In Italia è boom di bancomat indipendenti, 5,6 miliardi sono depositati in atm non bancari
In Italia è boom di bancomat indipendenti, 5,6 miliardi sono depositati in atm non bancari
Crescono anche le frodi sui social e l'uso di iban virtuali per schemi illeciti. L'Uif segnala rischi legati a cripto-attività e giurisdizioni non cooperative

di Silvia Valente 25/06/2026 11:57

Ftse Mib
51.766,28 15.23.56

+0,25%

Dax 30
24.975,20 15.23.54

+0,95%

Dow Jones
51.849,26 14.30.01

+0,35%

Nasdaq
25.476,63 7.25.15

-0,43%

Euro/Dollaro
1,1353 15.08.49

+0,04%

Spread
72,27 15.38.40

-0,29

In Italia sono sempre più diffusi gli atm gestiti da operatori non bancari e non finanziari (cosiddetti indipendenti). «I rischi associati a tale fenomeno riguardano la possibilità di offrire congiuntamente servizi di versamento e di prelevamento e il collocamento presso operatori non finanziari che spesso fanno uso massiccio del contante, che potrebbero ricaricare i macchinari con biglietti di dubbia provenienza». Lo ha sottolineato Enzo Serata, direttore dell’Unità di informazione finanziaria per l’Italia (Uif), audito in Commissione di inchiesta sul sistema bancario del Senato.

La mappatura è «resa difficile dalla mancanza di obblighi di registrazione in capo agli operatori che li gestiscono». Ma la Uif ha rilevato che tra il 2021 e il 2024 sono stati caricati complessivamente circa 5,6 miliardi di euro in contanti presso circa 4.000 atm indipendenti, concentrati soprattutto nelle città a maggiore vocazione turistica.

Per alcuni di essi, «installati prevalentemente presso sale da gioco, il servizio di regolamento delle operazioni di prelevamento (card acquiring) è offerto da un intermediario autorizzato in un altro Stato membro, circostanza che accentua ulteriormente le difficoltà delle autorità nazionali nel ricostruire i flussi finanziari».

Sempre più truffe sui social network e con Iban virtuali

In Italia stanno poi crescendo velocemente i fenomeni fraudolenti condotti utilizzando i social network e «applicativi per il controllo remoto dei dispositivi, su furti di identità e acquisizioni fraudolente delle credenziali di accesso». Particolarmente ricorrenti, prosegue Serata, sono i casi di truffe connesse con investimenti finanziari fittizi e in parallelo si registra una crescente diffusione di crimini di natura cyber.

Inoltre, Serata ha sottolineato i rischi legati ai cosiddetti iban virtuali, frequentemente usati per «la realizzazione di schemi strutturati di intermediazione finanziaria illecita». Criticità specifiche emergono, in particolare, «se tali iban sono emessi da un prestatore di servizi di pagamento (Psp) della Ue in favore di un altro Psp insediato in una giurisdizione extra Ue, specie se non pienamente cooperativa, ovvero a favore di operatori che forniscono servizi in cripto-attività».

Il pericolo delle underground bank

Gli scambi con le cripto rendono più difficile individuare le «underground bank», presenti in Italia presso le comunità straniere residenti, ha segnalato Serata. È un fenomeno «ben conosciuto di sistema bancario parallelo che è molto grave e molto difficile da cogliere perché queste reti sono molto complicate ed essendo parallelo obiettivamente non può essere catturato, se non in minima parte con le segnalazioni» trasmesse alla Uif.

«Alcune fattispecie le abbiamo individuate e la Guardia di Finanza è intervenuta in diversi casi. Il sistema è molto diffuso e sta diventando più complicato perché se fino a qualche tempo fa operava solo con trasferimenti in contanti adesso possono utilizzare i criptoasset».

Garanzie pubbliche hanno ridotto soglia attenzione sul credito

Il direttore Serata ha poi acceso un faro sulle conseguenze della pioggia di garanzie pubbliche che nel biennio della pandemia (‘21-’22) ha favorito la concessione del credito da parte del sistema bancario alle imprese: ha avuto l'effetto negativo di aumentare il moral hazard del sistema che ha ridotto la soglia di attenzione dovuta nell'erogazione del credito.

«Le risultanze degli accertamenti hanno evidenziato che la mitigazione del rischio di credito, agevolata della garanzia pubblica, ha indotto gli intermediari ad assumere comportamenti improntati a minor prudenza nell’erogazione del finanziamento, con un abbassamento della soglia di attenzione ai fini della collaborazione attiva. Le risultanze delle verifiche sono state costantemente condivise con le strutture competenti della Banca d’Italia, anche al fine di adottare misure rimediali e, nei casi più gravi, anche sanzionatorie». (riproduzione riservata)