Il voto nell’assemblea Mps a sostegno di Luigi Lovaglio e il rafforzamento di Crédit Agricole nel capitale e nel consiglio di Banco Bpm aprono una nuova fase per Piazza Meda. Giuseppe Castagna – ai microfoni di Class CNBC – spiega perché la scelta senese risponde a logiche industriali legate al futuro di Anima e conferma che Credit Agricole resta un azionista solido e corretto, non un socio intenzionato a cambiare gli equilibri di controllo. Su questo doppio fronte si misura la nuova strategia del gruppo.
Domanda. È stata un’assemblea senza colpi di scena: è stata votata la continuità con la sua riconferma e quella di Tononi come presidente. Che mandato legge in questo voto?
Risposta. Siamo molto soddisfatti del risultato raggiunto, anche considerando che è stata la prima volta in cui abbiamo rinnovato il cda applicando la normativa della Legge Capitali e con la presentazione di una lista proposta dal nostro primo azionista, Crédit Agricole. Il fatto che la nostra lista abbia ottenuto la maggioranza assoluta del capitale presente in assemblea rappresenta un forte riconoscimento del lavoro svolto in questi anni, e per questo sento il dovere di ringraziare con particolare riconoscenza i consiglieri uscenti. È anche una chiara conferma della fiducia che gli azionisti ripongono nel management. Abbiamo quindi un mandato molto chiaro, che consentirà al nuovo consiglio e ai vertici operativi di proseguire con rinnovato impegno nel percorso di crescita e rafforzamento intrapreso da Banco Bpm.
D. Crédit Agricole ha aumentato la sua quota, sfiorando il 23%, e dopo il voto sale a quattro consiglieri: considera davvero chiuso il tema della contendibilità?
R. Crédit Agricole è presente nel nostro capitale già da alcuni anni. Sta continuando a crescere, lo ha dichiarato apertamente, ma ha anche detto di non voler assumere il controllo della banca. Inoltre si è dimostrato un azionista assolutamente corretto e noi siamo molto contenti del suo investimento. Al momento, quindi, non ci sono elementi che possano far pensare a un’intenzione di scalata. Le due joint venture, nel credito al consumo e nella bancassurance, restano un successo.
D. Con quattro posti ai francesi in cda, si aspetta un confronto più acceso nel board?
R. Crédit Agricole è il nostro primo azionista, oggi salito al 22,8%, ed è soprattutto un azionista che crede in noi. È la prima volta che presenta una propria lista: una novità, pur essendo nel nostro capitale già da qualche anno. I nominativi indicati sono tutti professionisti di primo livello. Confidiamo quindi che, anche con il loro contributo, il cammino intrapreso possa proseguire nell’interesse di tutti gli azionisti.
D. Il vostro voto, insieme a quello di Delfin, è stato determinante nell’assemblea di Mps. Perché avete scelto Lovaglio?
R. Credo che attribuire a singoli azionisti un ruolo determinante sull’esito finale di un voto assembleare sia una ricostruzione fatta a posteriori. Prima del voto, evidentemente, questo non si poteva sapere. La scelta di sostenere la lista presentata da Plt Holding, che candidava Luigi Lovaglio come ad, non è stata una scelta di schieramento, ma una decisione dettata da una logica industriale, che è l’unico criterio con cui il nostro cda prende queste decisioni. Abbiamo cercato di operare a tutela dei nostri interessi, con l’obiettivo di assicurare una stabilità dei rapporti avviata a novembre 2024, quando abbiamo prima lanciato l’opa su Anima e poi acquisito la partecipazione in Monte Paschi. Ora ci auguriamo che ci sia la possibilità di riallacciare il filo interrotto, in vista dello sviluppo futuro del business di Anima.
D. Quanto pesa il rapporto commerciale di Mps con Anima e quanto può incidere sulle future mosse nel risparmio gestito?
R. Anima è molto importante, così come il rapporto di distribuzione in essere con Mps, che è il secondo distributore dei suoi prodotti. Come ho detto altre volte, il risparmio gestito rappresenta una grande opportunità per il nostro gruppo e noi vogliamo crescere in questo mercato anche attraverso l’ampliamento dei canali distributivi. Il fatto che Anima sia rimasta quotata serve proprio a facilitare l’ingresso di nuovi potenziali partner interessati a costruire con noi un campione italiano nell’asset management.
D. Dopo questo voto e dopo aver respinto l’operazione ostile di UniCredit, cosa cambia nel dialogo con altri potenziali interlocutori?
R. Non direi che ora siamo più forti, perché lo eravamo già. L’anno scorso, dopo aver lanciato l’opa su Anima, sicuramente non ci aspettavamo un’operazione ostile, e questo ci ha insegnato che invece può accadere in qualsiasi momento. Sono gli azionisti a determinare le scelte di chi guarda con interesse alla nostra banca, valutando se eventuali offerte siano più vantaggiose rispetto al percorso che stiamo portando avanti. Sicuramente abbiamo aggiunto un altro tassello alla credibilità del management e del board, dimostrando la capacità di conseguire i risultati che promettiamo.
D. Potreste essere interessati anche a bocconi più piccoli del risiko, come Bdm e Cassa di Risparmio di Asti?
R. È chiaro che continuiamo a guardare a tutte le opportunità che di volta in volta si presentano sul mercato. In generale, c’è una preferenza per progetti con cui abbiamo una qualche familiarità, perché li conosciamo e perché magari hanno modelli di business più compatibili con il nostro. In Cassa di Risparmio di Asti abbiamo già una partecipazione, nella Banca del Mezzogiorno no. In ogni caso, al netto del fatto che adesso non ci sono operazioni in esame, ritengo che la cosa importante sia sempre intraprendere percorsi in maniera condivisa, con la collaborazione di tutti.
D. La Legge Capitali rafforza davvero la governance oppure rischia di complicare la rappresentanza in cda?
R. La Legge Capitali introduce sicuramente alcune complessità alle quali non siamo abituati. La votazione è stata più lunga del solito e un po’ più laboriosa, per il meccanismo del secondo voto ai candidati della lista del cda ai fini dell’attribuzione finale dei seggi. D’altra parte, è stato il primo test effettivo. Confidiamo che in futuro possano esserci gli aggiustamenti necessari per rendere più fluide le assemblee e più lineare la decisione sull’assegnazione dei posti in board. (riproduzione riservata)