Il risiko bancario non è più soltanto una partita italiana. Mentre Intesa Sanpaolo prova a chiudere il dossier Montepaschi, con un’opas da 31,4 miliardi e l’assemblea senese del 29 ottobre è chiamata anche a decidere sulle contromosse Banco Bpm e Banca Generali, in Europa si moltiplicano le operazioni oltreconfine.
La Bce incoraggia il consolidamento Ue: la frammentazione nazionale viene considerata uno dei limiti strutturali del sistema nel Vecchio Continente. Secondo Francoforte una maggiore attività cross-border permetterebbe alle banche europee di sfruttare economie di scala, diversificare rischi e ricavi e rafforzare i modelli di business. Mettendosi anche al sicuro dalle mire espansionistiche dei colossi americani.
Il segnale più forte sul risiko Ue è arrivato proprio da Francoforte a metà mese: la Bce ha autorizzato Unicredit a superare il 30% della tedesca Commerzbank e ad aumentare ulteriormente la partecipazione, senza limiti. Completati gli ultimi passaggi regolamentari, attesi entro fine anno, Piazza Gae Aulenti arriverà a circa il 50% dei diritti di voto e potrà assumere il controllo della banca teutonica.
È il passaggio che più di ogni altro rende concreto il consolidamento paneuropeo. Unicredit è già radicata in Germania attraverso Hvb, ma con Commerz cambierebbe scala in uno dei mercati più grandi d’Europa. E, dopo la vendita di Pekao, l’operazione segnerebbe anche il ritorno in Polonia del gruppo italiano: Commerz controlla circa il 69% di mBank.
A sud-est Unicredit ha già costruito un’altra direttrice di espansione con la greca Alpha Bank, portando a gennaio la partecipazione diretta e i diritti di voto nella banca al 29,8%.
Non è un movimento isolato. In Germania ha accelerato anche il Crédit Agricole, che ha appena firmato con il fondo Lone Star l’accordo per acquistare il 100% di Ikb Deutsche Industriebank, banca da 14,3 miliardi di attivi specializzata nel finanziamento del Mittelstand, le pmi, il cuore portante della prima economia europea a cui punta anche Andrea Orcel.
Ikb conta circa 600 dipendenti e sei sedi regionali in Germania. Alla fine del 2025 il portafoglio crediti ammontava a 8,2 miliardi. Il prezzo non è stato comunicato, ma dovrebbe aggirarsi sopra i 600 milioni. L’operazione segue il lancio di Crédit Agricole Deutschland e rafforza la presenza francese in Germania.
In Italia dove dal 2007 è già strutturata con le ex CariParma e Friuladria, intanto, Agricole è già salita al 29,3% di Banco Bpm dove c’è chi attende mosse imminenti della Banque Verte, una volta tramontata definitivamente l’ops del Monte.
La Germania è diventata uno dei principali terreni di caccia su cui si è concentrato l’iperattivismo delle banche francesi che, partendo da un mercato saturo come quello transalpino, stanno accelerando la crescita sullo scacchiere del credito europeo. A gennaio Crédit Mutuel ha completato l’acquisto del 100% di Oldenburgische Landesbank (Olb) attraverso la controllata di Dusseldorf Targo Deutschland.
L’operazione, valutata intorno a 1,7 miliardi, porta nel gruppo francese una banca radicata nel credito alle imprese, nel real estate e nel private banking e consente di affiancare Olb al retail di Targobank. Crédit Mutuel ha definito ormai la Germania il proprio secondo mercato domestico.
E sempre dalla Francia si è nuovamente mossa nel risiko europeo anche Bpce, che controlla le reti Banque Populaire e Caisse d’Epargne e che lo scorso anno ha provato a fondere l’asset manager di casa Natixis con Generali Investments, operazione poi fallita.
Completata a inizio anno l’acquisizione da 6,7 miliardi del portoghese Novo Banco, l’istituto guidato da Nicolas Namias ha appena aperto un fronte in Spagna acquistando il 7% di Banco Sabadell, con la possibilità di salire al 9,9%, chiedere un posto nel board e sviluppare collaborazioni nel corporate banking, nel leasing e nel credito al consumo.
È un investimento amichevole (concordato con i vertici dell’istituto catalano) valutato 1,15 miliardi, non un inizio di scalata che punta al controllo. Ma indica una direzione attiva: entrare attraverso una banca già radicata e costruire da lì relazioni industriali, partnership che nei mesi scorsi la stessa Zurich, colosso assicurativo svizzero, ha cercato di tutelare in Sabadell durante la scalata poi fallita del Bbva.
La compagnia elvetica ha puntellato l’alleanza nella bancassurance (BanSabadell Vida, BanSabadell Pensiones e BanSabadell Seguros Generales) salendo al 5,1% della banca spagnola.
Anche sul fronte dei possibili target la mappa si allarga. In Olanda, dopo i tentativi del 2024, lo Stato ha avviato un nuovo piano per ridurre la quota in Abn Amro dal 20,7% al 10,5%, pacchetto detenuto attraverso il braccio finanziario Nifi.
Dopo un lungo turnaround costato in tutto 28,1 miliardi e iniziato con il salvataggio pubblico del 2008 a cui è seguita una rifocalizzazione sulle attività a basso assorbimento di capitale come wealth management e private banking, il governo di Amsterdam aveva aperto i cantieri della privatizzazione nel 2015, con una lenta discesa dal controllo totale.
La capitalizzazione della banca è di circa 34 miliardi, quasi quanto quella di Mps con cui Abn potrebbe condividere il destino di preda post-sostegno statale. La discesa pubblica nel capitale dell’istituto non significa che il gruppo olandese sia in vendita, ma la progressiva uscita dell’esecutivo riduce un vincolo storico e aumenta la contendibilità della banca in un eventuale nuovo round di consolidamento.
Proprio com’è avvenuto a Siena, dove comunque la presenza dello Stato con una quota rilevante del 4,7%, non ha frenato le mire della Ca’ de Sass. Al netto delle future mosse dell’Agricole sull’italiana Bpm, sempre la Germania potrebbe essere nei prossimi mesi ancora teatro del risiko cross border.
Il fondo Cerberus ha incaricato Goldman Sachs e Morgan Stanley per la vendita del pacchetto di controllo in Hamburg Commercial Bank, l’ex banca pubblica regionale nota come Hsh Nordbank. Mentre Centerbridge sta valutando il dual track, cioè vendita oppure ritorno in borsa per le controllate Aareal Bank (assieme ad Advent) e Auxmoney, fintech attiva nel credito al consumo. (riproduzione riservata)