Banco Bpm – Mps, corsa contro il tempo per la fusione. Lovaglio studia le alternative per difendersi da Intesa Sanpaolo
Banco Bpm – Mps, corsa contro il tempo per la fusione. Lovaglio studia le alternative per difendersi da Intesa Sanpaolo
Entro il 6 agosto il possibile annuncio. Poi serviranno assemblee e le autorizzazioni Bce, almeno tre mesi. Nel frattempo la banca di Carlo Messina potrebbe accelerare sull’opas da 30,6 miliardi. E c’è l’incognita del voto dei grandi soci. L’opzione di vendere Generali per pagare un maxi dividendo straordinario

di di Luca Gualtieri 20/07/2026 21:00

Ftse Mib
52.230,71 12.11.55

+0,71%

Dax 30
24.974,35 12.11.59

+0,51%

Dow Jones
51.839,26 12.05.09

-0,59%

Nasdaq
25.508,07 7.25.15

-0,05%

Euro/Dollaro
1,1425 11.56.32

+0,11%

Spread
83,58 12.26.50

-0,99

Il tempo sarà un fattore determinante nella battaglia per il Montepaschi e i prossimi quindici giorni saranno decisivi. Giovedì scorso il cda di Rocca Salimbeni ha respinto l’opas da 30,6 miliardi in azioni e contanti promossa da Intesa Sanpaolo giudicandone insufficiente il premio e rischiosa l’esecuzione, anche dietro l’analisi degli advisor nominati dal board, Vitale & Co. e Clifford Chance, in aggiunta a Ubs e Bofa.

Allo stesso tempo Siena ha aperto alla proposta di Banco Bpm, perché una fusione alla pari valorizzerebbe «l’intero perimetro» di Mps senza smembrare attività, rete distributiva e marchio. È una preferenza industriale ma non ancora un’offerta e, anche per questo, Intesa parte in vantaggio.

Le tappe dell'operazione Intesa Sanpaolo

La sua assemblea straordinaria per l’aumento di capitale a servizio dell’opas è fissata per il 10 settembre; ottenute tutte le autorizzazioni, il periodo di adesione è previsto tra novembre e dicembre. Banco Bpm e Mps invece devono ancora definire tutto: concambio, governance e piano industriale. E il tempo stringe. Il progetto di fusione deve essere pubblicato almeno 30 giorni prima dell'assemblea. Dopo il sì dei soci a maggioranza qualificata, servirà l’ok della Bce alla fusione, necessario per l'iscrizione del progetto nel Registro delle Imprese.

Solo da quel momento iniziano a decorrere i 15 giorni concessi ai creditori per presentare eventuali opposizioni, al termine dei quali può essere firmato l’atto notarile di fusione. Ogni settimana persa aumenta quindi il rischio che la fusione finisca in coda all’opas.

Se la banca guidata da Carlo Messina conquistasse in opas il 66,67% di Mps, ne assumerebbe il controllo di diritto rendendo impossibile l’aggregazione con Bpm. Secondo alcune indiscrezioni, Castagna e Lovaglio potrebbero uscire allo scoperto con un progetto di aggregazione entro il 6 agosto, quando Mps approverà i numeri della semestrale.

Le incognite del voto in assemblea

Con una convocazione delle assemblee a stretto giro, i soci potrebbero esprimersi a settembre e la fusione verrebbe finalizzata tra ottobre e novembre. Ma c’è lo scoglio del voto. Nelle società quotate l'assemblea straordinaria delibera con il voto favorevole di almeno i due terzi del capitale presente. Ipotizzando un'affluenza analoga a quella dell’ultima assemblea che ha rieletto Lovaglio, per la fusione servirebbe il sì del 43,3% del capitale, ben oltre la quota ottenuta dalla lista Tortora che ricandidava il ceo uscente (32,43%).

E anche il contesto sarà molto diverso. Se Francesco Gaetano Caltagirone e Delfin (famiglia Del Vecchio) hanno lasciato intendere di non voler ostacolare l’offerta di Intesa, anche i grandi investitori istituzionali potrebbero mostrarsi prudenti di fronte a un’alternativa che, per di più, non prevede componente in contanti. E poi servirà anche un progetto più convincente di quello di Intesa.

Ci sono in teoria altre strade per resistere all’opas. Lovaglio potrebbe vendere tutto o quasi il 13% di Generali, che oggi vale circa 8 miliardi, offrendo ai soci di Mps un maxi-dividendo straordinario. Anche in questo caso serve superare in assemblea la passivity rule, ma basterebbe quella ordinaria, con il sì della maggioranza dei votanti. Una mossa altrettanto ambiziosa insomma ma apparentemente meno impegnativa.

Le ricadute sul territorio e l'occupazione

Nel frattempo resta alta l’attenzione sulle ricadute occupazionali dell’assalto a Mps. Ieri il consiglio provinciale di Siena e l’assemblea dei sindaci della Provincia hanno approvato, all’unanimità, la mozione a salvaguardia di Rocca Salimbeni, del suo legame con il territorio, dell’occupazione e dell’economia reale. In particolare, alla luce delle ultime vicende relative alla banca, il consiglio provinciale ha ribadito la necessità di tutelare il valore industriale e occupazionale della banca più antica del mondo ancora in attività. (riproduzione riservata)