Bcc, al via il rinnovo contrattuale: i sindacati chiedono 518 euro di aumento e 35 ore settimanali
Bcc, al via il rinnovo contrattuale: i sindacati chiedono 518 euro di aumento e 35 ore settimanali
Le proposte saranno discusse con Federcasse entro metà ottobre

di Giulia Venini   20/07/2026 16:04

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Si apre la stagione delle trattative per i quasi 37 mila lavoratori delle Banche di credito cooperativo (Bcc) dopo che i sindacati di categoria (Fabi, First, Fisac, Uilca e Ugl credito) hanno presentato la piattaforma per il rinnovo del contratto collettivo nazionale giunto a scadenza il 31 dicembre 2025. Il documento passerà al vaglio delle assemblee dei lavoratori a settembre per essere presentato formalmente a Federcasse, la Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali, entro la metà di ottobre.

Si tratta di proposte sostenute dall’ottima performance delle Bcc che negli ultimi anni hanno segnato un Cet1 ratio al 29,3% e una quota di mercato nel credito alle imprese pari al 24,4%. Secondo i sindacati, la solidità del modello cooperativo e la crescita della raccolta giustificano un recupero del potere d’acquisto per i dipendenti.

Le richieste economiche e l’orario di lavoro

Le principali richieste riguardano un aumento salariale tabellare medio di 518 euro sulla figura di riferimento e la riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore settimanali. In aggiunta i sindacati hanno messo sul tavolo un giorno di ferie aggiuntivo, il rafforzamento del welfare aziendale (cassa sanitaria e fondo pensione) e l’introduzione di un automatismo economico dopo 15 anni di anzianità, a prescindere dal percorso di carriera.

Si punta inoltre ad aumentare gli scatti di anzianità per adeguarli all’allungamento della vita lavorativa.

La sfida digitale

Un nodo centrale delle trattative riguarda la gestione dell’innovazione tecnologica e dell’AI. I sindacati propongono la creazione di un organismo nazionale bilaterale permanente. Secondo il segretario della Fabi Luca Bertinotti il documento vuole costruire un futuro di «stabilità occupazionale» e di «recupero del potere d’acquisto». (riproduzione riservata)