Un cda lampo quello straordinario di ieri del Banco Bpm che con un unico punto all’ordine del giorno si è concluso poco prima di pranzo.
Come preannunciato da MF-Milano Finanza, il board convocato sull’assemblea di giovedì di Mps ha deciso di non partecipare ai lavori. Piazza Meda ha il 3,7% di Rocca Salimbeni, quota frutto della privatizzazione della terza tranche di novembre 2024 da parte del Tesoro ed è oggetto di un’ops da parte del gruppo guidato da Luigi Lovaglio su cui i soci sono stati chiamati a esprimersi - assieme all’offerta su Banca Generali, alla distribuzione del 4,5% di Generali come dividendo straordinario e alla fusione con Mediobanca - il 29 ottobre.
Nella riunione sono stati affrontati tutti i punti su cui avrebbe dovuto esprimersi la banca nel caso di presenza in assemblea e, ascoltati gli avvocati, si è deciso di non partecipare ai lavori, astenendosi per evitare ogni responsabilità futura. Scelta presa anche alla luce che della futura adesione di Piazza Meda all’opas di Intesa Sanpaolo che ha anche messo sul tavolo degli azionisti una componente cash aggiuntiva di 1,25 euro per ogni azioni Mps portata in adesione.
La strada è analoga a quella scelta dal Mef, titolare del 4,86% di Rocca Salimbeni, che non vuole condizionare l’esito della partita. Nel calcolo delle maggioranze gli astenuti pesano come voti contrari, mentre gli assenti non entrano nel computo. In assemblea è atteso circa il 67% del capitale, valore in linea con le partecipazioni pregresse. Ad aprile per il rinnovo della governance si era presentato il 65% del capitale.
Il fronte del no raccoglie già oltre un terzo del capitale che segna l’esito sulle operazioni alternative a Intesa. Vi figurano Delfin, con circa il 17,5%, e il gruppo Caltagirone, con il 13,5%, insieme a Edizione dei Benetton, al fondo Praude, alla sgr Fondaco e molto probabilmente a Enasarco. Nel fine settimana si è aggiunta Norges Bank, che possiede quasi il 3% del Monte e ha annunciato il voto contrario alle offerte, al dividendo straordinario da 4 miliardi e alla fusione con Mediobanca. Sul fronte degli investitori istituzionali sono arrivate anche le indicazioni negative di alcuni fondi pensione nordamericani.
Resta da conoscere l’orientamento di grandi gestori come BlackRock e Vanguard. A favore di Lovaglio si è invece schierata a sorpresa la Fondazione Mps, titolare dello 0,2%. A complicare la raccolta dei consensi sono anche i pareri dei due proxy advisor Iss e Glass Lewis che hanno raccomandato di votare contro le acquisizioni e il maxi dividendo, mettendo in discussione l’opportunità di avviare due operazioni complesse mentre è ancora in corso l’integrazione di Mediobanca.
Le indicazioni pesano soprattutto sui fondi internazionali e restringono ulteriormente i margini di manovra di Lovaglio. Restano aperte le nozze con Piazzetta Cuccia, unico risultato che Lovaglio potrebbe portare a casa. A dispetto di alcuni rumors, il banchiere resterà poi in sella fino alla partenza dell’offerta di Intesa: poco prima il board senese, che è già riuscito a strappare un rialzo a Intesa, dovrà pronunciarsi definitivamente sull’opas sulla base del prospetto che Ca’ de Sass avrà depositato in Consob. (riproduzione riservata)