Per le banche italiane le prossime decisioni europee riguarderanno soprattutto tre temi: competitività, integrazione dei mercati finanziari ed euro digitale. Sul tavolo ci sono anche cartolarizzazioni, accesso ai dati finanziari attraverso il Fida (Financial Data Access), revisione dell’informativa sulla sostenibilità Sfdr, previdenza complementare, investimenti al dettaglio e servizi di pagamento. Il dossier Fida procede con difficoltà, mentre i leader europei hanno indicato la fine del 2026 come obiettivo per concludere i negoziati su cartolarizzazioni, Misp, pensioni integrative ed euro digitale. Una scadenza che imprime un’accelerazione ai lavori, senza garantire la conclusione di tutti gli iter legislativi.
A luglio la Commissione europea ha indicato la strada per rafforzare la competitività delle banche, puntando su regole proporzionate alle dimensioni degli istituti, requisiti prudenziali, riduzione degli adempimenti duplicati e maggiore libertà nella gestione transfrontaliera di capitale e liquidità. Il Parlamento sta lavorando agli emendamenti della relazione d’iniziativa, con voto previsto entro fine anno, mentre i primi interventi legislativi della Commissione sono attesi nella prima parte del 2027.
Per le banche italiane l’obiettivo è ridurre i costi e rendere più omogenee le condizioni di concorrenza. Resta da capire quanto la semplificazione riguarderà anche gli istituti più piccoli.
Il confronto si intreccia con il completamento dell’Unione bancaria e con la garanzia europea dei depositi, attraverso il fondo Edis. Un sistema comune renderebbe la tutela dei risparmiatori meno dipendente dal paese in cui ha sede la banca, ma resta aperta la questione della condivisione dei rischi. Per l’Italia è particolarmente delicata l’eventuale introduzione di vincoli prudenziali sui titoli di Stato, sostenuta nel dibattito da Germania e paesi frugali. Limiti alle esposizioni o maggiori requisiti patrimoniali potrebbero pesare sui bilanci bancari e sulla domanda di debito pubblico, in un sistema nel quale banche e assicurazioni contribuiscono al finanziamento dello Stato. Anche il disegno della garanzia dovrà evitare che i benefici si concentrino sui grandi gruppi.
Un altro passaggio riguarda il Misp, il pacchetto per integrare mercati e vigilanza. Le norme interessano le infrastrutture di negoziazione e post-trading, l’attività transfrontaliera di intermediari e gestori, i poteri dell’Esma e la definitività del regolamento delle operazioni. Il 9 ottobre il Consiglio ha concordato gli elementi principali della propria posizione, ma per avviare il confronto interistituzionale serve anche quella del Parlamento. Un accordo entro dicembre pare quindi ambizioso.Tra i punti da definire figurano il passaporto del depositario e la ripartizione delle competenze tra Esma e autorità nazionali.
Anche sull’euro digitale il confronto è avanzato: il Consiglio ha definito la propria posizione nel dicembre 2025 e il Parlamento ha confermato il mandato il 9 luglio.
L’obiettivo è raggiungere un’intesa entro fine anno, mentre il 2029 resta l’orizzonte indicativo per un’eventuale emissione, subordinata alla legislazione e alla decisione della Bce. Per le banche saranno determinanti i limiti alla quantità di euro digitali detenibili, i compensi riconosciuti agli intermediari per la distribuzione del servizio e le misure per evitare che una quota significativa dei depositi si sposti verso il nuovo strumento. Da queste scelte dipenderà anche l’impatto sui modelli di raccolta degli istituti italiani. (riproduzione riservata)