Banche, Patuelli: sul fronte cyber affrontiamo attacchi che non sono da tempo di pace
Banche, Patuelli: sul fronte cyber affrontiamo attacchi che non sono da tempo di pace
Patuelli (Abi) apre il Salone della Sicurezza: assistiamo a minacce che non sono da tempo di pace. Nuove regole? Le leggi ci sono già, ma vanno applicate. Il ruolo degli istituti di credito. E il sistema ha già messo in campo oltre sei miliardi per tecnologia e innovazione

di di Luca Gualtieri 22/09/2026 21:30

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Le banche stanno reggendo attacchi che non sono da tempo di pace. Questo è uno dei messaggi più forti che il presidente dell’Abi Antonio Patuelli ha lanciato ieri in apertura del WeSec, il Salone della Sicurezza dedicato a banche e finanza. «Non ci sono più gli smanettoni, non dobbiamo essere ingenui. Sono batterie scientifiche organizzate militarmente». Un salto di scala che mette sotto pressione banche, infrastrutture di pagamento e risparmio e che impone investimenti sempre maggiori in tecnologia e prevenzione.

L'applicazione delle leggi e il modello europeo sull'AI

Ma per prevenire e contrastare ogni nuova forma di criminalità digitale non servono necessariamente nuove leggi. «Le norme della Repubblica Italiana, innanzitutto Costituzione e codici, non riguardano solo la vita reale. Sono norme generali e astratte che debbono essere applicate a ogni aspetto della società e quindi anche a quella immateriale. Prima di dire che non abbiamo la legge, bisogna applicare quelle che ci sono». In materia di intelligenza artificiale il presidente dell’Abi ha rivendicato il modello europeo: «L'Unione Europea è l'entità giuridica nel mondo libero che ha realizzato normative più mature in un quadro di democrazia e libertà».

Sicurezza, gli investimenti delle banche

C’è poi una tutela di prossimità che Patuelli ha voluto ricordare: il personale bancario. «Sono tanti i casi in cui chi lavora in banca sventa delle truffe». Certo però la difesa digitale ha anche un costo crescente. «I calcoli fatti per gli investimenti in innovazione tecnologica e in tutela della sicurezza in Italia ammontano a cifre superiori a quelle che uno si immagina», ha spiegato, indicando un totale di «oltre sei miliardi di euro». Un dato che, ha precisato, non comprende tutto lo sforzo effettivo degli istituti: «Nei sei miliardi di euro non c’è la formazione professionale, che è in altre voci dei bilanci delle banche, e non ci sono tutte le spese sostenute dalle società esterne ai gruppi bancari e alle banche».

Formazione e riconoscimento istituzionale

La formazione resta uno dei pilastri della prevenzione, insieme agli investimenti tecnologici e alla collaborazione con le autorità. Patuelli ha ricordato che le banche impiegano «risorse umane, denari e tempo» e ha richiamato anche il lavoro svolto sul terreno dell’educazione finanziaria. Allo stesso tempo ha chiesto un maggiore riconoscimento istituzionale per questo impegno: «Stiamo reggendo un impegno formidabile di sicurezza nella tutela del risparmio, delle imprese, delle famiglie e nella tutela della Repubblica». Un’attività svolta da imprese private, ha sottolineato, ma con una funzione di interesse generale che «dovrebbe essere più riconosciuta dalle istituzioni».

Infrastrutture finanziarie e cybersicurezza

La prima giornata di WeSec ha poi esteso il confronto alla resilienza delle infrastrutture finanziarie, alla governance digitale, alle frodi e all'intelligenza artificiale. Tra i protagonisti delle tavole rotonde Roberto Parazzini, co-presidente del Cts Sicurezza Digitale Abi e ceo di Deutsche Bank Italy, Antonio De Vita, generale e chief security officer di Intesa Sanpaolo, Marcello Sala, presidente di Nexi, e Fabrizio Burlando, ceo di Bancomat. Un parterre che ha confermato come la cybersicurezza sia ormai una componente strutturale della stabilità del sistema finanziario. (riproduzione riservata)