Le banche stanno reggendo attacchi che non sono da tempo di pace. Questo è uno dei messaggi più forti che il presidente dell’Abi Antonio Patuelli ha lanciato ieri in apertura del WeSec, il Salone della Sicurezza dedicato a banche e finanza. «Non ci sono più gli smanettoni, non dobbiamo essere ingenui. Sono batterie scientifiche organizzate militarmente». Un salto di scala che mette sotto pressione banche, infrastrutture di pagamento e risparmio e che impone investimenti sempre maggiori in tecnologia e prevenzione.
Ma per prevenire e contrastare ogni nuova forma di criminalità digitale non servono necessariamente nuove leggi. «Le norme della Repubblica Italiana, innanzitutto Costituzione e codici, non riguardano solo la vita reale. Sono norme generali e astratte che debbono essere applicate a ogni aspetto della società e quindi anche a quella immateriale. Prima di dire che non abbiamo la legge, bisogna applicare quelle che ci sono». In materia di intelligenza artificiale il presidente dell’Abi ha rivendicato il modello europeo: «L'Unione Europea è l'entità giuridica nel mondo libero che ha realizzato normative più mature in un quadro di democrazia e libertà».
C’è poi una tutela di prossimità che Patuelli ha voluto ricordare: il personale bancario. «Sono tanti i casi in cui chi lavora in banca sventa delle truffe». Certo però la difesa digitale ha anche un costo crescente. «I calcoli fatti per gli investimenti in innovazione tecnologica e in tutela della sicurezza in Italia ammontano a cifre superiori a quelle che uno si immagina», ha spiegato, indicando un totale di «oltre sei miliardi di euro». Un dato che, ha precisato, non comprende tutto lo sforzo effettivo degli istituti: «Nei sei miliardi di euro non c’è la formazione professionale, che è in altre voci dei bilanci delle banche, e non ci sono tutte le spese sostenute dalle società esterne ai gruppi bancari e alle banche».
La formazione resta uno dei pilastri della prevenzione, insieme agli investimenti tecnologici e alla collaborazione con le autorità. Patuelli ha ricordato che le banche impiegano «risorse umane, denari e tempo» e ha richiamato anche il lavoro svolto sul terreno dell’educazione finanziaria. Allo stesso tempo ha chiesto un maggiore riconoscimento istituzionale per questo impegno: «Stiamo reggendo un impegno formidabile di sicurezza nella tutela del risparmio, delle imprese, delle famiglie e nella tutela della Repubblica». Un’attività svolta da imprese private, ha sottolineato, ma con una funzione di interesse generale che «dovrebbe essere più riconosciuta dalle istituzioni».
La prima giornata di WeSec ha poi esteso il confronto alla resilienza delle infrastrutture finanziarie, alla governance digitale, alle frodi e all'intelligenza artificiale. Tra i protagonisti delle tavole rotonde Roberto Parazzini, co-presidente del Cts Sicurezza Digitale Abi e ceo di Deutsche Bank Italy, Antonio De Vita, generale e chief security officer di Intesa Sanpaolo, Marcello Sala, presidente di Nexi, e Fabrizio Burlando, ceo di Bancomat. Un parterre che ha confermato come la cybersicurezza sia ormai una componente strutturale della stabilità del sistema finanziario. (riproduzione riservata)