Crédit Agricole si prepara a stringere la presa su Banco Bpm. Nella serata di lunedì 12 la banca francese ha annunciato il via libera della Bce al superamento della soglia del 20% di Piazza Meda. La salita avverrà inizialmente con la conversione dei derivati stipulati nel corso del terzo trimestre 2025 (0,3% del capitale). «Come già dichiarato in precedenza», Agricole spiega in una nota che «non intende acquisire o esercitare il controllo su Banco Bpm» e che «manterrà la propria partecipazione al di sotto della soglia di opa».
La soglia d’opa però, oggi fissata al 25%, salirà presto al 30% con l’entrata in vigore del nuovo Tuf. E il governo italiano ha oggi le armi spuntate per rallentare la scalata e difendere così l’italianità.
La procedura Ue d’infrazione avviata dopo l'intervento su Unicredit e ora sospesa in virtù della decisione del governo Meloni di rivedere in chiave europea il golden power (come rivelato da MF-Milano Finanza) ha avuto l’effetto di depotenziare lo strumento del veto di stato. Gli unici paletti alla scalata sono stati fissati da Francoforte che ha imposto all'Agricole un limite di 4-5 rappresentanti in cda per evitare un'acquisizione de facto della partecipata e potenziali conflitti di interessi.
La salita nel capitale della partecipata viene giustificata da Agricole con motivazioni contabili. La banca, spiega la nota, «contabilizza la propria partecipazione in Banco Bpm nel quadro dell'influenza significativa nel quarto trimestre 2025, in linea con la posizione di Agricole come azionista e partner a lungo termine di Piazza Meda. Alla luce di tale evoluzione, il conto economico di Agricole non è più esposto alla volatilità causata dall'andamento del prezzo delle azioni di Banco Bpm».
Per Parigi l'impatto contabile del primo consolidamento di Banco Bpm è pari a -600 milioni di euro, registrato nella voce «quota di utile netto delle società valutate con il metodo del patrimonio netto» del conto economico del quarto trimestre 2025. L'impatto netto sulla redditività per l'intero esercizio 2025, tenendo conto della rivalutazione del fair value a conto economico e dei dividendi ricevuti, è complessivamente positivo per circa 200 milioni di euro. L'impatto del primo consolidamento sulla solvibilità è pari a circa 5 punti base sul coefficiente Cet1 di Agricole.
Al di là degli effetti contabili però, il via libera della Bce produrrà un primo effetto già nei prossimi mesi. Agricole potrà affrontare il dossier sul rinnovo dei vertici di Piazza Meda da una posizione negoziale più solida. L’obiettivo è ottenere una presenza nel nuovo board coerente con la nuova quota detenuta.
Il confronto, però, si annuncia complesso. Il consiglio uscente di Banco Bpm punta a presentare una lista che confermi l’amministratore delegato Giuseppe Castagna per il suo quarto mandato insieme al presidente Massimo Tononi e, al contempo, porti a bordo Agricole nella governance.
Ciò richiederebbe una modifica dello statuto per recepire le novità introdotte dalla Legge Capitali e, soprattutto, un’intesa sui nomi da proporre. Un risultato tutt’altro che scontato, visto che la banque verte starebbe chiedendo cinque consiglieri e probabilmente anche un presidente di garanzia, italiano di passaporto ma gradito a Parigi.
Da dicembre Agricole ha iniziato a valutare una strada alternativa al listone: la presentazione di una propria lista di minoranza, che le consentirebbe di assicurarsi la presidenza del collegio sindacale e del comitato rischi. Una soluzione di questo tipo però rischia di essere subottimale per tutti: Parigi dovrebbe accontentarsi di un numero minore di consiglieri (tre è il massimo previsto dall’attuale statuto del Banco), mentre la rosa del board si esporrebbe al rischio imboscate durante la procedura della seconda votazione dei candidati prevista dalla Legge Capitali.
Per questo in Piazza Meda ha iniziato a circolare un terzo scenario: una modifica dello statuto che porti a sei il numero dei posti in cda riservati alle minoranze. In questo modo Agricole aumenterebbe la propria rappresentanza e l’attuale ticket Castagna-Tononi affronterebbe con maggiore tranquillità l’assemblea. Ma anche questa soluzione, sostiene qualcuno, non è esente da rischi perché, a differenza delle nuove regole imposte dalla Legge Capitali, una modifica statutaria del genere dovrà per forza passare in assemblea.
Tutte queste opzioni saranno comunque vagliate dai consiglieri del Banco che, con il supporto del team legale dell’istituto, torneranno a riunirsi in un meeting già calendarizzato per il 20. Anche a Parigi il dossier è molto caldo e sarebbe seguito direttamente dal deputy ceo Jérôme Grivet. (riproduzione riservata)«