazionale stabile e basato sulle regole. Oggi questi pilastri si stanno erodendo, con le tensioni geopolitiche che «portano maggiore attenzione su dipendenze critiche e colli di bottiglia, mentre l'Europa fronteggia crescenti minacce alla sicurezza ai suoi confini».

Il primo pilastro era rappresentato dall’espansione del commercio globale, che però «non può più essere data per scontata»: solo lo scorso anno sono state introdotte nel mondo oltre 2.500 restrizioni commerciali. Il secondo era la forza europea nella manifattura a media tecnologia, sostenuta anche dall’accesso a energia relativamente economica. «Anche questo vantaggio si sta erodendo», ha avvertito Lagarde. La Cina compete ormai direttamente con l’Eurozona in quasi il 40% dei settori nei quali l’area presenta un vantaggio comparato, contro circa il 25% dei primi anni Duemila.

Inoltre è venuta meno l’energia a basso costo sulla quale l’industria europea poteva contare, compreso il gas russo. Nel 2025 - ha ricordato la presidente - i prezzi dell’elettricità per le industrie europee ad alta intensità energetica erano più che doppi rispetto agli Stati Uniti e superiori di circa il 50% a quelli cinesi. Il terzo pilastro era «un ordine globale stabile e basato sulle regole, sostenuto dall’ombrello di sicurezza statunitense». Le tensioni geopolitiche stanno invece mettendo in evidenza le dipendenze strategiche e le strozzature delle catene di fornitura.

«Quando le dipendenze economiche possono essere utilizzate come arma o quando si indebolisce la percezione della deterrenza, le preoccupazioni per la resilienza entrano direttamente nelle decisioni economiche», ha osservato Lagarde, facendo notare che le imprese investono meno quando ritengono meno sicuro il capitale, con conseguenze negative su produzione e consumi.

L’Europa dispone di «punti di forza sostanziali sui quali costruire», tra cui la più ampia rete mondiale di accordi commerciali, capacità manifatturiere di eccellenza, una forza lavoro qualificata e un mercato integrato di 450 milioni di consumatori. Nel 2025 l’economia dell’Eurozona è cresciuta dell’1,5%, interamente grazie alla domanda interna. Nel secondo trimestre del 2026 il pil è aumentato dello 0,4%, nonostante lo shock energetico, ancora con un contributo positivo della domanda interna. «Il compito ora è trasformare questa resilienza interna in una fonte di crescita più duratura nel lungo periodo», ha detto Lagarde. Per riuscirci, l’Europa deve «utilizzare meglio la scala del proprio mercato interno», rimuovendo le barriere che impediscono alle imprese di espandersi in tutta l’Unione.

Surplus pagamenti di 35,1 miliardi di euro

Intanto la Bce ha reso noto che nel mese di giugno, la bilancia delle partite correnti dell’Area Euro ha chiuso con un surplus di 35,1 miliardi di euro, in aumento rispetto all’attivo di 25,1 miliardi di euro di maggio. Le stime degli analisti erano per un avanzo di 26,8 miliardi. In dettaglio, la componente dei servizi ha evidenziato un saldo positivo di 16 miliardi, quella dei beni di 18 miliardi. La partita primaria dei redditi ha evidenziato un attivo di 17 miliardi e quella secondaria un deficit di 16 miliardi.

Secondo le rilevazioni della Bce, su base non destagionalizzata, si registra un avanzo di 46,9 miliardi rispetto al disavanzo di 6,2 miliardi precedente.

Nei 12 mesi a giugno 2026, il surplus delle partite correnti è ammontato a 276 miliardi di euro (l’1,7% del pil dell’area euro), in calo rispetto ai 305 miliardi di euro (2% del pil) dell’anno precedente. Nel conto finanziario, gli acquisti netti di asset non emessi nell’area euro, da parte di residenti in Eurolandia, sono ammontati a 820 miliardi di euro, mentre gli acquisti netti di asset non emessi nell’area euro da parte di non residenti, valgono 1.123 miliardi di euro. (riproduzione riservata)