Le famiglie italiane continuano a concentrare una parte significativa della propria ricchezza finanziaria sulle azioni, che restano la principale voce dell’attivo nonostante flussi negativi registrati nell’ultimo anno. È quanto emerge dalla Relazione annuale della Banca d’Italia sul 2025, che evidenzia anche una trasformazione progressiva nella composizione dei portafogli, con un ruolo crescente del risparmio gestito e dei titoli di Stato, mentre diminuisce quello dei depositi bancari.
Le azioni rappresentano il 32% degli investimenti finanziari delle famiglie italiane, una quota che supera il 45% se si includono anche le quote dei fondi comuni. Nonostante deflussi per 14,55 miliardi nell’ultimo anno, il comparto resta dominante e riflette una forte esposizione al mercato azionario, spesso indiretta attraverso strumenti gestiti.
Parallelamente cresce il peso dei titoli di Stato, che nel 2025 aumentano di circa 30 miliardi nel portafoglio delle famiglie. Bankitalia attribuisce questo risultato anche alle emissioni dedicate agli investitori retail, che oggi rappresentano circa il 35% del totale dei titoli pubblici detenuti dai nuclei familiari.
Negli ultimi quindici anni si è assistito a un progressivo spostamento dalle obbligazioni bancarie verso il risparmio gestito. I fondi comuni restano lo strumento più diffuso e destinano oltre la metà degli investimenti in attività finanziarie di emittenti esteri, in molti casi al di fuori dell’area euro, segnalando una crescente internazionalizzazione dei portafogli.
Le azioni detenute direttamente, invece, mantengono una forte connotazione domestica, con circa due terzi degli investimenti concentrati su emittenti italiani. In forte crescita anche gli Etf, che negli ultimi cinque anni hanno visto raddoppiare i capitali investiti, superando i 39 miliardi nel 2025, pur restando con una quota ancora contenuta (poco sopra il 4% del totale dei fondi comuni) rispetto agli standard internazionali.
In parallelo si riduce il ruolo dei depositi bancari, che scendono al 21,6% della ricchezza finanziaria delle famiglie, il livello più basso dal 2007, pur in presenza di flussi netti positivi nell’ultimo anno. Anche i fondi pensione restano marginali, pari al 5,3% del totale, frenati dalla forte centralità del sistema pubblico e da una limitata cultura previdenziale.
Infine, Bankitalia sottolinea come la componente azionaria — in particolare quella non quotata e le partecipazioni — sia tra le più rilevanti nel portafoglio delle famiglie e una delle principali determinanti delle disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza. (riproduzione riservata)