Barbara Berlusconi, arte e talento al centro della Fondazione: «La cultura è un investimento per il Paese»
Barbara Berlusconi, arte e talento al centro della Fondazione: «La cultura è un investimento per il Paese»
A un anno dalla nascita della sua Fondazione, Barbara Berlusconi racconta la strategia tra valorizzazione del patrimonio artistico, inclusione educativa e ricerca sull’impatto della tecnologia sui giovani

di di Nicola Carosielli 24/10/2026 05:00

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Restaurare le statue che accolgono i visitatori di Brera, sostenere percorsi educativi per ragazzi con disturbi dell’apprendimento, studiare l’impatto degli smartphone sugli adolescenti. Sono i diversi fronti sui quali Barbara Berlusconi ha scelto di misurare il proprio impegno filantropico, tenendo insieme due interessi che attraversano la sua esperienza personale: la cultura e l’educazione. La Fondazione che porta il suo nome, nata un anno fa, nell’ottobre 2025, e finanziata personalmente, si muove lungo questa direttrice, con l’obiettivo di affiancare al sostegno economico dei progetti un contributo al dibattito su temi che riguardano il futuro del Paese.

L’idea è intervenire su questioni circoscritte, ma capaci di avere ricadute più ampie, mettendo in relazione risorse private, competenze specialistiche e istituzioni.

L’intervento più recente riguarda le statue di Cesare Beccaria e Giuseppe Parini all’ingresso della Pinacoteca di Brera, a Milano. Opere che fanno da biglietto da visita a un museo frequentato ogni anno da centinaia di migliaia di persone e che necessitavano di un restauro, affidato alla scuola del Botticino con il sostegno della Fondazione. La scelta di coinvolgere giovani restauratori lega la tutela del patrimonio alla trasmissione di competenze, in un progetto che va oltre il recupero delle singole opere. Il restauro diventa così anche un’occasione per avvicinare nuove professionalità alla conservazione del patrimonio artistico, facendo dialogare la formazione con le esigenze concrete delle istituzioni culturali.

Il sostegno alla cultura e il ruolo dei privati

L’iniziativa si affianca al sostegno fornito al Patto per la Grande Brera, avviato nel settembre 2025, che riunisce Pinacoteca, Palazzo Citterio, Biblioteca Braidense e Cenacolo in un più ampio percorso di valorizzazione culturale. Ma è anche un modo per affrontare una questione che Berlusconi considera centrale: la distanza tra l’orgoglio per la ricchezza artistica italiana e le risorse necessarie a conservarla. «In Italia abbiamo un rapporto un po’ contraddittorio con il nostro patrimonio culturale: ne siamo orgogliosi, ma a volte ci comportiamo come se la sua ricchezza bastasse a garantirne il futuro»,

spiega Berlusconi a Milano Finanza. In questo quadro, il ruolo dei privati non si esaurisce nella beneficenza. «Investire nella cultura non è soltanto generosità, ma significa contribuire alla competitività e all’attrazione del Paese». Perché questo contributo possa crescere, sostiene, occorrono anche meno burocrazia e una maggiore consapevolezza del valore economico e sociale degli investimenti culturali. Il punto, in questa prospettiva, è riconoscere alla cultura non soltanto una funzione di tutela della memoria,

ma anche un ruolo nella capacità dell’Italia di attrarre visitatori, investimenti e competenze.

L’impegno nasce da una sensibilità coltivata nel tempo. Berlusconi ha frequentato il mondo dell’arte contemporanea anche attraverso un’esperienza diretta nel settore delle gallerie (a maggio è uscita dalla compagine societaria della Cardi Gallery dopo 17 anni) e siede nel cda del Teatro alla Scala.

La Fondazione traduce questi interessi in iniziative che non si fermano a Milano: sono allo studio nuovi interventi per la valorizzazione del patrimonio a Roma e Firenze. La linea dichiarata è quella di selezionare ambiti specifici e costruire collaborazioni, evitando di disperdere risorse in una successione di progetti scollegati. Un criterio che punta a privilegiare la continuità degli interventi e la possibilità di sviluppare relazioni con soggetti già attivi nei rispettivi settori.

L'impegno nell'educazione e l'inclusione sociale

La stessa attenzione alle opportunità individuali guida il lavoro in campo educativo. La Fondazione Barbara Berlusconi sostiene iniziative rivolte ai ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento, attraverso la cooperativa sociale Ver e progetti che utilizzano i musei come luoghi di esperienza e formazione per persone autistiche, in collaborazione con l’associazione I Bambini delle Fate. «Uno dei maggiori sprechi di una società è quello del talento, che non sempre emerge nei modi e nei tempi riconosciuti dalla scuola», osserva Berlusconi. «Una buona educazione deve valorizzare le differenze, non cancellarle».

E specifica: «Le iniziative private possono sperimentare percorsi personalizzati e contribuire a colmare alcune lacune, senza sostituirsi alla scuola; il vero risultato è creare opportunità durature, affinché le possibilità di esprimersi non dipendano soltanto dalle condizioni di partenza». L’attenzione si concentra quindi anche su chi rischia di incontrare maggiori ostacoli nei percorsi tradizionali, con l’idea che valorizzare le differenze non significhi abbassare le aspettative, ma creare condizioni più adatte perché ciascuno possa sviluppare le proprie capacità.

È nel rapporto tra adolescenti e tecnologia che questa impostazione incontra una delle questioni più dibattute del momento.

Tecnologia e adolescenti: lo Smart Choice Project

La Fondazione, infatti, promuove e sostiene lo Smart Choice Project, una ricerca internazionale sugli effetti di smartphone e social network sviluppata dalla Sevenoaks School in collaborazione con l’Harvard Human Flourishing Programme. Il lavoro punta a raccogliere evidenze sull’impatto dei dispositivi sui ragazzi, anche attraverso un confronto nel tempo tra gruppi con diverse modalità di accesso ai telefoni, con l’obiettivo di portare il confronto anche nelle scuole italiane.

Sull’uso delle tecnologie, Berlusconi è favorevole a divieti e limitazioni per i più giovani, a condizione che siano concretamente applicabili, ma insiste anche sulla necessità di fondare le decisioni su dati e risultati. «Sarebbe un errore dividere il mondo tra favorevoli e contrari alla tecnologia. Gli smartphone offrono opportunità, ma per i più giovani servono regole». La ricerca, aggiunge, è necessaria proprio perché «le decisioni devono basarsi sulle evidenze, non soltanto sulle buone intenzioni». La responsabilità riguarda famiglie, scuole e istituzioni: «La sfida è insegnare ai ragazzi a usare la tecnologia senza diventarne dipendenti».

Accanto al finanziamento dei progetti, la Fondazione dedica spazio alla divulgazione attraverso contenuti culturali e indagini sulle opinioni di genitori e giovani. L’attività si sviluppa anche attraverso i canali digitali, con l’intento di allargare il confronto sui temi affrontati e raggiungere interlocutori diversi. La sfida è fare in modo che la sensibilizzazione si traduca in consapevolezza e, dove possibile, in strumenti utili per chi opera quotidianamente nella cultura e nell’educazione.

Misurare l'impatto della filantropia

Resta il tema dei risultati, particolarmente rilevante per una realtà che ha avviato la propria attività da poco più di un anno. La scelta è privilegiare progetti circoscritti, con obiettivi concreti e verificabili, senza presumere che ogni ricaduta possa essere tradotta in una cifra. «Una fondazione deve avere idee chiare, altrimenti rischia di disperdere risorse in tante iniziative meritevoli senza incidere davvero», afferma Berlusconi. E precisa: «Privilegiamo pochi progetti, con obiettivi concreti e risultati verificabili, pur sapendo che non tutto può essere misurato con i numeri». Anche l’apertura a imprese e istituzioni risponde a questa logica. «Il valore della filantropia non si misura soltanto da quanto si dona, ma soprattutto da ciò che si riesce a mettere in movimento». È su questo passaggio, dalla disponibilità di risorse alla capacità di attivare competenze e collaborazioni, che la Fondazione punta a costruire la propria identità. (riproduzione riservata)