«Nonostante l’attenzione fosse giustamente concentrata sull’Iran, perché la guerra è la cosa peggiore che possa capitare, nelle conclusioni del Consiglio Europeo c’è un endorsement pieno degli Stati membri al piano One Europe, One Market, progetto che così è diventato centrale per il futuro dell’Ue. Nel testo si fa riferimento anche al 28esimo regime e all’idea di un codice delle imprese europeo che semplificherà la vita delle nostre aziende. Si tratta di un passo avanti clamoroso nel diritto societario, ma ora questi progetti vanno applicati il più rapidamente possibile».
È un Enrico Letta soddisfatto quello che commenta l’esito del Consiglio Europeo del 19 marzo. La guerra in Iran è ancora lontana dalla fine e ha messo le ali al prezzo dell’energia. Quindi non era scontato che i leader dell’Ue tenessero fede alla parola data al castello di Alden Biesen in Belgio, vertice a cui ha partecipato anche l’ex premier italiano autore del rapporto sul futuro del mercato unico. Un mese dopo i governi hanno mantenuto i patti e ora sono pronti a eliminare le barriere in settori come quello dei servizi finanziari, che in Europa ruotano spesso intorno alle banche.
Ecco uno dei più grandi nodi irrisolti. Perché nell’Ue le fusioni transfrontaliere sono rimaste un miraggio anche per la contrarietà degli Stati. L’ultima prova? Le barricate alzate dalla Germania contro l’ops di Unicredit su Commerzbank. «Non ho dubbi: mi sembra un’operazione che va nella giusta direzione», commenta invece Letta. «Per l’Unione il consolidamento bancario è una necessità e deve essere soprattutto transfrontaliero».
Domanda. Cosa intende?
Risposta. L’Europa ha bisogno sia di istituti piccoli, territoriali, sia di banche grandi, più delle attuali. Questo rafforzamento non può che avvenire attraverso fusioni transfrontaliere, le uniche in grado di garantire un salto dimensionale davvero significativo. Oggi la sola crescita a livello nazionale non è più sufficiente.
D. Lei suggerisce di seguire il modello Airbus. Di cosa si tratta?
R. Airbus (il consorzio aerospaziale franco-tedesco, ndr) riesce a battere Boeing, suo concorrente americano, perché è un gigante europeo, mentre gli istituti dell’Area dell’Euro faticano a competere con i rivali americani per colpa della loro dimensione nazionale. Ecco perché credo che il modello Airbus debba essere esportato anche in settori come le telecomunicazioni, l’energia e le banche.
D. Sugli istituti di credito alcuni Stati la vedono diversamente: si pensi al golden power dell’Italia sull’ops di Unicredit su Bpm. Cosa risponde?
R. In questi casi i poteri speciali dei governi hanno lo stesso effetto di una bomba atomica. Se se ne fa un uso inflazionato diventa un problema.
D. Unicredit è alle prese con la politica anche in Germania. Che ruolo potrebbe avere Bruxelles nella partita?
R. La Commissione Europea ha molti strumenti di moral suasion per evitare che l’esecutivo tedesco si opponga solo per motivi legati alla nazionalità di Unicredit. Stiamo parlando di una banca davvero internazionale, globale, quindi l’eventuale contrarietà della Germania non sarebbe comprensibile se giustificata solo da questo aspetto.
D. Per prevenire casi del genere la Commissione è pronta ad aggiornare le linee guida sulle fusioni per limitare i poteri degli Stati. Basterà?
R. È un passo avanti davvero importante. Ma serve un altro elemento fondamentale insieme al lavoro sulle regole di condotta: l’integrazione dei mercati.
D. Cosa intende?
R. Il mercato rilevante deve essere sempre più quello europeo, mentre in alcuni casi oggi non lo è. Penso alle telecomunicazioni, settore in cui si è deciso di privilegiare logiche nazionali, rendendo più complicato il consolidamento che invece è assolutamente necessario.
D. Le fusioni transfrontaliere sono frenate anche dal mancato completamento dell’Unione Bancaria. Si aspetta novità rilevanti nei prossimi mesi?
R. Grazie al piano One Europe, One Market riusciremo a integrare il mercato unico in tutti i settori in cui non lo è a sufficienza, quindi anche nei servizi finanziari. Questi cambiamenti ci permetteranno di fare passi avanti che diventeranno l’occasione per riaprire il dossier della Banking Union, rimasto fermo per anni.
D. Quali riforme serviranno?
R. Non possiamo permetterci di lasciare l’Unione Bancaria incompiuta e per centrare l’obiettivo dovremo risolvere il nodo della garanzia unica sui depositi. Sono convinto che anche questo traguardo sia una diretta conseguenza delle decisioni prese dal Consiglio Europeo dello scorso 19 marzo: il completamento della Banking Union sarà il passo successivo. (riproduzione riservata)