Banche, la Bce dice no a un altro rinvio su Basilea3. Ma apre a modifiche per evitare disparità con gli Usa
Banche, la Bce dice no a un altro rinvio su Basilea3. Ma apre a modifiche per evitare disparità con gli Usa
La risposta della banca centrale alla consultazione della Commissione Ue. Francoforte favorevole a un avvio dal 2027. Sui tassi sale l’attenzione all’euro forte

di Francesco Ninfole 28/01/2026 22:29

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La Bce è contraria a nuovi ritardi nell’applicazione delle regole di Basilea3 sui rischi di mercato, ma è disponibile ad alcuni emendamenti per attutire l’impatto sulle banche ed evitare disparità con gli Usa. È quanto emerge dalla risposta della banca centrale alla consultazione della Commissione Ue.

L'approccio europeo e il contesto internazionale

L’approccio delle due istituzioni europee è simile. Lo stop di Donald Trump agli standard bancari internazionali di Basilea 3 ha spinto l’Europa a cercare di evitare svantaggi competitivi. Un rinvio completo della normativa sui rischi di mercato (Frtb) avrebbe richiesto una modifica della legislazione primaria.

Bruxelles ha così proposto di mantenere la partenza fissata, quella di gennaio 2027 (già rinviata due volte), ma con emendamenti nel triennio 2027-2029 per scongiurare forti disparità rispetto ad altre giurisdizioni. Per queste modifiche non serve un intervento sulla legge primaria.

La Bce condivide questa impostazione, anche se è intervenuta per correggere alcuni emendamenti propositi dalla Commissione. «Un ulteriore rinvio dell’Frtb comporterebbe evidenti costi dal punto di vista operativo e della gestione del rischio. Tali costi superano i vantaggi», ha osservato la Bce. «Ulteriori rinvii, soprattutto se decisi di anno in anno, continuerebbero a privare banche e autorità di vigilanza di chiarezza sul percorso di attuazione».

L'impatto sui requisiti patrimoniali delle banche

La banca centrale ritiene che sia «importante mantenere condizioni di parità a livello globale nell'applicazione degli standard internazionali. Le attività di negoziazione sono tra i settori in cui le banche europee competono più direttamente con quelle di altre giurisdizioni».

Come ha spiegato a MF-Milano Finanza Claudia Buch, presidente della Vigilanza Bce, «le banche ora non hanno difficoltà a soddisfare i requisiti patrimoniali del nuovo regime di Basilea 3. Il rischio di mercato è aumentato, quindi è importante avere solide protezioni. Poche banche sono colpite dalle regole Frtb e, nel complesso, il potenziale aumento dei requisiti patrimoniali appare gestibile perché le attività ponderate per il rischio di mercato rappresentano una piccola quota delle attività ponderate complessive».

In tal senso il documento Bce entra nel dettaglio riguardo all’impatto delle nuove regole. Cinque banche avrebbero un calo del capitale Cet1 di più di 50 punti base (0,5%). Per questi istituti ci sarebbe un aumento degli asset ponderati per i rischi di mercato dell’86%, ma in media questi pesano circa il 4% degli asset ponderati complessivi.

Secondo Buch inoltre è costoso per le banche lavorare con due sistemi diversi per calcolare il requisito patrimoniale per i rischi di mercato.

La cautela della Bce sui rischi di mercato

Per la Bce è necessaria cautela sui rischi di mercato: «Nell’ultimo anno diversi episodi di elevata volatilità hanno evidenziato crescenti sacche di rischio nelle attività di trading. La turbolenza di alcuni eventi specifici, come quello vissuto nell’aprile 2025, ha segnalato vulnerabilità».

In queste occasioni, «le ipotesi tradizionali alla base dei modelli di rischio di mercato non sono riuscite a considerare le brusche correzioni di mercato». Inoltre la Bce ha osservato «dinamiche sempre più complesse e strutture di negoziazione in evoluzione» che possono «mettere a repentaglio la trasparenza e le attuali pratiche di gestione del rischio».

Francoforte ha aggiunto che «le posizioni interconnesse tra le diverse classi di attività possono diventare più soggette a richieste di margini durante i periodi di forte stress».

Infine recenti episodi hanno evidenziato «il ruolo dell’interdipendenza tra banche e altri attori del mercato, inclusi gli intermediari finanziari non bancari. Tali rischi continuano a richiedere l’attenzione della supervisione».

La Bce ora teme l'euro forte

Per quanto riguarda invece la parte monetaria della Bce, alcuni banchieri centrali hanno evidenziato i rischi al ribasso per l’inflazione legati all’euro forte.

Lo scenario potrebbe riaprire nei prossimi mesi la discussione su un taglio dei tassi (che invece può di fatto essere escluso per la prossima riunione del 5 febbraio). «Stiamo monitorando attentamente l’apprezzamento dell’euro e le possibili implicazioni per un calo dell’inflazione», ha detto il governatore francese François Villeroy de Galhau.

Il governatore austriaco Martin Kocher al Ft ha osservato che l’euro forte potrebbe «creare una certa necessità di reagire».

Il membro del comitato esecutivo Bce Piero Cipollone ha ricordato a El Pais che «l’incertezza potrebbe aumentare e questo potrebbe influire sulla solidità della ripresa, poiché rappresenterebbe un rischio per gli investimenti», con impatto su crescita e inflazione. (riproduzione riservata)