Bankitalia, ispezione al Fondo Italiano d’Investimento (Cdp): ecco i rilievi della Vigilanza. Che continua la sua stretta
Bankitalia, ispezione al Fondo Italiano d’Investimento (Cdp): ecco i rilievi della Vigilanza. Che continua la sua stretta
Verdetto parzialmente sfavorevole sulla vecchia gestione con rilievi su governance, controlli e remunerazione. Ma il nuovo vertice cambia rotta e prepara un piano strategico per rilanciare il veicolo

di di Luca Gualtieri e Fabrizio Massaro 06/02/2026 22:02

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Gli sceriffi di Bankitalia bussano al Fondo Italiano di Investimento. La sgr controllata da Cdp con il 55% e partecipata da Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Bper, Enpam, Enpaia e Abi è finita sotto la lente della Vigilanza con un’ispezione che ha passato al setaccio l’operato della precedente gestione.

Il verbale è stato consegnato nelle scorse settimane, anche se l’accertamento si è concentrato sul periodo in cui amministratore delegato e direttore generale era Davide Bertone, alla guida del Fondo dal maggio 2022 all’agosto 2025. Il verdetto: parzialmente sfavorevole, in sostanza una bocciatura nella metrica della Vigilanza che ha evidenziato «diffuse debolezze negli assetti di governo, compreso il sistema di remunerazione, nel controllo delle attività esternalizzate e nei processi di gestione, in presenza di connotazioni positive quanto a reddito e patrimonio».

Le criticità rilevate dalla Vigilanza di Bankitalia

Il verbale parte esaminando l’assetto di vertice del Fondo caratterizzato da un cda «espressione dei principali azionisti ma privo di un chiaro mandato strategico e dell’azionariato di controllo», da un «amministratore delegato, di nomina Cdp, non appartenente alla storia della sgr» che peraltro ha cambiato – evidenzia Bankitalia – ben quattro ad negli ultimi dieci anni, con «senior partner responsabili dei team di investimento, elemento di continuità e titolari di estesi spazi di autonomia».

Tale assetto «non si è rivelato del tutto coerente ed efficace. Il consiglio è stato assorbito dall’esame di una vasta mole di attività; l’azione dell’ad si è concentrata, efficacemente, sulla definizione del piano e sul conseguimento di alcuni dei suoi obiettivi, ma si è rivelata più debole nell’indirizzo dell’attività di investimento, contrassegnata da una dialettica, frequentemente non tracciabile, con i senior partner».

Il risultato è stato l’assenza di una «riconoscibile strategia, per quanto attiene sia alla pianificazione temporale degli investimenti e delle uscite, sia, nel caso dei fondi indiretti, alla selezione dei gestori che fonda il disegno complessivo del portafoglio investito».

Mancanza di supervisione e conflitti di interesse

Il verbale si focalizza poi sulle attività di monitoraggio svolte dall’ex vertice. «Anche a causa dell’assenza di un comitato rischi e della carenza di iniziativa del collegio sindacale, è mancata una supervisione effettiva delle funzioni di controllo e di valutazione, nei fatti prive di referenti aziendali ulteriori rispetto all’ad. Ne sono derivati controlli poco incisivi e profili, non identificati, di conflitto di interesse, sia nei rapporti bancari tra la sgr e i fondi, sia nella valutazione e nel sistema di remunerazione».

Quest'ultimo in particolare è stato ritenuto «non del tutto in linea con le prescrizioni normative», sia perché gli obiettivi non risultavano pienamente coerenti con i ruoli sia perché questi obiettivi non riflettevano fino in fondo lo spirito della normativa, che vincola la parte variabile della retribuzione a risultati sostenibili nel tempo.

Sul fronte finanziario invece la Vigilanza riconosce la solidità dei numeri del Fondo: «La sgr dispone di una dotazione patrimoniale ampiamente capiente (circa 2,5 volte i requisiti regolamentari) anche dopo la distribuzione di dividendi straordinaria del 2024 realizzata anche attraverso l’utilizzo di parte delle riserve disponibili».

Il nuovo corso con Domenico Lombardi 

Anche sulla scia di questi rilievi gli azionisti hanno scelto di imprimere un cambio di passo al Fondo. Al vertice come ad e dg è stato chiamato a fine ottobre Domenico Lombardi, docente di Public Policy alla Luiss con consolidati rapporti con Via Nazionale nonché consigliere di amministrazione di Montepaschi.

Entro fine mese il top manager presenterà al cda le linee guida del nuovo piano strategico, elaborato con McKinsey. Il documento – secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza – punterà a rendere più efficace il sostegno del Fondo alle filiere strategiche e alle aziende innovative del Paese con l'obiettivo di farne il braccio della politica industriale a favore delle pmi italiane.

La stretta della Vigilanza guidata da Fabio Panetta

L’ispezione al Fondo di Investimento è un’ennesima puntata della stretta di Bankitalia sulla vigilanza. Dall’arrivo di Fabio Panetta, gli 007 di Via Nazionale guidati da Giuseppe Siani hanno bussato a molti intermediari. Solo nel 2024 si sono chiuse le parabole di Banca Progetto e di Illimity. Le storie dei due istituti sono molto diverse, e così le contestazioni mosse ai loro vertici.

L’istituto fondato da Paolo Fiorentino è stato commissariato sulla scia di un’inchiesta della Procura di Milano, mentre la challenger bank di Corrado Passera è rimasta incagliata nel brusco declino del settore npl ed è finita in pancia a Banca Ifis. Su Bff Bank, crollata lunedì 2 di oltre il 44% in una sola seduta a Piazza Affari, ha pesato la riclassificazione imposta da Bankitalia del portafoglio crediti alla luce delle nuove regole sulle procedure di default.

La prima a finire sotto la scure della nuova gestione di Bankitalia è stata Smart Bank: per reperire liquidità l’istituto offriva rendimenti fino all’8% sui depositi tramite canali internazionali. Una struttura troppo debole: dopo meno di un anno dall’autorizzazione è finita in amministrazione straordinaria. (riproduzione riservata)