La Banca Centrale Europea sarà al centro delle scelte per rispondere alla crisi energetica e a quelle che si intravedono all’orizzonte. Tre sono i temi caldi che si dovranno affrontare a Francoforte: la politica del costo del denaro, i nuovi sistemi di pagamento digitale denominati in dollari e l’innesto delle criptomonete nella finanza tradizionale.
Il primo fronte è quello legato al possibile aumento dei tassi di interesse che alcuni banchieri centrali danno ormai quasi scontato, visto il pericolo inflazione derivante dalla crisi di Hormuz, e che la stessa Bce individua sopra il 3% se perdurerà la petro-guerra.
Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta lo ha fatto capire giovedì 2 aprile parlando alla conferenza organizzata dalla Farnesina. «L'aumento dell'inflazione nell'area dell'euro in marzo al 2,5% dall'1,9 di febbraio evidenzia l'intensità e la rapidità di trasmissione dello shock energetico, i cui effetti emergeranno verosimilmente anche nei dati dei mesi successivi. Al tempo stesso l'andamento degli indicatori anticipatori, in particolare la flessione della fiducia delle famiglie, prefigura un possibile rallentamento dell'economia reale».
Così come avvenuto con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, tutte le preoccupazioni sono incentrate sull'energia e sul relativo spread che deriva nei Paesi membri dell’Ue, dove si registrano analoghe tensioni come quattro anni fa allo scoppio del conflitto tra Kiev e Mosca. Questo fa intendere, come anticipato dalla sua presidente Christine Lagarde, che la Bce potrebbe intervenire a breve alzando i tassi d’interesse ma che resta comunque alla finestra per capire la durata della guerra in Medio Oriente e la fiammata del carovita.
Il mercato però si è già mosso e rendimenti dei bond privati e governativi sono aumentati anticipando le mosse dei banchieri centrali, Fed compresa. Lo ha fatto capire Piero Cipollone, componente del comitato esecutivo della Bce, il quale, durante un convegno della Fondazione Banco di Napoli in cui l’ex presidente di Confindustria Antonio D’Amato ha auspicato che l’Eurotower non aumenti i tassi di interesse, ha fatto notare che il rialzo degli stessi «è già in corso ma sul mercato» e che l’Eurotower, quando deciderà, lo farà sulla base di quanto avviene appunto sui titoli in circolazione (per averne conferma basti guardare ai rendimenti in crescita dei Bund sopra il 3% e dei Btp).
Anche Ignazio Visco, governatore emerito e una solida esperienza di studi dell’economia reale, è convinto che il movimento rialzista sia in corso da un po’ di tempo ma allo stesso tempo confida sulla capacità di trovare una sintesi all’interno della banca centrale, «organismo federato dove i Paesi si confrontano e trovano soluzioni condivise».
Il secondo fronte è quello dei pagamenti digitali, dove si sta spostando la guerra monetaria innestata, tra le tante, dal presidente americano Donald Trump, di cui Sec e Antitrust statunitensi pare non siano in grado di frenare la capacità di influenzare il corso delle commodity.
La digitalizzazione dei meccanismi di transazione permette già oggi a tutti gli europei di comprare beni e servizi per un terzo accedendo a internet. Sono ormai numerose le app che bypassano i sistemi di pagamento tradizionale e cresce anche il numero di stablecoin che riconoscono solo il dollaro.
In questo contesto l’euro digitale, previsto per il 2029 (troppo tardi), nasce proprio per riappropriarsi della sovranità monetaria in un mondo in cui ormai tutte le carte di pagamento sono americane e anche i sistemi tecnologici per farle, come la blockchain. In pratica: se oggi esistono due armi valutarie, il dollaro e l’euro, permettere che tutti i nuovi regimi siano denominati in biglietti verdi trasforma la moneta unica in una pistola a salve.
Il terzo fronte per la Bce sono le criptovalute e il loro passaggio nella finanza tradizionale. L’agenzia statunitense Fannie Mae, specialista in mutui, ha annunciato di accettare bitcoin come garanzia. Per accettarli come garanzia questi saranno impacchettati da un soggetto esterno, il quale li trasformerà in garanzie valide sul mercato immobiliare.
La novità non è di poco conto. Si consente in questo modo al bitcoin di aumentare il suo raggio di azione; non solo mezzo di scambio e pagamento fra individui ma anche base di garanzia per mutui che poi sono regolarmente cartolarizzati e venduti a investitori di tutto il mondo. Si tratta di un nuovo rischio, come sovente su queste pagine ha ammonito Paolo Savona? Per alcuni analisti sì, soprattutto per coloro che si ricordano il ruolo di Fannie Mae nella crisi dei mutui subprime, mentre per altri si tratta solo di una nuova sapiente innovazione finanziaria.
Se si prendono però a riferimento le norme di Basilea, che regolano il credito delle banche, queste considerano il bitcoin come altamente speculativo e impongono alle banche che lo hanno in portafoglio di preparare assai cospicui presidi obbligando a dedurli dal patrimonio.
Il motivo della prudenza di Basilea è chiaro: il bitcoin non ha un sottostante, cioè, per esser chiari, sotto non ha nulla. Per questo non si considera eleggibile il bitcoin come garanzia ai fini del credito in Europa in quanto la regolamentazione del credito nel mercato unico, come ben sa Federico Cornelli che di questo si è occupato per anni prima dell’esperienza in Consob, e ogni autorizzazione è lunga e complessa. Ad esempio la procedura per riconoscere eleggibili le garanzie offerte dalla cessione del quinto dello stipendio ai fini del credito al consumo e i terreni agricoli ai fini del prestito agrario è stata lunga ma ha avuto un impatto positivo sull’economia reale. Si potrà dire altrettanto delle criptomonete usate come un frutteto o un salario? Diverso sarebbe il discorso se si trattasse di stablecoin regolate dalle normative comunitarie.
La Bce deve perciò alzare la guardia su quanto accade al di là dell'oceano, dove potrebbe accendersi, anche in seguito questa pericolosa innovazione finanziaria, la miccia in grado di far scoppiare la bolla sui mercati. E la storia del crack Lehman Brothers sta lì a ricordarlo. Repetita iuvant, soprattutto se si teme la tempesta perfetta. (riproduzione riservata)