Bce, allarme sui bond per l’AI. Le bigtech Usa possono far salire il costo di finanziamento per aziende e Stati Ue
Bce, allarme sui bond per l’AI. Le bigtech Usa possono far salire il costo di finanziamento per aziende e Stati Ue
L’analisi degli economisti della banca centrale: cambia il mercato in euro, può diventare più difficile l’accesso al credito in Europa. Il Financial Stability Board avverte sui rischi dei modelli AI avanzati per la stabilità finanziaria

di di Francesco Ninfole 31/08/2026 19:30

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Le enormi emissioni di bond delle bigtech Usa possono avere significative conseguenze per il mercato obbligazionario in euro, facendo aumentare il costo di finanziamento per aziende e Stati europei. È quanto emerge in un’analisi di alcuni economisti Bce.

Le prime evidenze di questo fenomeno si osservano negli Stati Uniti, dove la domanda di finanziamenti a lungo termine guidata dall’AI ha contribuito al recente aumento dei rendimenti a lungo termine. Finora nell’Eurozona non si osservano ricadute simili, secondo gli economisti Bce, anche perché è più contenuto il volume delle emissioni delle bigtech in euro.


Tuttavia, per gli autori della ricerca, «questo potrebbe essere solo l’inizio di un’ondata di finanziamenti di proporzioni senza precedenti, in grado di rimodellare in modo evidente i mercati obbligazionari anche nell’Eurozona».

Le bigtech Usa in particolare «potrebbero far aumentare i costi di finanziamento per tutti i settori, man mano che accumulano debito e rappresentano una quota crescente dei mercati dei bond, con potenziali ripercussioni sul segmento sovrano e sovranazionale».

L'impatto degli hyperscaler sul mercato obbligazionario Ue

La presenza degli hyperscaler (Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Oracle) nel mercato delle obbligazioni in euro potrebbe aumentare l’esposizione degli investitori Ue all’economia Usa, replicando quanto già osservato nei mercati azionari, dove gli hyperscaler hanno assunto un ruolo dominante. Inoltre, osserva la ricerca, l’impennata dei prestiti delle bigtech potrebbe rendere più difficile l’accesso al credito per altre imprese e altri settori economici.

Gli analisti prevedono che entro il 2028 gli hyperscaler avranno bisogno di oltre 1.000 miliardi di dollari per investimenti. Una cifra molto rilevante che equivale al 3% del pil degli Stati Uniti. Gli investimenti stanno diventando troppo ingenti per essere finanziati solo attraverso flussi di cassa interni. Così è cresciuto il ricorso dei gruppi Usa al mercato delle obbligazioni in dollari e poi a quello in valuta estera attraverso i cosiddetti «reverse Yankees».

Le emissioni corporate in euro

Nella prima grande ondata di emissioni al di fuori degli Stati Uniti gli hyperscaler hanno scelto in particolare l’euro come valuta per il finanziamento estero. Oggi la moneta unica rappresenta quasi il 10% dello stock in essere delle obbligazioni di queste società, con titoli in circolazione denominati in euro per circa 40 miliardi. Questo livello equivale a poco più dell’1% degli indici di riferimento per i corporate bond in euro.

Le grandi società tecnologiche Usa rappresentano oggi poco meno del 10% delle nuove emissioni lorde di debito obbligazionario corporate denominato in euro. Lo scenario è però in evoluzione. Quest’anno Amazon e Alphabet sono stati i maggiori emittenti nel mercato dell’area euro: in particolare un’operazione di Amazon (per 14,5 miliardi a marzo) ha stabilito un record storico in termini di volume.

La visione degli economisti Bce sul credito Ue

«L’arrivo delle bigtech Usa sta sconvolgendo le vecchie convinzioni sul mercato del credito dell’area dell’euro», hanno osservato gli economisti Bce Anne Duquerroy, Oana Furtuna, Lia Vaz Cruz e Imène Rahmouni-Rousseau (quest’ultima è direttore delle operazioni di mercato della Bce, anche se l’analisi non necessariamente riflette la posizione ufficiale dell’istituto di Francoforte).

«In un’economia caratterizzata da un sistema bancario dominante, i mercati corporate bond dell’area dell’euro erano spesso percepiti come privi dell’ampiezza e della profondità necessarie a sostenere emissioni di grandi dimensioni». Ora invece le operazioni delle bigtech dimostrano che il mercato Ue è «in grado di assorbire autonomamente operazioni di dimensioni molto elevate».

Secondo gli autori gli hyperscaler stanno ampliando la portata del mercato dei bond Ue «introducendo scadenze più lunghe, una maggiore esposizione al settore tecnologico e titoli di debito con rating più elevati», di solito AA- o superiori, anche se l’approccio delle agenzie di rating a questo settore potrebbe basarsi su «ipotesi relative alla crescita futura dei ricavi e al livello di indebitamento che potrebbero non reggere alla prova del tempo, aumentando la vulnerabilità a una valutazione errata del rischio di credito».

L'esposizione degli investitori europei al debito degli hyperscaler rimane per ora «relativamente modesta, ma sta crescendo rapidamente». Gli hyperscaler hanno rappresentato il 15% dell’incremento delle posizioni in obbligazioni societarie nell’ultimo anno, grazie alla forte domanda da parte dei fondi pensione e delle compagnie assicurative. Inoltre i loro bond si diffonderanno sempre di più, anche in modo automatico, per il maggior peso negli indici e nei fondi passivi.

I rischi dell'AI per la stabilità finanziaria

Intanto, sempre in tema AI, il presidente del Fsb (oltre che governatore della BoE) Andrew Bailey ha sottolineato in una lettera ai leader del G20 che i modelli avanzati rappresentano una minaccia crescente per la stabilità finanziaria. Secondo Bailey, l’AI avanzata potrebbe modificare sensibilmente «la velocità e la portata del rischio informatico», minando la fiducia nei mercati a livello sistemico, anche per l’elevata concentrazione dei fornitori di servizi tecnologici. (riproduzione riservata)