Cambia il vento per le banche in borsa. Dopo settimane complicate, per paura di una nuova crisi del debito sovrano, i titoli del credito hanno alzato la cresta a Piazza Affari. A guidare la pattuglia sono i due big Unicredit e Intesa Sanpaolo, che la mattina del 4 novembre guadagnano circa il 5%. Segue un altro protagonista del risiko, Bper, che sale del 4,8% in attesa di ricevere metà delle filiali di Mps dalla controllante Unipol, che le comprerà da Ca’ de Sass se andrà in porto la sua opas su Siena.
Lo scatto delle banche arriva durante una seduta in grande spolvero per Piazza Affari (+2,1%). Il Ftse Mib festeggia la sconfitta di Donald Trump nelle elezioni di midterm e sfrutta anche la corsa degli istituti di credito (Mps +4,5%, Mediobanca +3,8% e Banco Bpm +4%), che hanno un peso preponderante sul principale listino italiano e spesso ne determinano le sorti.
La ripartenza delle banche arriva dopo i conti di Intesa Sanpaolo, che il 3 novembre ha battuto le attese e alzato le previsioni sull’utile del 2026 a «ben oltre 10 miliardi». Risultati che hanno alleviato i dubbi sullo stato di salute del settore mentre il caro energia e le strette della Bce rischiano di frenare la domanda di credito, riducendo un margine d’interesse comunque rinvigorito dal rialzo dei tassi.
Nonostante le maggiori tasse introdotte dal governo Meloni, Intesa è riuscita a chiudere i suoi nove mesi migliori di sempre. Record che ha spinto Oddo Bhf ad alzare il target price su Ca’ de Sass da 7,70 a 7,75 euro (le azioni scambiano a 6,3 euro). Una promozione diretta conseguenza di «un’altra solida performance operativa, degli andamenti rassicuranti del capitale e della conferma dei rendimenti per i soci».
A correre, però, sono anche le banche europee (Santander +5%, Bbva +4,8% e Bnp Paribas +5%), che stanno contribuendo a trainare i listini del Vecchio Continente, quasi tutti in rialzo di oltre l’1%. L’ottimismo arriva sempre dagli Usa dove Trump, perso il controllo di Camera e Senato, avrà maggiori difficoltà ad alzare la spesa pubblica e a far lievitare un debito che ha sfondato 40 mila miliardi di dollari.
Per i mercati significa una minore pressione sui rendimenti dei Treasury, che dopo settimane calde hanno invertito la rotta tornando sotto la soglia psicologica del 5%, nel caso del decennale. Erano state proprio le vendite sulle obbligazioni Usa a innescare una spirale negativa che aveva contagiato i titoli di Stato europei. In particolare quelli della Francia, che fatica a riportare i conti in ordine per colpa dell’instabilità politica e delle proteste di piazza.
Lo spettro di una nuova crisi del debito aveva colpito soprattutto le banche, che hanno in pancia miliardi di bond sovrani che rischiavano di perdere valore vista l’impennata dei rendimenti. Ecco spiegati i tonfi in borsa di ottobre, ma a novembre il vento sembra essere cambiato. I titoli di Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno quasi recuperato le perdite del mese precedente, mentre le azioni di Bper e Mps sono già tornate in territorio positivo. (riproduzione riservata)