I dazi di Donald Trump sono stati pagati al 95% da consumatori e imprese Usa, mentre hanno colpito gli esportatori esteri solo per il 5%. È quanto emerge da un’analisi del bollettino economico Bce che conferma analoghe valutazioni della Fed. «Sebbene le tariffe stiano rimodellando la geografia delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti, i loro costi ricadono principalmente sugli importatori e sui consumatori nazionali», ha osservato la Bce.
I dazi di Trump, varati quasi un anno fa nel «Liberation Day» del 2 aprile, hanno avuto anche altri effetti controproducenti per l’economia Usa: al contrario di quanto promesso dal presidente Usa, i posti di lavoro nella manifattura sono calati e il deficit commerciale è aumentato (si veda MF-Milano Finanza del 13 marzo).
Secondo l’Ocse, l'inflazione negli Usa potrebbe arrivare al 4,2% quest’anno, anche sulla scia della guerra con l’Iran.
I costi di dazi più elevati sono trasferiti lungo tutta la catena dei prezzi. I consumatori Usa stanno sopportando circa un terzo dell’onere tariffario, secondo la Bce. La quota salirà se i dazi più elevati rimarranno in vigore per un periodo più lungo: i sondaggi presso le imprese Usa mostrano che queste trasferiranno nei prossimi mesi una quota maggiore dei costi tariffari sui consumatori.
Nel lungo termine la quota a carico degli individui potrebbe superare il 50%, man mano che le imprese statunitensi esauriranno la capacità di assorbire i costi. Nel lungo termine le aziende Usa dovrebbero assorbire circa il 40% dei costi tariffari più elevati, se gli esportatori continueranno a pagare i dazi in misura limitata.
L’impatto dei dazi sugli esportatori Ue è contenuto sui prezzi, ma può essere invece ingente sui volumi. L’analisi Bce rileva che un aumento del 10% dei dazi comporta un calo del 4,3% dei volumi esportati negli Usa. Gli effetti delle tariffe sono comunque diversi in base ai settori. Nel settore automotive, in particolare, la Bce ha sottolineato: «I dazi hanno innescato cambiamenti significativi nelle strutture commerciali, in particolare all’interno delle catene di approvvigionamento regionali. Nel settore automobilistico, i risultati indicano un netto disaccoppiamento degli Stati Uniti da Cina e Unione Europea a favore di Canada e Messico». Ue e Giappone hanno registrato «una contrazione del valore unitario delle auto esportate e un forte calo del volume dei prodotti soggetti a dazi».
Una ricerca separata di economisti Bce ha intanto evidenziato che «l’attuale quadro di vigilanza di vigilanza dei mercati dei capitali Ue è complesso e frammentato» perciò «i principali operatori di mercato necessitano di una vigilanza integrata, che aumenterebbe la coerenza della vigilanza, migliorerebbe l’individuazione dei rischi transfrontalieri e favorirebbe l'integrazione dei mercati, fornendo basi più solide per l’Unione dei risparmi e degli investimenti».
Invece la Vigilanza di Francoforte ha annunciato una semplificazione delle valutazioni sui modelli interni delle banche. (riproduzione riservata)