Salvini rilancia: gli utili delle banche sono una possibile leva per finanziare le opere pubbliche
Salvini rilancia: gli utili delle banche sono una possibile leva per finanziare le opere pubbliche
Il vicepremier chiede uno scostamento di bilancio per finanziare le opere pubbliche e indica negli extraprofitti degli istituti una possibile fonte di risorse. Nel mirino anche i giganti dell’energia. «Chi più ha, più dà». E sul deficit dell’Italia dice: «surreale che si dipenda da logiche dello zero virgola»

di di Giusy Iorlano (inviata da Berlino) 22/09/2026 14:51

Ftse Mib
52.175,87 17.05.46

-0,37%

Dax 30
25.594,68 17.05.46

+0,08%

Dow Jones
51.807,32 17.10.48

-0,46%

Nasdaq
27.216,88 17.05.37

+0,35%

Euro/Dollaro
1,1441 16.50.12

-0,24%

Spread
89,05 17.20.28

+0,48

La manovra deve avere più risorse per sostenere gli investimenti e, secondo Matteo Salvini, una parte di queste potrebbe arrivare anche dalle banche. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, intervenendo il 22 settembre a InnoTrans 2026 a Berlino, ha chiesto apertamente uno scostamento di bilancio da miliardi e ha indicato negli utili degli istituti di credito una possibile leva per finanziare le opere pubbliche.

«Dobbiamo affrontare una legge di bilancio puntando sugli investimenti. Solo come ministero mi servono da qui a fine anno 8 miliardi cash per pagare i lavori già fatti, e sto parlando di cantieri e opere del 2024, 2025, 2026. In manovra serve uno scostamento di bilancio da miliardi. Con i 14 miliardi dell’Europa possiamo pagare le nuove opere».

La partita degli utili bancari

Il passaggio più diretto riguarda gli istituti di credito. Il vicepremier ha richiamato le parole del presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, e ha sostenuto che le banche possono contribuire alla manovra.

«Leggevo il commento dell’amico Patuelli, presidente dell'Abi e le banche sicuramente potranno portare un loro importante contributo», ha detto in visita allo stand delle Fs a Innotrans, la fiera mondiale del trasporto ferroviario che si svolge ogni due anni in Germania. «Le banche chiudono quest’anno con 50 miliardi di euro di utili, diciamo che se invece di chiudere quest’anno con 50 miliardi di euro di utili chiudessero con 46 o 47 miliardi di euro di utile non penso che nessun banchiere piangerebbe e con quei soldi che pagano gli italiani, perché gli utili delle banche arrivano in buona parte dalle commissioni e dalla differenza fra interessi attivi e passivi, con quei soldi tante opere pubbliche le portiamo avanti».

Il riferimento, come anticipato a Milano Finanza, è a un possibile contributo del 5% sugli utili da parte degli istituti, mentre il governo si prepara a definire il quadro della prossima legge di bilancio.

Energia, un altro fronte per trovare risorse

Nella ricerca di risorse Salvini allarga il campo anche alle società energetiche. «Chiedere soldi anche ai giganti energetici? Anche. Chi più ha, più dà», ha detto, poi, il ministro rispondendo a una domanda sulla possibilità di prevedere un contributo anche dalle società energetiche rispetto agli utili maturati nell'anno dei rincari dei prezzi.

A pesare sulle prospettive degli investimenti è il quadro internazionale. «L’anno scorso c’era una guerra in corso, quest’anno abbiamo raddoppiato e non vedo venti di pace all’orizzonte. Temo che il costo dei carburanti si vada a sommare al costo dell’energia», aggiunge. «Noi abbiamo bisogno di una Legge di Bilancio, con due guerre in corso, forte e coraggiosa, non dello zero. Avrei detto la stessa cosa se invece del 3,1% ci fosse stato il 2,9%. Siamo la seconda potenza industriale d'Europa, non possiamo rimanere bloccati agli umori di qualche burocrate europeo», ha detto ritornando sulla certificazione dell’Istat sul decifit al 3,1% per il 2025, in relazione alla prossima Manovra.

«Oggi i colleghi giornalisti, e non solo, saranno impegnati nel commentare lo 0,1. Perché proprio per lo 0,1 l’Italia non esce dalla cosiddetta procedura d’infrazione ed è surreale che nel 2026 la seconda potenza industriale d'Europa debba dipendere da meccanismi e logiche dello zero virgola per sapere se può o non può investire nel suo futuro», ha detto.

Ponte sullo Stretto e maxi-piano delle infrastrutture

Nel punto stampa di Berlino Salvini ha parlato anche del Ponte sullo Stretto, definendolo «in fase molto avanzata» ma «il passaggio finale spetterà comunque alla Corte dei conti. Ci sarà il Cipess, stiamo facendo tutto quello che la Corte dei conti ci ha chiesto di fare in più, per me l’obiettivo è sempre il 2026». Il ministro ha inoltre sottolineato il ruolo delle piccole e medie imprese, definite «un gioiello, un vanto e un orgoglio per il Sistema Italia».

Ad oggi, ha proseguito Salvini, «abbiamo 250 miliardi di euro di cantieri finanziati e aperti», ringraziando il gruppo Ferrovie dello Stato «per lo sforzo enorme che sta facendo in tutto il Paese». L’Italia «è il modello di investimento in Europa» in materia di trasporto ferroviario, ha concluso il ministro. Durante la visita il vicepremier ha incontrato anche il commissario europeo per i Trasporti sostenibili e il Turismo, Apostolos Tzitzikostas e il nuovo ministro federale tedesco dei Trasporti Steffen Bilger.

Al centro del colloquio i principali dossier europei in materia di trasporti, infrastrutture e mobilità. Salvini ha inoltre ringraziato il commissario per l’attenzione e il sostegno al progetto del Ponte sullo Stretto, ribadendo l’importanza strategica dell'opera per l'Italia e per i collegamenti europei.

(riproduzione riservata)