Banco Bpm, perché il titolo scende in borsa nonostante l’utile sopra le attese, il dividendo all’8% e l’appeal m&a
Banco Bpm, perché il titolo scende in borsa nonostante l’utile sopra le attese, il dividendo all’8% e l’appeal m&a
Jefferies ed Equita mantengono un rating hold sull’azione post conti. Tutti i dubbi degli analisti

di Francesca Gerosa 06/11/2026 11:00

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Il titolo Banco Bpm cade dell’1,91% a 13,62 euro anche se l’utile netto del terzo trimestre 2026 si è attestato a 453 milioni di euro. La performance superiore alle attese è stata determinata dai costi operativi (-2% rispetto al consenso e allo stesso periodo dell'anno precedente) e dagli accantonamenti per perdite su crediti pari a 67 milioni, inferiori del 22% rispetto alle stime di consenso. A fronte, però, di ricavi pari a 1.470 milioni, inferiori dell’1% alle attese.

Trimestre a luci e ombre

Più in dettaglio, il margine di interesse, pari a 793 milioni, è risultato sostanzialmente in linea con le previsioni (+1% su base trimestrale e +5% su base annua), mentre i proventi da commissioni, pari a 650 milioni, sono risultati inferiori del 2% rispetto al consenso e in calo del 9% rispetto al trimestre precedente, a causa della debolezza stagionale delle commissioni upfront, che dovrebbero, tuttavia, recuperare nel quarto trimestre. Al contempo il contributo del comparto assicurativo (30 milioni) ha risentito dell'aumento dei rendimenti obbligazionari. Anche il coefficiente patrimoniale Cet1, pari al 14,27%, ha superato le aspettative degli analisti.

Tale livello, osserva Nicola de Caro, senior vice president di Morningstar Dbrs, «garantisce un margine patrimoniale di 470 punti base rispetto alla soglia del maximum distributable amount, ossia il livello patrimoniale al di sotto del quale si applicano restrizioni alla distribuzione degli utili. La posizione di liquidità e il profilo di raccolta rimangono solidi. I depositi della clientela sono cresciuti del 4% su base annua e i buffer di liquidità e quelli relativi al requisito minimo Mrel si mantengono su livelli ampiamente soddisfacenti». Nel complesso, secondo l’esperto di Morningstar Dbrs, questi risultati evidenziano una diversificazione maggiore dei ricavi, progressi sul fronte dell'efficienza operativa e un ulteriore miglioramento della qualità degli attivi. In questo contesto, «ci aspettiamo che Banco Bpm concluda il 2026 su basi solide».

Anche la qualità degli attivi ha continuato a migliorare. Il rapporto tra esposizioni deteriorate lorde e impieghi lordi è sceso all'1,9%, rispetto al 2,5% di un anno prima. Nel trimestre i nuovi flussi di esposizioni deteriorate sono rimasti contenuti e il livello di copertura delle Npe è risultato superiore a quello registrato un anno prima, osserva de Caro. Al contempo la dinamica dei finanziamenti ha mostrato un rafforzamento. I nuovi finanziamenti erogati nel terzo trimestre sono stati superiori di circa un terzo rispetto al terzo trimestre 2025, mentre i crediti in bonis core sono cresciuti di quasi il 4% su base annua.

Focus su dividendo e buyback

È stata poi confermata la guidance sull'utile netto 2026, superiore a 1,95 miliardi ed è stata rivista al rialzo la previsione relativa al dividendo per azione 2026, ora atteso a oltre 1 euro. Il dividendo intermedio di 0,50 euro per azione (+8,7% su base annua) sarà pagato a novembre. L'obiettivo per quanto riguarda la remunerazione degli azionisti per il periodo 2024-2027 è stato incrementato a 7 miliardi, rispetto ai precedenti oltre 6 miliardi, lasciando 4 miliardi da distribuire entro la fine del 2027. Tale importo includerà un programma di riacquisto di azioni proprie (buyback), la cui dimensione sarà definita dopo l'approvazione della Bce (Jefferies ha ipotizzato un importo di 750 milioni).

Nel corso della conference call, il management ha indicato per il 2027 una crescita del margine di interesse mid-single-digit, mentre l’attività di negoziazione dovrebbe registrare una crescita a doppia cifra. L'effetto positivo della sensibilità ai tassi dovrebbe più che compensare il venir meno dei benefici legati all'Ecobonus, stimati in 60 milioni nel 2027.

Rischio di revisione al ribasso delle stime sui ricavi

Considerato che il consenso prevede già una crescita del margine di interesse del 5,5% e stime decisamente più elevate per l’attività di negoziazione (con un risultato atteso intorno a 140 milioni nel 2027), oltre a un trimestre più debole sul fronte delle commissioni, «riteniamo che vi sia un certo rischio di revisione al ribasso delle stime sui ricavi», avverte Jefferies, precisando che il controllo dei costi rigoroso dovrebbe comunque compensare parzialmente tale dinamica.

Jefferies ha quindi confermato la raccomandazione hold su Banco Bpm (target price a 15,39 euro), anche se resta al centro delle speculazioni sul consolidamento del settore bancario italiano, con Crédit Agricole che ha manifestato pubblicamente il proprio interesse per un'eventuale aggregazione tra il Banco e la propria controllata italiana, Crédit Agricole Italia.

L’m&a non basta

«A nostro avviso, al di là della prospettiva di un'operazione di m&a, Banco Bpm presenta un numero inferiore di potenziali fattori catalizzatori rispetto alle altre banche italiane di media capitalizzazione, mentre la valutazione del titolo appare più elevata: il rapporto prezzo/utili stimato per il 2028 è pari a 9,8x, contro le 8,3 di Intesa Sanpaolo e le 9,6 per Bper Banca», precisa Jefferies.

Anche Equita ha ribadito il giudizio cauto hold (target price a 16,80 euro), parlando di risultati in linea con le attese ma con una dinamica dei ricavi non brillante. «Abbiamo confermato le stime di utile 2026 a 2 miliardi con margini di interessi più bassi e commissioni compensate da minori costi e accantonamenti per perdite su crediti e un dividendo superiore a 1 euro per azione: 1,06 euro con un rendimento dell’8%», sottolinea la sim, confermando anche le stime 2027-28 a livello di utile pre-tasse.

Pur riconoscendo la possibile presenza dell’appeal speculativo
legato a eventuali operazioni con Crédit Agricole e multipli non elevati (p/e 2028 di 9,4x in linea con la media del settore), «preferiamo rimanere esposti a nomi come Intesa Sanpaolo e Unicredit che, pur trattando su valutazioni simili/più basse, si caratterizzino per un più forte momentum operativo o come Bper che godono di catalyst più visibili», conclude Equita. (riproduzione riservata)