Un peggioramento del conflitto in Medio Oriente conflitto in Medio Oriente potrebbe sottrarre poco più di un punto percentuale alla crescita italiana nel 2027 e spingere l’inflazione ben oltre le attese.
È il principale rischio evidenziato nelle nuove proiezioni macroeconomiche della Banca d’Italia, che in generale delineano un quadro esposto a forti incertezze. Questo significa che l'Italia rischia di andare in recessione a causa della guerra in Iran scatenata dagli Usa e da Israele, senza che il nostro paese insieme ai partner europei abbia deciso di partecipare al conflitto, come dimostra la visita lampo in Medio Oriente della premier Giorgia Meloni.
Nello scenario base di Bankitalia, il pil italiano dovrebbe crescere dello 0,5% sia nel 2026 sia nel 2027, per poi salire allo 0,8% nel 2028. La dinamica però resta debole, frenata nel breve periodo dal rincaro dei beni energetici, dal calo della fiducia e dal deterioramento della domanda interna.
Un graduale rafforzamento è previsto solo dal 2027, con l’attenuarsi delle pressioni sui prezzi. Questo ovviamente non nello scenario avverso, che significa un perdurare, anche nei prossimi mesi, della fiammata inflattiva e della riduzione della crescita dell'economia. In questo contesto negativo, la crescita economica risulterebbe significativamente più bassa nel 2026 (-0,5% rispetto allo scenario base, quindi sarebbe pari a zero) e soprattutto nel 2027 (-1,1% rispetto allo scenario base, quindi -0,6%).
Le prospettive per l’Italia insomma restano esposte a fattori esterni che potrebbero modificarne significativamente l’evoluzione. A questo punto, per evitare la tempesta perfetta, inflazione in aggiunta di recessione, occorre che la Bce non faccia quanto disposto a più riprese subito dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia: aumentare i tassi di interesse. Riuscirà a cambiare traiettoria o si comporterà come un missile già partito? (riproduzione riservata)