Bankitalia, utile netto di 1,7 miliardi nel 2025. Panetta sull’Iran: tempi non brevi per tornare alla normalità nell’energia
Bankitalia, utile netto di 1,7 miliardi nel 2025. Panetta sull’Iran: tempi non brevi per tornare alla normalità nell’energia
Risultati in forte miglioramento grazie al calo dei tassi. L’oro si rivaluta di 91 miliardi ma il dato non incide sul conto economico

di Francesco Ninfole 31/03/2026 11:00

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La Banca d’Italia ha chiuso il bilancio 2025 con un utile netto di 1,7 miliardi, rispetto agli 0,8 miliardi del 2024.

Il risultato lordo è stato positivo per 3 miliardi, mentre nel 2024 era stato negativo per 7,3 miliardi. Il miglioramento è dovuto soprattutto al calo dei tassi.

Negli anni precedenti la redditività era stata penalizzata dall’aumento del costo delle passività determinato dal rialzo dei tassi necessario per contrastare il forte aumento dell’inflazione. La stessa dinamica ha riguardato tutte le principali banche centrali globali.

La Banca d’Italia ha beneficiato dell’acquisto di titoli di Stato italiani, più redditizi rispetto a quelli di altri Paesi europei. In passato soprattutto la Germania si è opposta alla condivisione dei rischi nei piani di acquisto Bce, quindi ogni banca centrale ha comprato bond nazionali. La Bundesbank, piena di Bund a tassi bassi o negativi, ha perso 8,6 miliardi nel 2025.

Bankitalia ha deciso una distribuzione di dividendi ai partecipanti al capitale per 340 milioni. Negli ultimi dieci anni sono stati distribuiti 2,9 miliardi, mentre le risorse destinate allo Stato hanno raggiunto i 41,3 miliardi, di cui 6,5 per imposte.

Il fondo rischi generali, utilizzato negli ultimi esercizi per far fronte alle perdite, è stato aumentato di 0,9 miliardi ed è arrivato così a 24,7 miliardi.

Il bilancio della Banca d’Italia è cresciuto di circa 10 miliardi nel 2025. Questo andamento ha riflesso soprattutto le plusvalenze sulle riserve auree, pari a 91 miliardi, che hanno più che compensato la diminuzione dei titoli detenuti per la politica monetaria, scesi di oltre 80 miliardi, a 508.

Come previsto dalle regole dell’Eurosistema, le plusvalenze sull’oro non hanno inciso sul risultato economico, ma hanno alimentato l’apposito conto di rivalutazione, contribuendo ad assorbire eventuali future fluttuazioni del prezzo dell’oro.

È stato differente il caso della Banca di Francia, riportato nei giorni scorsi da MF-Milano Finanza. L’istituto ha venduto l’oro negli Stati Uniti con una plusvalenza di 12,8 miliardi che ha consentito di chiudere l’anno in utile per 8,1 miliardi. La Banca di Francia ha poi ricomprato lo stesso ammontare a Parigi, dove adesso l’oro è custodito.

«Tutte le attività e passività della Banca d’Italia, compreso l’oro, sono detenute e gestite avendo come unico riferimento l’interesse dell’Italia e dell’Europa», ha sottolineato il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta.

La legge di bilancio per il 2026 ha precisato che le riserve auree appartengono al popolo italiano ma «la disposizione non modifica né la rappresentazione in bilancio, né i compiti e le finalità legate alla detenzione dell’oro da parte dell’Istituto», ha detto Panetta.

Dal lato del passivo, c’è stato un calo di 19 miliardi dei depositi delle banche e di 58 miliardi – da 416 a 358 miliardi – del saldo debitorio della Banca d’Italia nel sistema Target. La contrazione di questo saldo, in corso dal 2023, è legata in larga parte all’aumento degli investimenti esteri in titoli italiani, in particolare in titoli pubblici. Un ulteriore contributo è derivato dal pagamento delle rate del Pnrr, erogati allo Stato attraverso Target.

L’impatto della guerra in Iran sulle prospettive economiche

Panetta è intervenuto anche sulla guerra in Iran: «Le esportazioni attraverso lo stretto di Hormuz si sono pressoché interrotte e stanno emergendo danni rilevanti alle infrastrutture di produzione e raffinazione. Anche in caso di una rapida cessazione delle ostilità, il ritorno a condizioni ordinate nel mercato dell’energia richiederebbe tempi non brevi».

L’effetto più immediato del conflitto è stato un forte aumento dei prezzi del gas e del petrolio, con un conseguente «indebolimento delle prospettive di crescita e nuove pressioni inflazionistiche», ha osservato Panetta. «Più in generale, si consolida un contesto di elevata incertezza, destinato verosimilmente a protrarsi oltre la fase acuta del conflitto».

Il conflitto in Medio Oriente ha «modificato bruscamente le prospettive» economiche dell’Italia e dell’Europa e la politica monetaria «si trova così nuovamente a fronteggiare uno shock negativo di offerta in un contesto di elevata incertezza, come già avvenuto nel 2022, all’indomani dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia», ha aggiunto il governatore di Bankitalia.

«Significativi rincari delle materie prime potrebbero derivare da danni alle infrastrutture energetiche; inoltre, eventuali interruzioni delle catene globali del valore potrebbero tradursi in aumenti dei prezzi dei beni intermedi, accentuando le pressioni sui prezzi al consumo. L’intensità di tali effetti dipenderà in misura cruciale dalla trasmissione degli shock alle retribuzioni e dalle ripercussioni sulle aspettative, con il rischio di un circolo vizioso tra prezzi e salari», ha detto Panetta.

Rispetto al 2022, ha rilevato, la politica monetaria è oggi in una posizione «più favorevole» per salvaguardare la stabilità dei prezzi: i tassi sono in linea con il livello stimato del tasso neutrale, le aspettative di inflazione di medio e lungo termine sono ancorate e le condizioni del mercato del lavoro sono meno tese. Inoltre, il sistema bancario nel complesso mostra «un’elevata redditività e una solida posizione patrimoniale».

Per Panetta «in un contesto così incerto e in costante evoluzione, sarà essenziale monitorare attentamente le aspettative e prevenire effetti di retroazione sui salari, assicurando al contempo che l’azione di politica monetaria resti proporzionata e coerente con il mandato». (riproduzione riservata)